Apertamente di Ettore Mirelli. Elezioni comunali a Grottaglie: il gioco delle parti

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Nuovo di zecca eppure vecchio quanto il mondo lo schieramento di centro sinistra appena reso pubblico, che presenta al netto della recidiva dei partiti della attuale maggioranza, un unico significativo elemento di novità: la adesione degli attivisti del Movimento 5 Stelle.

E quindi vediamo chi sono gli attivisti del Movimento Cinque Stelle.

Innanzitutto dobbiamo precisare che a Grottaglie non si parla mai di Movimento Cinque Stelle ma di attivisti cinque stelle, cosa questa molto diversa, in quanto a Grottaglie il Movimento è frazionato in un pulviscolo di attivisti in conflitto tra loro, che in omaggio alla loro natura antipolitica sembrano contrari ad una dimensione politica unitaria del proprio Movimento. Questo almeno emerge dalla disgregazione e della incapacità decisionale che ha caratterizzato il movimento fino ad ora, determinandone la assoluta assenza dalla scena politica, se non per qualche intervento occasionale dell’On Giampaolo Cassese, che più che rappresentare il Movimento, rappresenta il miracolo politico che il Movimento ha costituito in Italia. Un miracolo che non si è concretizzato nella rinascita politica tanto promessa, quanto nella capacità di aver intercettato il malessere sociale giungendo a percentuali elettorali importanti in breve tempo, per poi dimezzarsi in un lasso di tempo ancora più breve.

Oggi il M5S è diventato sinonimo di incompetenza, di pressapochismo e di promesse mancate, basti citare tra i tanti esempi la posizione sull’ex Ilva di cui promettevano la chiusura in sede di campagna elettorale per poi, una volta eletti, tutelarne la continuità produttiva in modo sempre più raffazzonato e costoso per il bilancio dello Stato.

Ricordiamo il caso TAP in cui i cinque stelle hanno fatto di tutto per impedirne la realizzazione, pur sapendo sin dall’inizio che la penale contrattuale prevista per tale inadempimento era stata fissata in una cifra variabile tra i 40 e i 70 miliardi di euro, ed infatti una volta eletti, calcolatrice alla mano, si sono resi conto che l’Italia non poteva permettersi di dire no al progetto, e facendo retromarcia nel più puro stile populista, si sono adoperati per la realizzazione del gasdotto.

Poco male direte voi, se non fosse che in sede contrattuale, la società appaltante aveva offerto benefici economici non trascurabili, quali finanziamenti ai comuni interessati dall’opera, realizzazione gratuita di infrastrutture, centri di formazione turistica e centri per l’impiego, oltre ad incentivi straordinari per la riconversione a gas dei metodi di produzione della energia elettrica ed incentivi per l’acquisto di automobili a gas.

Tutti benefici revocati, stante la assenza dal tavolo delle trattative dei sobillatori 5 stelle e dei Sindaci da loro indotti per via populista ad assumere tale posizione.

Conclusione: gasdotto realizzato e zero benefici per le popolazioni coinvolte.

E poi ricordiamo brevemente la ciliegina sulla torta: la gestione della emergenza xylella, in cui i famigerati attivisti 5 stelle sono riusciti a far fermare il piano Silletti che prevedeva l’abbattimento in via cautelativa di 3.000 alberi di ulivo, realizzando infine il più grande disastro ambientale vissuto dalla Puglia in tutta la sua storia, qualcosa di paragonabile alle esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki: la morte di ben 21 milioni di piante di ulivo.

Ovviamente, in questo caso la colpa non è stata solo dei cinque stelle, quanto del populismo da loro promosso che ha creato una onda lunga nell’elettorato che poi è stata cavalcata dal campione olimpionico di surf politico acrobatico Michele Emiliano, fino alla sua riconferma a Presidente della Regione Puglia.

Quindi tirando le somme, i 5 Stelle hanno dimostrato di saper fare bene due cose: distruggere il Paese e riportare in auge i vecchi tiranni politici della sinistra, che forse la sinistra con i propri anticorpi sarebbe anche riuscita ad archiviare se non fosse stato per il sostegno inconsapevole dei pentastellati, che ad onor del vero non sono cattivi, ma semplicemente incapaci di gestire la cosa pubblica.

Ora a Grottaglie la loro pericolosità politica è data da tre fattori: la presunzione di aver finalmente maturato l’esperienza politica necessaria per governare bene; il fatto di non aver mai governato; ed il fatto di avere un parlamentare, sui cui successi politici glisso per una questione di fair play.

E quindi che si fa?

Nelle prossime puntate analizzeremo le opzioni a disposizione del Partito Democratico, del civismo e del centro destra grottagliese.

 

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Ettore Mirelli

Avvocato, poeta e scrittore

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