Ex Ilva di Taranto, l’ingresso dello Stato a maggioranza nel capitale certifica il fallimento delle scelte fatte dai governi negli anni scorsi (vedi Renzi – Calenda)

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Un fallimento ben prevedibile e sancito dalla scelta primaria di assegnare la gestione della più grande fabbrica d’acciaio d’Europa ad una multinazionale indiana, senza un Piano industriale definito a valle della Valutazione del Rischio e dell’Impatto Sanitario. La strada era da percorrere esattamente al contrario: lo Stato doveva definire gli obiettivi di tutela della salute, dell’occupazione e della produzione per poi valutare se sul mercato vi era qualcuno in grado di attuarli oppure occuparsene direttamente.

Oggi, come all’inizio di questa vicenda, chiediamo al Governo attuale

  1. di rifare integralmente la procedura dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), introducendo nello stessa la Valutazione del Rischio e dell’Impatto Sanitario così come prevedono le linee guida VIIAS del Ministero della Salute e redatte da ARPA ed ISPRA. Va superato quindi il Decreto Balduzzi del 2012 con il quale il Governo dell’epoca decise di stralciare la Valutazione Sanitaria dall’Autorizzazione Ambientale;
  2. si istituisca il “Consiglio di Sorveglianza” che consentirebbe alle rappresentanze dei lavoratori, degli Enti Locali e delle Associazioni ambientaliste di partecipare direttamente al controllo sulla realizzazione del Piano industriale ed ambientale con poteri di intervento nei confronti dell’Amministratore della Fabbrica, qualora la rotta definita dal Consiglio di amministrazione non venisse seguita.

Se queste cose che da anni oramai chiediamo, fossero state messe in atto oggi non avremmo questa situazione.

Basti pensare alla vicenda della copertura parchi minerari che ha visto un impegno di spesa mostruoso senza avere nessuna certezza di mantenimento dell’area a caldo. Si sarebbe potuta definire con certezza, per esempio, la scelta di puntare sulla parte “a freddo” della produzione e i soldi risparmiati sarebbero stati certamente utili per il risanamento e la bonifica magari di quella stessa area a ridosso del quartiere Tamburi.

Se avessimo fatto la dovuta valutazione scientifica e sanitaria prima di rilasciare l’AIA, avremmo potuto definire con certezza il futuro industriale, occupazionale e la riqualificazione ambientale e sanitario dell’area tarantina.

Ci auguriamo che oggi non si ripetano gli stessi errori ed è per questo che chiediamo di mettere in pratica le richieste che ci sentiamo di dire appartenenti non solo a noi, ma ad intere fasce della popolazione e della rappresentanza dei lavoratori.

Maurizio BACCARO
Coordinatore Provinciale Sinistra Italiana
 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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