Recovery Fund: Sud penalizzato, vanno rivisti i criteri

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Mentre l’opinione pubblica si unisce nella protesta su zone rosse e arancioni, l’Italia del dopo Covid si divide. La lezione del Covid di fatto non ha accorciato le distanze tra le due parti del Paese, ma potrebbe addirittura allargare la forbice.  La bozza ‘Next Generation UE’ di programmazione degli investimenti da attuarsi per la ripresa dell’Italia, con le risorse del Recovery Fund, fa crescere il dissenso tra i parlamentari, i presidenti delle regioni e vari organi di stampa del Sud che sono scesi in campo per contestare il contenuto filo- nordista del documento. Le risorse sarebbero assegnate al Mezzogiorno tenendo contro del criterio demografico e non del  reddito pro capite o del  tasso di disoccupazione, cioè  i criteri   indicati dall’ Europa che, come è noto, ha assegnato all’Italia 209 miliardi (la cifra più alta rispetto agli altri stati,  cioè oltre il 30% del totale dei fondi)  proprio  con l’obiettivo di  colmare il gap nord/sud che divide il Paese. Sicché, solo il 34% delle risorse  andrà al Mezzogiorno, nonostante che l’Europa sia stata chiara su quel   70% da destinare  alla parte più debole del Paese.

Leonardo Giangrande

“Giustamente – commenta il presidente prov. di Confcommercio, Leonardo Giangrande– i Governatori delle regioni del Sud, tra i quali naturalmente il nostro presidente Michele Emiliano, non ci stanno a subire  lo ‘scippo’ che il Governo sta autorizzando a danno del Mezzogiorno del Paese, e nei giorni scorsi hanno fatto bene a mettere  nero su bianco, ed a manifestare al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, come siano state sottostimate le carenze delle regioni meridionali, in settori vitali (sanità, infrastrutture e turismo) per la crescita socio-economica e  per il rilancio del Mezzogiorno. Di fatto  le Regioni non sono state ascoltate e non  vi è stato un preventivo confronto con i Presidenti delle Regioni del Sud che richiamano il Governo su la situazione di emergenza sanitaria ed economica che si è appalesata in questi mesi, ma aggiungerei non solo nei settori indicati, ma anche sulle problematiche della scuola, così importante per la formazione di base dei nostri giovani. L’Italia mai avrebbe avuto il mare di danaro  che le è stato destinato,  se non ci fosse stato il  Sud, che ha il più alto tasso di disoccupazione  (la metà del Centro-Nord), idem  il  pil  pro- capite (19,100 contro 34,300), come evidenzia da mesi  il presidente della Svimez, Adriano Giannola. Secondo il numero uno della prestigiosa associazione,  il Nord sottrae al Sud una spesa di 60 miliardi all’anno, determinando un differenziale infrastrutturale che peraltro è tangibile ed evidente. Taranto ad esempio,  pur essendo un hub industriale e militare,  strategico   per il Paese, offre infrastrutture di collegamento al di sotto di una  cittadina di provincia. Questa- conclude Giangrande-  è un’occasione unica per la Puglia, e dunque anche per il nostro territorio provinciale che punta su la costruzione di un modello di sviluppo economico alternativo alla grande industria, per colmare i ritardi infrastrutturali che affliggono la nostra provincia. Non possiamo permettere che dinnanzi a tale irripetibile opportunità   i nostri fabbisogni vengano definiti avendo come riferimento la percentuale di popolazione del Sud, questo è un gioco al massacro furbesco che ancora una volta divide il Paese e che fa male alla stessa Italia che senza il Sud, sia chiaro, vale meno. In quest’ottica resta  sacrosanta la ribellione del Sud, e noi siamo pronti a scendere in campo accanto alle nostre Istituzioni.”

 

 

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Valentina D'Amuri

Laureata in Progettazione e Gestione Formativa nell'era digitale, consegue il Master di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale in concomitanza con il Corso Normale di Stato Maggiore della Marina Militare. Instructional Designer, collabora alla produzione di diversi progetti in ambito civile e militare. "Non chi comincia ma quel che persevera"

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