Emergenza ospedale Giannuzzi, le proposte di “Una strada diversa”,

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In questi giorni così difficili abbiamo assistito all’esplodere delle polemiche politiche sulla situazione del “Giannuzzi” di Manduria. In un momento di emergenza sarebbe opportuno evitare strumentalizzazioni, specie da parte delle stesse forze politiche che quest’estate ritenevano finita l’emergenza, e provare a ragionare sui correttivi da adottare per una situazione critica.

Vogliamo a tal proposito condividere alcune riflessioni:

  • l’azione di vigilanza e di proposta dei sindaci che rappresentano il bacino d’utenza naturale del Giannuzzi è senz’altro positiva, a patto di non scadere nella critica preconcetta e strumentale. La prevenzione è la prima arma di cui disponiamo per affrontare il virus e per questo suggeriamo ai sindaci di mettere in campo tutti gli strumenti per gestire al meglio l’emergenza nei propri comuni, come ha fatto per tempo il primo cittadino di Grottaglie con ordinanze e provvedimenti ad hoc;

 

2)    la decisione di riconvertire in struttura covid l’ospedale di Manduria avrebbe probabilmente necessitato di maggiore trasparenza e collegialità e di tempistiche appropriate, considerando che quest’estate la possibilità che il Giannuzzi diventasse un ospedale covid non era contemplata. La mancanza di una comunicazione adeguata e fluida tra Asl, Regione, amministrazioni comunali e cittadinanza ha finito per complicare una situazione di per sé critica;

 

3)    trasformare il “Giannuzzi” in ospedale covid in pochi giorni crea infatti necessariamente delle gravi difficoltà per l’utenza, costretta a rivolgersi altrove per ricoveri, analisi e visite specialistiche, considerando il livello arretrato e inadeguato delle infrastrutture nella parte orientale della Provincia (si pensi alla Bradanico-Salentina e alla Regionale 8, opere che se in funzione avrebbero reso molto più facile gestire l’emergenza). A tal proposito si potrebbe prevedere una struttura pubblica specifica per i prelievi evitando di dirottare tutte le esigenze sui laboratori privati, così come si potrebbe garantire un adeguato servizio di trasporto dei malati oncologici (e non solo) attraverso una sinergia tra ASL e associazionismo. Allo stesso tempo bisogna fornire a pazienti e famiglie un elenco delle prestazioni specialistiche disponibili presso gli ospedali non covid e tutte le informazioni necessarie tramite web e materiale informativo;

 

4)    occorre una cabina di regia tra tutti i soggetti coinvolti e tra gli ospedali che renda possibili scelte condivise e una comunicazione fluida per velocizzare le operazioni di ricovero dei pazienti provenienti da altri nosocomi, evitando attese inutili. Oltre a implementare ulteriormente il personale medico e infermieristico per far fronte alla situazione, è necessario chiedere al settore privato un ulteriore sforzo per garantire posti letto, prestazioni e strumentazioni utili;

 

5)    allo stesso tempo bisogna agire sulla medicina di base e sui servizi territoriali per evitare ricoveri che non sono necessari e rischiano di ingolfare i reparti; a tal proposito chiediamo che anche in provincia di Taranto nascano i cosiddetti “Covid Hotel” (sfruttando le strutture ricettive stagionali, al momento ferme) che possono ospitare pazienti positivi con una situazione clinica che non richiede il ricovero. Si potrebbe, altresì, attivare un fascicolo sanitario elettronico per decongestionare gli ambulatori e per velocizzare il reperimento dei dati clinici (nel pieno rispetto della privacy);

 

6)    la situazione di emergenza può e deve essere lo spunto per immaginare un’altra idea del sistema sanitario nella nostra provincia dopo anni di tagli di risorse e reparti. È il momento per battersi non solo per salvare il Giannuzzi da una presunta chiusura paventata da alcune forze di opposizione ma anche per immaginare di aumentare i reparti o di rendere adeguatamente funzionali quelli presenti implementando il personale medico e infermieristico. L’ottica a cui dovremmo guardare è quella delle aree vaste, che potrebbero essere configurate tenendo assieme territori che insistono su province e asl diverse.

 

Paghiamo in questi mesi le scelte miopi che da trent’anni a questa parte hanno trasformato troppo spesso la salute in un business destinando cifre spropositate della spesa pubblica in favore delle strutture private (che non intendiamo demonizzare) e gestendo in maniera poco oculata le risorse. Una sanità pubblica di qualità, che metta al centro il paziente e le sue esigenze, gratuita e gestita al riparo da lottizzazioni e ingerenze indebite è possibile considerando le potenzialità del nostro sistema sanitario nazionale. Occorre però una classe politica che al posto di essere impegnata in una “campagna elettorale permanente” abbia una visione lungimirante per inaugurare una nuova fase quando l’emergenza in cui ci troviamo sarà finita.

Anche a Manduria.

Il Coordinamento
 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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