Le chitarre di Dodi Battaglia nel suo libro “Le mie 60 compagne di viaggio”

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Bologna. «Sono le mie compagne di viaggio, 60 chitarre in più di 50 anni di carriera che tributo con questo libro per una soddisfazione personale, ma spero anche per tutti gli appassionati e che, per tutto questo tempo, mi hanno seguito in sala d’incisione e sul palco, in un viaggio che ha fatto la differenza nei brani dei Pooh».

Dodi Battaglia, storico chitarrista dei Pooh, ha sintetizzato così il libro “Le mie 60 compagne di viaggio” di grande formato (32×24) di ben 290 pagine per Azzurra Music, con copertina cartonata e sovra copertina.

«La prima fornitura di copie sta per esaurirsi e l’editore sta già lavorando a una ristampa – ha accennato – Con l’amico Domenico Fuggiano, il fotografo che ha saputo catturare la bellezza delle mie chitarre, ho realizzato un’opera completa come non mi succedeva da tempo».

«Ho provato una emozione davvero forte nel toccare, guardare, fotografare questi meravigliosi strumenti, sapendo che gran parte delle chitarre hanno fatto la storia della musica pop italiana – ha commentato Fuggiano, nativo di Castellaneta – Abbiamo finito tardissimo e il giorno dopo ho fotografato gli amplificatori e le testate e fatto la foto panoramica con Dodi al centro delle sue compagne compiaciuto e fiero. Un ruolo importante l’ha avuto Elena Graziosi che mi ha aiutato in fase di progettazione, di realizzazione e sviluppo del progetto».

La prima chitarra di Dodi non è contenuta in questo libro.

«Purtroppo, sì, non fa parte di questo libro – ha apostrofato – Me la regalò mio padre e ricordo che costava 3 mila lire. Il mio primo approccio con la musica fu una fisarmonica quando avevo 5 anni con il grande desiderio di suonarla».

Nel 1968 Dodi entrò nei Pooh grazie a Valerio Negrini e Roby Facchinetti.

«A quei tempi suonavo con un gruppo a Bologna – ha ricordato – Avevo 16 anni e loro vennero a trovare il cantante, mi videro suonare e, grazie alla loro lungimiranza, entrai a far parte dei Pooh: allora suonavo abbastanza male perché avevo iniziato con la fisarmonica molto presto ma poi ho bruciato le tappe con la chitarra».

Gli anni trascorsi con lo strumento lo hanno portato ad arrivare a un suo suono riconoscibile.

«Ho una maniera di suonare molto nervosa, d’impatto, energica e grintosa – ha confessato – La chitarra elettrica risponde al tocco amplificato del chitarrista: sono arrivato a un suono familiare presso il pubblico grazie agli studi che ho fatto dagli anni settanta, ascoltando Al Di Meola e Paco De Lucia, alla tecnica per incrementare questa particolarità del tocco, di un suono non troppo sofisticato, attaccando la spina e suonando subito. In “Una canzone per te” di Vasco Rossi suonai la chitarra in diretta nel banco di missaggio».

Dodi Battaglia ha suonato tutte queste chitarre durante la sua carriera.

«A seconda del brano prendo la chitarra che mi può dare il suono dei sentimenti – ha sottolineato – Sono un ‘fenderiano’ convinto e per me è irrinunciabile la Fender Stratocaster 1960 sia in sala d’incisione che quando affronto la vita ricca di esperienze delle tournée: Non rinuncio però anche alla Stratocaster 1957 di colore nero e alla Stratocaster 1958 di colore sunburst».

In “Tanta voglia di lei”, uno dei più grandi successi dei Pooh, Dodi non suonava una Fender.

«Sì, è vero, suonavo una Gibson Les Paul ma era secondaria nel pezzo perché lì cantavo – ha osservato – Quel brano fu il primo posto in classifica dei Pooh e la chitarra aveva il ruolo di accompagnamento».

 

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