APERTAMENTE. Regioni, regionalismo e pandemia

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Quando Giorgio Almirante nel 1970 disse “Saranno carrozzoni clientelari e di potere” e Indro Montanelli voleva “mettere al muro tutti quegli uomini politici che avessero pensato di buttar via soldi per nuove nazionalizzazioni e per nuove regioni”

Un evento eccezionale ed imprevisto ha fatto emergere in tutta la sua gravità la sostanziale disparità di trattamento e di diritti tra cittadino italiano e cittadino italiano a seconda di quale sia la regione in cui si trovi a vivere.

Nei mesi scorsi il Presidente della Repubblica, con la presenza di tutti i Presidenti delle Regioni, ha commemorata la nascita delle stesse, 50 anni orsono.

Il Presidente Mattarella li ha definite baluardi di democrazia e partecipazione.

Ma non tutti gli italiani concordano su tale definizione.

Anzi sono sempre di più coloro i quali invece concordano con quando aveva giustamente profetizzato nel lontano 1970, quando nacquero le Regione, il leader della destra di allora, l’On. Giorgio Almirante, segretario nazionale dell’allora MSI.

Giorgio Almirante per primo in assoluto intuì e predisse la deriva negativa che avrebbero nel tempo intrapreso, divenendo luoghi di potere locale con sprechi e interessi localistici tremendi fautori di una classe politica talvolta famelica e cialtrona, per come poi è stato.

Giorgio Almirante si oppose con forza e determinazione alla loro istituzione parlando per ore e ore in Parlamento con la sua abilità oratoria che gli era riconosciuta persino dai suoi più acerrimi nemici politici.

Il sistema regionale di oggi venne approvato nel 1970 con i voti di democristiani, socialisti, repubblicani, socialdemocratici ed anche con i voti del vecchio Pci.

Votarono contro MSI, liberali e monarchici.

Da allora per 50 anni le Regioni hanno rappresentato centri di potere enormi spesso caratterizzate da gestioni allegre e da numerosissimi scandali e conseguenti inchieste giudiziarie.

Le Regioni sono state la palestra (infetta) della classe politica di oggi, una classe politica deleteria, incolta e di bassissimo livello, nata e cresciuta nelle clientele regionali.

Hanno contribuito al degrado del nostro Paese, esattamente come aveva previsto Giorgio Almirante.

Nella stessa seduta della Camera dei Deputati del 12 luglio 1967, nella quale Almirante tentò di bloccare la legge che istituiva le Regioni, vi fu un memorabile intervento da parte dell’Onorevole Alberto Giomo ( Partito Liberale Italiano) che riporto fedelmente .

On. A. GIOMO: Ricordo che, subito dopo la tragica alluvione del novembre scorso che colpì gran parte d’Italia, uno dei nostri più eminenti giornalisti – forse il più letto – che non nasconde le sue simpatie per il socialismo (e che quindi non è sospetto, dal nostro punto di vista) in un suo articolo disse che, di fronte alla spaventosa carenza di mezzi per la sistemazione del nostro suolo e dei nostri fiumi, che ad ogni anche modesta avversità straripano , portando rovina e morte, era criminale non occuparsi di questi problemi ; egli proponeva di mettere al muro (sic !) tutti quegli uomini politici che avessero pensato di buttar via soldi per nuove nazionalizzazioni e per nuove regioni .

Certo, Indro Montanelli – questo il nome del giornalista – disse queste cose in un momento di violenta e giustificata reazione di fronte allo spettacolo tremendo della sua Firenze martoriata dalle acque, di fronte alla situazione delle povere popolazioni del Veneto colpite quasi ogni anno nei loro averi e nell e loro vite . Con queste parole, Montanelli voleva soltanto interpretare uno stato d’anim o dell’opinione pubblica, che non riesce a comprendere perché mai il Governo si preoccupi di cose inutili e dannose, dimenticando invece i problemi essenziali, direi vitali, che non vengono mai risolti, perché – si dice – mancano i mezzi.

Mancano i mezzi per la scuola, mancano i mezzi per la sicurezza sociale, mancano i mezzi per la bonifica idrica, mancano i mezzi per la sanità, ma non per le nazionalizzazioni , non mancano i mezzi per i nuovi carrozzoni , per fare le regioni.

Nel profondo del nostro animo – ed è per questo che ci battiamo – abbiamo chiara coscienza della giustezza delle nostre tesi, per le quali ci opponiamo anche a questo disegno di legge. Oggi sono in discussione le norme per l’elezione ‘dei consigli regionali delle re – gioni a statuto ordinario, ma ancora nessun o fra i membri del Governo di centro-sinistra si è domandato quale sarà il loro costo e dove e come potrà reperirsi la copertura delle spese necessarie. Questo del costo è argomento di primaria importanza, perché, se è vero che è possibile affrontare certi sacrifici quando si è certi o per lo meno vi sono buoni motivi per ritenere che si otterranno i risultati sperati, è altrettanto vero che è pazzesco e colpevole andare incontro a prospettive di in- genti spese, quando si è sicuri che ‘non solo non produrranno alcuna utilità, bensì se ne riceverà danno . Ciò è tanto più vero in una situazione economica, come l’attuale, in cui lo stesso Governo ha dovuto riconoscere che lo Stato e gli enti pubblici territoriali hanno assunto impegni per il futuro sproporzionati alle reali risorse esistenti e che quindi sarà necessario qualificare la spesa pubblica dando la priorità alle spese più utili e necessarie .

A questo ‘proposito noi ribadiamo la necessità di un’inchiesta parlamentare su tutto il complesso delle funzioni e delle strutture degli enti locali .

A noi solo amare considerazioni.

Cosimo Lombardi

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Redazione Oraquadra

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