ANAAO ASSOMED TARANTO: quando l’aucertificazione è autoreferenziale

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Avevamo appreso con piacere e ringraziato la Protezione Civile, nella persona del dott. Lerario, per il sollecito intervento dopo i dubbi sollevati dalla scoperta di una doppia etichettatura su alcune tute. Ora un altro comunicato che di rassicurante, in effetti, non ha niente. Ribadiamo, per l’ennesima volta, che non sono mai state rivolte accuse nei confronti di nessuno ma è stato richiesto alle Competenti Autorità di verificare la corrispondenza, agli standard richiesti, per tute che devono proteggere gli operatori dal rischio biologico. Cosa del tutto legittima allorquando si rilevano anomalie, non spiegabili, come quella di una doppia etichetta.

In seguito sono state segnalate dagli operatori sanitari altre tute in uso che sembrerebbero non conformi, in quanto riporterebbero l’indicazione per rischio chimico. Tute validate provvisoriamente dall’INAIL in base al Decreto Salva Italia? Residui della prima ondata usati in base al motto meglio queste che niente? Non scordiamo che l’INAIL ha dichiarato chiaramente, che “la procedura straordinaria di verifica di rispondenza dei DPI alle normative tecniche vigenti è effettuata sulla base dell’autocertificazione presentata e della documentazione prodotta a corredo della stessa sotto la responsabilità del produttore e dell’importatore.

L’Inail non svolge prove di laboratorio sui prodotti presentati”. (Report dati – aggiornato al 4 ottobre 2020). Per quanto riguarda le tute “sospette” apprendiamo dal comunicato della Protezione Civile, a firma del dott. Donato Sivo e del dott. Adolfo Rizzo, che in data 15.12.2020 “Il fornitore, a seguito di richiesta formulata nella medesima data del 09.12.2020, ha prodotto contro deduzioni formali, allegando dichiarazione del fornitore, dell’organismo notificato che ha rilasciato la marcatura CE, oltre ad estesa documentazione integrativa, che usualmente non viene richiesta nei rapporti di fornitura in quanto inerente l’iter procedurale di marcatura del prodotto”. Sicuramente non sono state effettuate dalla Protezione Civile, per quanto ci risulti, prove di laboratorio.

Qui vengono alla mente altre domande e dubbi.

Possiamo fidarci delle carte? Noi non vogliamo entrare nel merito dei controlli sul prodotto che lasciamo alla Magistratura, considerato che la Protezione Civile non ha ritenuto opportuno effettuarli. Eppure da quanto si può desumere dal primo comunicato, sempre salvo errori d’interpretazione, neanche la Protezione Civile era stata informata di questa trasformazione e delle sue modalità di esecuzione. Certamente non vogliamo e non possiamo dubitare della certificazione a marchio CE ma non possiamo fare altro che porci una domanda:

ci sono due tute simili, una biologica e l’altra chimica, il marchio CE è stato rilasciato per le tute a rischio biologico ma è valido anche per quelle a uso chimico, con doppia etichetta, che le trasforma in una a rischio biologico?

Qualcuno ha sottoposto quelle a doppia etichetta a test di validazione?

Perché è stata posta un’altra etichetta per trasformare una tuta chimica in biologica?

Sono state fatte le comunicazioni obbligatorie in merito alla trasformazione? Certamente non vi è l’urgenza e l’emergenza della prima ondata pandemica che giustificava qualsiasi cosa pur di proteggere, anche in modo parziale, gli operatori.

Questo è quello che abbiamo chiesto ai Magistrati e, ora, alla Protezione Civile:

la certificazione marchio CE alle tute con doppia etichetta è relativa all’uso biologico o solo a quello chimico? Esiste una seconda certificazione oltre a quella rilasciata in origine per tute ad uso chimico?

Le due tute sono ambedue biologiche? Una chimica e l’altra biologica? Tutte e due chimiche?

Solo un ente certificatore potrebbe svelare il mistero. Le due tute in custodia per la magistratura sono a disposizione. Come tutte le altre ancora in circolazione.

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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