APERTAMENTE di Valentina D’Amuri: “Cari insegnanti non abbiate paura della DAD”

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“Per e-learning s’intende, con le parole della Commissione Europea, l’uso delle tecnologie multimediali e di internet per migliorare la qualità dell’apprendimento facilitando l’accesso alle risorse e ai servizi, così come anche agli scambi in remoto e alla comunicazione”. È questo l’incipit della mia tesi di laurea, scritta nel 2013, sulla formazione digitale.

La storia della formazione a distanza (FAD) segue l’evoluzione delle tecnologie di comunicazione, partendo dai corsi per corrispondenza (con l’avvento del sistema ferroviario e della veicolazione di materiale didattico per via postale), passando per l’emissione televisiva (si pensi ai corsi in videocassetta o CD-rom) e arrivando alle più recenti strutture di teleconferenza satellitare, identificandosi dunque come FAD di terza generazione per il fatto di abilitare dinamiche di apprendimento collaborativo tra reti di persone e contenuti, a differenza delle due precedenti generazioni.
È indubbio, infatti, che la “didattica basata su internet” modifichi sensibilmente i modi dell’istruzione classica. Tuttavia, integra le sue caratteristiche fisiche con quelle psicologiche della presenza, facendo esplodere le implicazioni quantitative e qualitative dell’interazione, con un’accentuazione di nuove dimensioni, che, di volta in volta o congiuntamente, possono essere chiamate in causa:
1. Un ruolo maggiormente attivo e partecipativo assegnato ai soggetti coinvolti e alle attività negoziali e cooperative;
2. Un forte senso di presenza e appartenenza (gruppi, comunità di lavoro, aule virtuali);
3. La possibilità di una maggiore personalizzazione del percorso di apprendimento;
4. Un sistema articolato di supporti e risorse umane e strumentali a disposizione;
5. Il formarsi di una ipertestualità di rete come luogo, mezzo e contesto sociale dell’apprendimento.
Non a caso, infatti, vi sono diverse classificazioni circa le tipologie di e-learning le quali, però, prendono sempre in considerazione l’approccio scelto dal docente, il ruolo che hanno l’alunno o il gruppo nel processo di apprendimento, il grado di interazione tra tutti i soggetti coinvolti e l’affordance, ossia l’insieme delle proprietà dello strumento digitale che lo rendono più o meno utile e pratico.

Tipologie di e-learning definite in base all’approccio metodologico (Mason, 2002)

Nell’immenso mondo delle teorie sviluppatesi attorno alla didattica a distanza, vi è una in particolare che dovrebbe essere presa in considerazione oggi per rendere l’apprendimento digitale particolarmente efficace ed efficiente. Sto parlando del costruttivismo. Un approccio si dice costruttivista quando considera il punto di vista di chi osserva: in questo caso il sapere non è ricevuto in modo passivo dal soggetto ma risulta dalla relazione fra un soggetto attivo e la realtà, la quale si crea dal nostro continuo “fare esperienza” di essa. La “costruzione” dell’individuo si poggia, dunque, su “mappe di significati” e conoscenze personali che nascono dall’esperienza concreta e diretta. Nell’ottica del costruttivismo, non vi è più una relazione verticale tra docente e discente, bensì si sviluppa in senso orizzontale dove lo studente occupa una posizione centrale, esplora i problemi e prende decisioni in prima battuta.


Non abbiate perciò paura, cari insegnanti che siete stati catapultati nel mondo dell’e-learning, di osare. Non abbiate paura di utilizzare, ad esempio, la LIM o i software di scrittura con i vostri studenti e coinvolgerli in prima persona nella costruzione di mappe concettuali. Potreste partire da parole chiave e da lì far sviluppare loro tutti i concetti che possono essere collegati: stimolerete la loro capacità di ragionamento e, magari, arriverete insieme a nuove conclusioni che, sono sicura, sorprenderanno anche voi! Non abbiate paura di creare situazioni di problem solving e simulazioni nelle quali i vostri studenti, soprattutto nelle classi digitali, possono comunicare tra loro sia con gli strumenti di comunicazione sincrona che asincrona. In questo modo, gli alunni faranno esperienza della realtà vivendo un problema tipo/situazioni passate/situazioni future da risolvere mettendo in campo tutte le conoscenze che hanno a disposizione. Un approccio simile sarebbe molto utile anche per la didattica mista integrata, in modo che sia chi segue da casa che sia chi segue in aula faccia le stesse esperienze interagendo anche con i compagni lontani. Non temete le chat, non temete le mail, non temete i forum, non temete le bacheche. Sono vostri amici!
Ricordatevi che una delle caratteristiche salienti della DAD è quella di essere slegata dal tempo e dallo spazio.
Non trasformate le vostre lezioni in teleconferenze in cui la trasmissione dei contenuti avviene solo in maniera passiva.
La connessione non è un problema: proprio perché non vi sono limiti di spazio e tempo, sfruttate tutti i mezzi di comunicazione asincrona. Registrate le vostre lezioni rendendole accattivanti e interattive, proprio come i PowerPoint i quali, badate bene, non devono essere contenitori nei quali versare quante più informazioni possibili. Rischierete un sovraccarico cognitivo perché molto spesso si dimentica che il PowerPoint e strumenti simili sono un mezzo di supporto per gli allievi e non per gli insegnanti. Create learning object, considerate le vostre lezioni come dei piccoli mattoncini Lego. Non è utile trasmettere troppe nozioni insieme se è poi impossibile arrivare alla costruzione finale perché un mattoncino non è stato compreso.
Fate attenzione alle regole della comunicazione digitale: sì alla creatività, no a slide piene solo di testo, fondamentale il bilanciamento di colori, forme e caratteri e l’utilizzo di organizzatori grafici per l’esposizione di concetti che richiedono quantità numeriche. Fate vostra e contestualizzate la regola del 10-20-30 di Guy Kawasaki: una presentazione “dovrebbe avere dieci diapositive, durare non più di venti minuti e non contenere caratteri più piccoli di trenta punti“. Potete lasciare anche alcune pagine incomplete in modo che siano i vostri alunni a fare deduzioni logiche e a completare le parti mancanti, con la modalità cloze. Non temete di assegnare ai vostri alunni “compiti tecnologici”, abbiamo a che fare con la millennial generation!

Nessuno di voi, insegnanti, alunni e genitori, deve avere paura della didattica a distanza. L’e-learning è l’istruzione di domani. È il nuovo modo di studiare e apprendere reso possibile dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Una nuova prospettiva si fa largo: non è più l’utente a dirigersi verso la formazione ma è la formazione a plasmarsi in base alle esigenze e alle conoscenze dell’utente.

“La verità umana è ciò che l’uomo conosce costruendolo con le sue azioni e formandolo attraverso di esse”


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Valentina D'Amuri

Laureata in Progettazione e Gestione Formativa nell'era digitale, consegue il Master di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale in concomitanza con il Corso Normale di Stato Maggiore della Marina Militare. Instructional Designer, collabora alla produzione di diversi progetti in ambito civile e militare. "Non chi comincia ma quel che persevera"

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