APERTAMENTE. Ordinanza D’Alò: scatta la disobbedienza civile

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Sinceramente sono stanco di essere una pecora nel gregge del buon pastore. Basta leggere tra le righe del messaggio con cui il Sindaco annuncia la firma della nuova ordinanza sindacale per capire l’atteggiamento psicologico che le Istituzioni cittadine nutrono nei confronti di noi cittadini.

“Abbiamo fatto più volte appello al senso di responsabilità ma l’andamento del contagio ci impone misure più restrittive.”

Quel “Abbiamo fatto più volte appello al senso di responsabilità” poteva essere evitato e la frase completa dal punto di vista semantico può essere legittimamente interpretata in questo modo: “ Abbiamo fatto più volte appello al senso di responsabilità ma voi capre non volete capire e mi costringete ad usare il bastone per riportare l’ordine.”

Un atteggiamento di questo tipo può andare bene per una comunità afflitta dal terrore che cerca nel proprio capo una guida per uscire da una situazione drammatica, ma noi siamo cittadini adulti, consapevoli e pensanti, ed è proprio la nostra capacità di capire che ci impone di reagire a questo continuo tentativo di criminalizzazione.

Dati alla mano, emerge che i contagi avvengono nella stragrande maggioranza dei casi negli ospedali, nelle fabbriche, nelle scuole, nell’esercizio dei lavori autonomi e delle libere professioni, ossia in tutti quei luoghi chiusi e affollati in cui siamo costretti ad andare per portare il pane a casa.

Ci hanno detto giustamente che dobbiamo convivere con questa pandemia e lo stiamo facendo. Andare a lavoro oggi è diventato un atto di eroismo civile e lo stiamo facendo spinti dalla necessità di portare il pane a casa, ma siamo stanchi di essere colpevolizzati.

Solo il 3% dei contagi è avvenuto nei locali dove si esercita attività di ristorazione e bar, quando questi erano aperti, mentre nessun contagio si è mai registrato in luoghi aperti, spaziosi e areati come piazze e tanto meno cimiteri, dove di certo non si va per ridere, scherzare e stare insieme.

Ma niente, evidentemente per motivazioni politiche è necessario far vedere il proprio pugno di ferro, dare l’immagine di un capo carismatico e forte per nascondere le evidenti falle del sistema.

Noi cittadini non dimentichiamo che con il pagamento delle tasse avremmo diritto ad ospedali alla altezza della emergenza sanitaria che stiamo vivendo, luoghi in grado di fornire cure e soprattutto in grado di fornire adeguati standard di sicurezza dal rischio contagio, ma così non è.

Noi cittadini che paghiamo le tasse sappiamo di avere diritto di fruire di Forze dell’Ordine statali e comunali in grado di garantire l’ordine nelle strade, che in questo particolare momento storico significa garantire il rispetto delle norme di distanziamento sociale e l’uso della mascherina.

Nulla di più.

Non si possono chiudere le piazze e tanto meno i cimiteri perchè non si è in grado di effettuare questi controlli, né è tollerabile che questi luoghi di aggregazione sociale, gli unici in cui ci è dato esprimere la nostra natura relazionale vengano additati come fonte di contagio.

Nulla è più sicuro di una piazza areata in cui si rispettano le distanze sociali.

Nulla è più sicuro di una area giochi per bambini in cui i genitori mantengono le distanze sociali e le fanno mantenere ai propri figli.

Nulla è più sicuro di un cimitero dell’ampiezza di 80.000 metri quadri in cui si va per appartarsi nel ricordo dei propri cari defunti.

Nulla è più sicuro di un distributore automatico dove si acquistano generi alimentari e tabacchi senza avere contatti sociali con nessuno.

I coprifuoco avevano senso per proteggersi dai bombardamenti e dalle incursioni nemiche, ma non servono a niente per difenderci da un virus invisibile e subdolo con cui dobbiamo convivere nelle ore di lavoro.

Quindi di grazia, non trattateci da imbecilli.

Se domani diventerò positivo, lo diventerò perchè sono andato a lavorare o a curarmi in un ambiente a rischio, non certo perchè mi sono fermato a salutare un amico in piazza usando la mascherina e mantenendo la distanza sociale, e se non avrò l’accortezza di usare queste precauzioni sanzionatemi pure, ma non chiudete piazze e cimiteri, non chiudeteci in casa come bambini in punizione solo per far vedere chi comanda a Grottaglie e chi ci salverà dalla pandemia.

Siamo abbastanza grandi per non avere bisogno di padri, noi vogliamo e pretendiamo politici ragionevoli alla altezza delle situazioni che la vita ci mette davanti, ed essere alla altezza non significa chiudere tutto, significa individuare correttamente le fonti del pericolo e tutelarne la società nel rispetto delle dinamiche sociali.

Tanto più chiuderemo le piazze, tanto più la gente e soprattutto i ragazzi si ritroveranno ammassati in case private pur di vivere la loro giovinezza e la loro socialità.

Il proibizionismo non ha mai portato a nessun risultato positivo se non forse quello di farci apprezzare di più la libertà, una libertà che non ci faremo togliere dal politico di turno incapace di sanzionare i pochi trasgressori sparsi.

Non si taglia la mano per un taglietto al dito e quella mano la userò per salutare i miei amici nelle strade e nelle piazze che sono il cuore pulsante della nostra città, un cuore che non può smettere di battere e che non ci limiteremo a guardare in fotografia.

 

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Ettore Mirelli

Avvocato, poeta e scrittore

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