ANAAO AssoMed Taranto: Quando la realtà supera la fantasia

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Tende al Moscati con nuovi climatizzatori

Abbiamo vissuto la prima ondata COVID. Abbiamo denunciato e segnalato tutte le inefficienze di una programmazione che sembra assente da anni. Fra medici che scappano e mancanza di linee guida e protocolli. Ospedali vecchi, con almeno 60-70 anni di vita sulle spalle, che vengono adeguati solo ora alle norme antincendio. Silenzio e disinformazione su tutte le problematiche. Per esempio, quanti conoscono i problemi statici del Padiglione Vinci che rischia di crollare? Eppure sono noti almeno dal 1999.

Ora la seconda ondata COVID. Prevista da tutti eccetto che da chi avrebbe dovuto lavorare per organizzare al meglio la risposta di una Sanità disastrata. Lavori di adeguamento, dalla validità ancora da accertare, organizzati in fretta. Voci su un programma di smantellamento delle opere strutturali con operai mandati a giugno a rimuovere divisori, porte e sistemi di video sorveglianza. Eventualmente da ripristinare a ottobre? Tra sogno e realtà. Questa la situazione attuale.

All’ultimo posto sembra venga la dignità dei pazienti e il rispetto dei lavoratori. Si parla di un trasferimento d’urgenza, dei pazienti ricoverati in tenda, a Grottaglie e A Martina Franca. In seguito al nubifragio che ha evidenziato la precarietà delle soluzioni adottate.

Ma qualcuno ha idea di cosa sia un posto letto in queste tende, solo da poco munite di riscaldamento? O nell’ex Modulo Rianimazione Mini COVID, come nell’ex auditorium? Non vogliamo descriverlo.

Interno tenda del Moscati

Ci affidiamo alle immagini. Pazienti gestiti dal Servizio 118. Medici che visitavano i pazienti di notte e che se ne vantano sui giornali quando non parlavano, con toni allarmati, di perdita di pazienti e di carenza di ossigeno. Mentre tutti gli altri sono costretti al silenzio. Forse per alcuni le regole aziendali non valgono. Peccato che il Servizio 118, per legge, non può gestire pazienti, tra l’altro non ricoverati, per giorni, ma occuparsi solo, con l’invio di ambulanze, delle urgenze ed emergenze, deputando il successivo trattamento alle strutture ospedaliere. Per fare questo sembra sia stata sguarnita tutta la rete, già sofferente per carenza di personale, della Provincia, trasformando, in assenza di Medici, il tutto in un servizio taxi e ingolfando ulteriormente i Pronto Soccorso.

Prima di smentire l’ASL dovrebbe andare a rileggere la normativa, sia Nazionale che Regionale, che prevede per ogni postazione 6 medici e 6

infermieri. Personale, sembra, trasferito d’urgenza presso il Moscati per occuparsi di compiti che non competevano loro. In tutto questo il dott. Balzanelli, nel tentativo di giustificare l’ingiustificabile, sembra riesca a contraddire anche se stesso se dobbiamo prendere per vere le sue affermazioni quando parla come Presidente della Società Scientifica SIS 118.

Ricompense per un lavoro vietato? Mancanza di rispetto per le norme basilari di sicurezza sul luogo di lavoro e della dignità dei lavoratori. Hanno diritto i lavoratori a un luogo dignitoso, oltre che a norma, per vestirsi e spogliarsi? Non sembra.

Solo due esempi. Al Moscati ci viene riferito, salvo smentite, che tutto il personale, Medici e Infermieri, si vesta nella zona dell’ex Pronto Soccorso. Alle spalle della ormai famosa “suite Amsterdam” con pazienti in vetrina. Dove fanno la fila le ambulanze.

Per scaricare i pazienti? Bella sicurezza passare tra sospetti COVID per andare ad indossare la tuta protettiva.

Per spogliarsi? Un container le cui condizioni igienico sanitarie non sembrano essere né sicure né dignitose. Una pompa a batteria, acquistata dal personale, per disinfettarsi prima di levarsi le tute.

E dopo? Tutti sudati si avviano per una passeggiata all’aperto sino a dove sono stati lasciati i vestiti. Tanto siamo al Sud. Non fa mai freddo. Per non parlare degli equipaggi delle auto mediche costretti a svestirsi in mezzo alla strada. Buste di plastica usate come calzari o assenza totale, come si vede in alcune foto. Turni da 10-12 ore. Carenze strutturali e organizzative che mettono a rischio la salute degli operatori e la qualità dell’assistenza.

A Martina Franca anche peggio. Ci si veste dove capita. Da soli, senza aiuto. Ci si spoglia all’aperto. Dietro le tende della Protezione Civile.

Le foto parlano da sole. Giudicate voi. Risultato? Circa 26 persone, compreso il Direttore Balzanelli, tra i contagiati da COVID. Aumenta il numero dei contagiati, i pazienti vengono trasferiti in ospedali non a norma dove i lavori di adeguamento della rete per l’ossigeno, come a Grottaglie, sono ancora in corso. Non si conoscono le linee guida per i pazienti “normali” o l’uso delle sale operatorie e delle Sale Parto.

A Martina Franca, giusto per fare un esempio, l’unico ascensore che serve tutti i piani, compreso quella della Radiologia, è posto a livello dell’ingresso della Dialisi. Il suo uso per pazienti COVID blocca l’ingresso e l’uscita da questo Servizio, come sembra sia successo nei giorni passati. Oltre ad aumentare il rischio di contagio. Per arrivare a questo ascensore, dopo aver usato quello delle Sale Operatorie, bisogna percorrere un lungo corridoio. Dopo, dove saranno realizzati i 4 posti di Rianimazione che non esistono ancora. Gli unici 2 presenti sono di Terapia Intensiva post-chirurgica. Tutto nell’indifferenza totale della Direzione Strategica di questa ASL e dell’Assessorato Regionale alla Sanità. Più volte sono stati invitati a pubblici confronti e a prendere provvedimenti. Siamo ancora in attesa.

E mentre si preservano Mottola e Massafra, per motivi tutti da chiarire, il resto dell’ASL naviga nel caos.

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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