Costume&SocietàCulturaPoliticaPRIMO PIANO

APERTAMENTE: Riflessione sulla applicazione dell’Hagakure nella politica locale

Condividi

Nella serata di ieri ho postato uno scritto in cui invocavo l’azione nella politica locale ed il coordinatore del mio partito mi ha risposto con un brano tratto dal film “ L’ultimo samurai”, in cui si esprime un principio meraviglioso del buddismo zen: “ cogliere la vita in ogni respiro”, cosa questa che mi ha commosso per la bellezza dell’insegnamento e mi ha indotto ad una riflessione sincretica tra i principi del buddismo zen e la politica locale.

Ai più tale associazione può sembrare assurda, inattuale, iperbolica, ma ritengo che tale approccio rispecchi una assuefazione alla pochezza della politica nei tempi moderni.

Ed allora andando alla ricerca della utilità dell’inutile, andiamo a ricordare qualcosa a noi stessi.

Il principale testo di trasmissione del bushi-do ( la via del guerriero) è l’Hagakure, pubblicato nel 1906 ma scritto circa due secoli prima.

Molti hanno cercato di interpretare il titolo di quest’opera che letteralmente significa “ Nascosto tra le foglie.”

Alcuni sostengono che il titolo dipenda dal fatto che essendo stato scritto in violazione della antica consuetudine che imponeva la trasmissione della Tradizione per via esclusivamente orale, nelle intenzioni di chi lo ha scritto, tale testo avrebbe dovuto rimanere nascosto in attesa di essere essere portato alla conoscenza di quei pochi uomini che per virtù morali sarebbero stati degni di riattivare la linea di trasmissione della antica sapienza del codice etico militare nipponico.

Secondo altri, il titolo deriva dal fatto di essere stato scritto da un samurai ritiratosi a vita monastica. In questo senso “ nascosto tra le foglie” sarebbe interpretabile nel senso che il libro è stato scritto all’ombra del giardino zen di un monastero.

Il testo venne pubblicato in un periodo storico molto significativo per il Giappone.

La pressione politica e militare degli americani sul Giappone diventava sempre più pesante a causa del fatto che il Giappone rifiutava di aprire i propri porti alle navi occidentali con l’intento di mantenere la purezza dei costumi tradizionali.

Dopo varie vicissitudini, alla fine l’Imperatore cedette, aprì il Giappone al commercio internazionale e fu costretto a dare alla nazione una organizzazione di tipo occidentale.

Per limitare il potere militare dei feudatari delle varie province, l’Imperatore impose il divieto ai samurai, che costituivano l’esercito privato di questi signori locali, di portare la katana ( spada lunga) e la wakizashi ( spada corta) e per umiliare i samurai impose loro di tagliare il codino, che all’epoca era elemento integrante della estetica virile del guerriero.

Ovviamente molti feudatari con il seguito dei loro samurai si ribellarono a tale editto imperiale ottenendo il favore della popolazione che era contraria ad una occidentalizzazione dei costumi. I ribelli furono trucidati nel corso di guerre lunghe e sanguinose che costituirono la pagina più poetica della storia militare giapponese.

Ricordiamo tra i tanti episodi quello in cui un gruppo di giovani guerrieri, al ritorno da una missione, vedendo il fumo uscire dall’interno della propria città assediata dall’esercito imperiale, pensò erroneamente che la città fosse caduta in mano al nemico e pur di non cadere prigionieri decisero di suicidarsi secondo le antiche forme del suicidio rituale (seppuku).

Quando in città arrivò la notizia della morte del gruppo di giovani, la popolazione che era allo strenuo delle forze ebbe un moto di ribellione e riuscì a contrattacare facendo fuggire l’esercito nemico.

Alla fine, tuttavia, il Giappone cadde in mano agli interessi economici occidentali determinando lo smarrimento di gran parte della popolazione che si riconosceva nella cultura tradizionale.

Fu in questo contesto che venne pubblicato l’Hagakure ed il suo successo fu determinato dal fatto che molti dei suoi precetti sono rivolti ai Ronin, ossia a quei samurai che per vicissitudini varie si fossero trovati senza un Signore da servire.

Da qual momento l’Hagakure è diventato, non solo per i giapponesi, ma per tutti i popoli della Terra, il simbolo della cultura Tradizionale che non vuole cedere il passo al principio economicistico di organizzazione della vita moderna.

La sua diffusione mondiale deriva dalla universalità dei precetti etici in esso contenuti, basati su principi quali: onore, lealtà, abnegazione alla causa, amore verso la propria nazione e spirito di servizio nei confronti della propria comunità. Principi questi che si esprimono come emanazione di una interiorità pura, quasi completamente identificata con la propria comunità di riferimento, in diretta antitesi con l’individualismo dell’epoca moderna.

Quindi, tornando a noi, che senso ha parlare dell’Hagakure in relazione alla politica locale?

Il senso è duplice, di natura individuale e strategica.

Da un punto di vista individuale impone un momento di riflessione nel sacro recinto della propria interiorità, mentre da un punto di vista strategico, lo stare apparentemente nascosti tra le foglie è una scelta di metodo, per lavorare serenamente, al riparo da occhi indiscreti, al bene della comunità, con il fine di sferrare una proposta decisiva e valida nel giusto momento, esattamente come il samurai nascosto immobile nella oscurità per giorni e giorni in attesa dell’attimo fatale in cui potrà colpire il nemico in modo decisivo.

Non so se il silenzio del centro destra grottagliese può essere equiparato allo “ stare nascosti tra le foglie”, ma c’è da dire che a differenza di tanti bipedi operanti nella politica locale senza alcuna cognizione di causa, il mio coordinatore è stato l’unico ad avere la qualità e il buon gusto di fare riferimento al nucleo di senso di tutti quei valori etici che dovrebbero regnare in politica, o almeno nella politica bella e nobile così come la intendiamo noi appartenenti per virtù di spirito alla antica Tradizione della destra sociale.

Non so dirvi se alla fine la montagna partorirà un topolino, o se al contrario il centro destra riuscirà a varare una proposta decisiva, quello che posso dirvi è che ho appena avuto conferma che l’antico spirito tradizionale ancora risplende sotto le ceneri, attraverso una tenue fiamma tricolore già pronta ad incendiare i cuori di speranza ed i cieli di umana virtù.

Ricordatevi di osare sempre.

Cordialmente.

Ettore Mirelli


Condividi

Redazione Oraquadra

La redazione.

Lascia un commento