Quello che gli altri non dicono: la reale situazione all’interno dell’Ospedale Moscati di Taranto

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Riceviamo la segnalazione di un nostro concittadino, padre di un paziente Covid ricoverato all’Ospedale Moscati di Taranto e quello che ci racconta sarebbe incredibile se a raccontarlo e documentarlo non fossero persone di assoluta affidabilità.

Un medico per ogni cinquanta pazienti circa, che ha la possibilità di visitare i singoli pazienti con una cadenza di una, massimo due volte a settimana.

Le cure infermieristiche sono affidate ai volontari del 118 che però sono presenti in numero non adeguato alle necessità della utenza, con l’ovvia e drammatica conseguenza che i pazienti restano privi di assistenza per lungo tempo. Persone non autosufficienti, non in grado di svolgere autonomamente i propri bisogni fisiologici che rimangono prive di pulizia per molto tempo. Pazienti in evidente stato di alterazione psicofisica che sragionano e corrono nudi urlando all’interno della struttura, creando caos e disordine tra gli altri pazienti, spesso incapaci di muoversi e con grandi difficoltà respiratorie.

Pazienti che rimangono in attesa in ambulanza per 12-15 ore prima che si riesca a trovare loro un posto letto arrangiato in un angolo della struttura, che al momento ospita 4-5 letti in stanze progettate per due posti letto.

Totale assenza di mobilia per appoggiare e custodire i pochi effetti personali nella disponibilità dei pazienti, con la conseguenza che gli oggetti vengono appoggiati sul letto affianco al corpo e non ci sono tavoli o supporti neanche per poter consumare i pasti.

Una situazione generalizzata di caos e degrado resa drammatica dalle difficoltà respiratorie dei quadri clinici più complessi e dalla quasi totale mancanza di personale medico e infermieristico che genera nei pazienti un pesante senso di abbandono.

Gli operatori sanitari stanno facendo l’impossibile per fronteggiare l’emergenza ma la disparità delle forze in campo rispetto a quelle che sarebbero necessarie rende impossibile fornire standard sanitari degni di un Paese civile.

Quanto detto è stato oggetto di narrazione diretta da parte di alcuni pazienti i quali sono riusciti a fare anche alcuni video che raffigurano lo stato dei luoghi e la situazione di emergenza.

Questo articolo nasce dal bisogno di dare voce alla richiesta di aiuto di un padre che impossibilitato a stare vicino al proprio figlio, ne raccoglie per telefono le testimonianze in lunghe ore di conversazione, parole e silenzi con cui si cerca di abbattere una distanza di poche centinaia di metri che il virus ha reso insuperabile.

Questo non è il momento di individuare le responsabilità, ma di sicuro la speranza è che queste denunce mobilitino l’opinione pubblica per fare pressione sulle Istituzione affinchè intervengano per cercare di arginare le lacune.

Quanto emerge dall’interno dell’Ospedale Moscati deve essere un monito per tutti noi a non abbassare la guardia e un invito perentorio al più scrupoloso rispetto di tutti quei comportamenti di profilassi atti a cercare di contenere l’espansione del contagio.

La nostra più assoluta solidarietà e vicinanza va ai nostri concittadini in questo difficile momento, padre e figlio, uniti dall’intermittenza di un cellulare, affinchè dal loro coraggio nei confronti della malattia e della indifferenza mediatica, possa nascere qualcosa di buono: la speranza che le Istituzioni intervengano per migliorare la situazione.

Non abbassiamo la guardia e manteniamo alto il livello della nostra coscienza critica. Sconfiggere il virus è possibile, ma lo dobbiamo fare insieme, perchè ognuno di noi è l’ingranaggio di un meccanismo complesso chiamato società civile.

Che tutto vada per il meglio! Facciamo i nostri più sentiti auguri di pronta guarigione a quanti in questo momento stanno lottando con ogni forza, respiro dopo respiro, per il bene più grande che abbiamo: la vita.


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Ettore Mirelli

Ettore Mirelli

Avvocato, poeta e scrittore

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