Vittorio Del Piano: Spirito Puro alla ricerca di Medi/Terra/Nea. Omaggio all’artista nell’Ottantesimo della sua nascita

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Vittorio Del Piano (Grottaglie, 12 gennaio 1941 – Taranto, 14 giugno 2014) è stato uno dei maggiori esponenti della corrente artistica della Neo-avanguardia e dell’Arte concettuale in Puglia e in Italia, operando anche all’estero. Ha lavorato in contatto stretto con artisti ed intellettuali come Guido Lenoci, Rafael Alberti, Pierre Restany, Jacques Lepage, Gillo Dorfles, Ugo Marano, Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti, Michele Perfetti,  Adriano Spatola, Carlo Bo, Salvatore e Alessandro Quasimodo; ha a lungo collaborato con l’Ecole de Nice. Docente all’Accademia di Belle Arti di Bari, la sua attività didattica è stata affiancata da una continua ricerca e produzione artistica espressa con innumerevoli mostre personali e collettive, happenings, performances, eventi multimediali in gallerie d’arte, edifici pubblici e spazi urbani. Teorizzatore dell’Arte Pura e fondatore di Medi/Terra/Nea Città dell’Arte Pura, ideatore delle “Biografie per immagini” di illustri personaggi del mondo dell’arte e della cultura, le sue produzioni sono oggi oggetto di studio e di tesi di laurea e di dottorato

GROTTAGLIE (Ta) – Scrivere di Vittorio Del Piano è un’operazione assai complessa perché la sua ricerca etico-estetica spaziava in diversi campi del sapere. Egli è stato un artista ed un teorico che è andato oltre i confini del nostro territorio diffondendo le sue idee a livello internazionale; un intellettuale di spicco nell’ambito della ricerca dell’Arte Visiva e non solo; una punta di diamante che taglia e annulla gli stereotipi preconfezionati di un linguaggio visivo dell’estetica corrente, oltre a quelli di un mercato regolato da interessi esclusivamente privati dei faccendieri dell’arte. Era un creativo ma anche un teorico illuminato, le sue vedute trapassavano l’esistente, il già visto, per cercare “oltre”. E questo mi piaceva.

La sua attività d’artista spaziava dalla scrittura alla grafica, dalla Poesia Visiva alla Poesia Sonora, in correnti  letterarie ed artistiche attive nel clima della Neo-avanguardia a partire dagli anni ’60, nella quale Del Piano è stato uno delle presenze più significative insieme ad E Miccini, L. Pignotti e Sarenco, Arrigo Lora Totino, uno dei padri della Musica Liquida italiana.

Vittorio Del Piano, De-collage, 2012, collezione privata
Vittorio Del Piano, De-collage, 2012, collezione privata
Vittorio Del Piano, De-collage, 2012, collezione privata

Vittorio era una persona ed un artista assai generoso con tutti gli amici e i colleghi di lavoro, non era mai solo.

I suoi compagni d’avventura erano sempre con lui per seguirlo nell’itinerario ideale, immaginario e mitico, un viaggio nell’ignoto da esplorare per raggiungere lo spazio luminoso dei luoghi dove la sensibilità può affermarsi liberamente e naturalmente. Io non sarei stato la stessa persona se alla fine degli anni Sessanta non lo avessi incontrato, e grazie a lui ho conosciuto, tra gli altri, anche Pierre Restany, Jacques Lepage e Alessandro Mendini.

Se fosse stato solo un artista, noi, di fronte alle sue opere, avremmo espresso semplicemente il nostro sentire. Per lui l’arte è sempre stato un veicolo per comunicare: “la ComunicAzione visiva è il mezzo per comunicare a tutti”, diceva. Le sue Oper/Azioni sono il rilievo e la proiezione del mondo reale. E’ per questo che scriveva Oper/Azione con la A maiuscola. L’immagine della parola la dice tutta, è l’espressione concettuale del suo fare.  Il suo coraggio, la sua tenacia ma anche la sua determinazione nell’affrontare i problemi erano d’esempio a tutti.

Sempre pronto e disponibile, nel 1994 contattò A. Mendini e lo invitò a tenere una lezione di design, davvero illuminante,  ai miei studenti di Tecnica della Grafica e della Pubblicità, allora insegnavo Progettazione di Grafica Pubblicitaria all’Istituto Cabrini di Taranto.

La sua naturale vocazione di leader e la sua grande capacità di creare e realizzare eventi, nazionali ed internazionali, rese possibile, nel 1974, la fondazione della Cooperativa Culturale Punto Zero di Taranto, che condusse per moltissimi anni offrendo la possibilità a molti artisti di esprimersi.

Vittorio era anche un rompiscatole, puntiglioso e insistente nelle sue richieste. Ma quello che davvero ci univa era il senso ludico dell’arte, realizzare un’Oper/Azione insieme a lui era una festa, qui mi vien di raccontare un aneddoto simpatico in quanto caratterizzante della sua personalità imprevedibile!  Un giorno mi raggiunge senza preavviso e mi dice: “Pino, questa notte progetterò Mediterranea che nasce dal mare, mi dai una mano?” E io: Si!

Entrammo nel tardo pomeriggio, forse alle 18, nello studio dell’Architetto Antonio Fanigliulo a Grottaglie e via a progettare, disegnare senza sosta, tutta la notte senza dormire un momento. Sembravamo degli invasati ma si procedeva con continuità e naturalezza. Mangiammo al volo solo un pezzo di focaccia acquistata in un forno lì nei pressi dello studio. Uscimmo dall’atelier dell’architetto alle 7 del mattino seguente con gli occhi cerchiati e un rotolo di sei lucidi di cm 100 x 140: avevamo progettato Medi-terra-nea, l’utopica Città/Asilo per tutti gli spiriti puri e sensibili che sorge e si erge per due terzi sopra il livello del nostro mare dipinto di Azzurro.

Uno dei tanti esempi di attività concreta è la sua battaglia condotta sin dai primi anni Novanta per il rientro a Taranto della Persefone Gaia, una magnifica scultura in marmo pario attualmente custodita al Museo Altes di Berlino.

Dal volumetto “La Persefone Gaia – La Dea in Trono di Taranto – Omaggio Mediterraneo Dall’Esilo-All’Asilo… Alle soglie del III Millennio” di Sabrina Del Piano e Vittorio Del Piano, ed. Mediterranea Ediart & D’Ams – Taranto, 1994, pagg. 34-35
Cartolina-invito per l’evento Alle origini dell’Arte Pura – Omaggio a Vittorio Del Piano, Grottaglie, 2014

È stata una battaglia appassionata condotta da Del Piano per oltre 20 anni, documentata in vari scritti inviati ai diversi Ministri e Presidenti della Repubblica in carica nei relativi periodi.  Questo suo interesse appassionato si legge in tutta la sua totalità nell’OperAzione concettuale di ASILO-ESILIO e di questo ci può parlare  Sabrina sua figlia. Una personalità poliedrica quella di Sabrina. Archeologa preistorica, geomorfologia, esperta in analisi dei paesaggi. Operatrice culturale, ideatrice di eventi artistici. Ha seguito costantemente tutte le fasi e l’evoluzione della preziosa ricerca di Vittorio.

Cara Sabrina, puoi dire qualcosa di più dell’opera concettuale di tuo padre “ASILO-ESILIO” , cosa cercava di comunicare?                    

«Asilo/Esilio è uno dei concetti-radice, o concetti-cuore del Manifesto di Medi/Terra/Nea, e attraversa come un sottile raggio laser tutta la produzione di Vittorio Del Piano senza abbandonarlo più, dal momento della sua prima declamazione nel Manifesto stesso fino alla sua ultima opera. Come emblema, simbolo e archetipo di questo concetto, egli elegge e adotta la Dea in Trono, una statua di marmo pario risalente alla metà del VI sec. a. C. raffigurante una divinità femminile arcaica inizialmente creduta Persefone e più recentemente, in seguito a puntuali studi effettuati dalla dott. Mertens, archeologa tedesca, identificata con una Afrodite Regina. Vittorio leggeva l’Esilio della Dea come l’esilio di tutti gli Artisti Puri, e la sua battaglia per il ritorno all’Asilo dell’opera d’arte nella sua terra d’origine era la battaglia combattuta per riconquistare l’Asilo degli Spiriti Puri, per aprire il varco a una serie di ritorni, di nostoi, un po’ come i poemi omerici perduti. Il nostos della Dea in Trono non è mai avvenuto, perché l’unica e sola originale Dea in Trono si trova ancora oggi in Germania, conservata nell’Altes Museum.   Il concetto di Asilo/Esilio interpreta, quindi, lo stato d’animo dell’Artista Puro che, non riconoscendosi nelle leggi del mercato dell’arte, rifiutandole, vivendo quindi in “terra straniera”, cerca altri Spiriti Puri e Sensibili con i quali esprimersi, scambiare esperienze, pensieri, generare Arte Pura. Vittorio riconosce come inadatto, inospitale ed ostile (Esilio) l’ambiente sociale in cui l’Artista Puro si muove ed opera, perché limita le sue libere espressioni e le leggi di mercato lo condizionano. I “mercanti d’arte”, come i galleristi collezionisti, rendono schiavo l’artista perché pur di vendere lo inducono a produrre qualcosa che il mercato stesso chiede, ma che non corrisponde allo slancio interiore dell’artista; egli non è più libero di esprimersi, non fa più Arte Pura, ma crea un “prodotto” che non è possibile neanche più chiamare “arte”. Ecco che nasce l’esigenza di cercare un “luogo” (Asilo) in cui tutti gli Artisti Puri trovano accoglienza, si riconoscono, si trovano a loro agio, sono liberi di esprimere tutto il loro mondo interiore e la loro creatività, in cui collaborano, operano, vivono. Il luogo d’eccellenza dell’Asilo/Esilio è la Città di Mediterranea, una utopica costruzione a forma di piramide, fatta di cristallo trasparente, organizzata in più piani con alloggi privati, spazi comuni per lo studio e la socializzazione, autosufficiente sotto l’aspetto energetico che, per un terzo immersa nelle acque del Mar Mediterraneo, solca il mare contenendo e trasportando dolcemente in sé tutti gli Artisti che accettano il Manifesto e si dichiarano Cittadini di Medi/terra/Nea. Inutile cercare questa meravigliosa costruzione, tutto quel che di materiale c’è di essa, è un progetto su fogli che fu disegnato a mano ed esposto all’Expo Arte di Bari nella primavera del 1985. Ma poiché è stata pensata, e sognata, e desiderata come luogo per eccellenza di Asilo/Esilio, Medi/Terra/Nea vive nella mente e nello spirito di tutti coloro i quali si sono autodichiarati Artisti Puri, e quindi suoi abitanti. Vittorio dichiarò, nel Manifesto, che proclamava Sindaco di Medi/Terra/Nea Pierre Restany, sottolineando che nessun altro ne avrebbe potuto ricoprire il ruolo, simbolico e non. Nel corso della sua vita Vittorio ha cercato e “stanato” molti Artisti Puri; certi erano consapevoli di esserlo, altri lo sono diventati entrando in contatto con Del Piano e ascoltando, come fosse un racconto mitologico, la spiegazione di cose fosse la Città dell’Arte Pura.

In definitiva, Asilo/Esilio è l’autobiografia di Vittorio; l’espressione delle sue profonde esigenze di artista e di uomo, il suo desiderio di un mondo migliore, di una “città a misura d’uomo”, come ripeteva spesso. Entrando in contatto nel 1979 con il Manifesto del Naturalismo Integrale di Pierre Restany, Vittorio si risveglia a sé stesso, scopre la sua missione d’artista e tutto il resto della sua vita professionale e privata prosegue sotto il segno di questo salto di consapevolezza, da cui ovviamente non può tornare indietro. Una volta raggiunto un certo grado di coscienza, è impossibile regredire, è una legge fisica: la seconda legge della Termodinamica. Non so se Vittorio la conoscesse, certamente la esprimeva mirabilmente nelle sue opere, con tutti i materiali e tutti i canali espressivi che ha usato – che sono stati davvero tanti. Era uno sperimentatore infaticabile, si divertiva a scoprire linguaggi nuovi, ma il concetto espresso rimaneva sempre lo stesso, immutabile: Arte Pura e Medi/Terra/Nea.

Oggi ormai questa parola è totalmente inflazionata: la ritroviamo come il titolo di una canzone, come il nome di una struttura sportiva, viene usata abbondantemente anche in campo mediatico e culturale. Ma nell’accezione di Vittorio Del Piano, così frazionata, scomposta e ricomposta, essa esprime una serie di significati concettuali profondi, non è solo il riferimento alla “terra”, al Mare Nostrum, alla nostra connotazione e collocazione geografica. Questa potrebbe essere solo una delle prime, più evidenti ed intuitive letture del concetto, ma chi si ferma qui non ha neanche visto all’orizzonte la Città dell’Arte Pura, ne ha solo sentito l’eco eppure si illude di esserci entrato».

Grazie  Sabrina, il tuo scrivere ci ha indicato quella strada sottile che porta a Medi/Terra/Nea.

Del Piano era anche un magnifico performer. Famosa la sua espressione nel dichiararsi “video-teppista” quando con il suo Video Tape riprendeva e documentava le varie situazioni sociali nei più disparati luoghi. Ne ricordo una per tutte: La Città, se non è per l’uomo, non è Città, operazione realizzata a Taranto a Piazza della Vittoria nel1973, con la presenza e il contributo di Pierre Restany.

Taranto, Piazza della Vittoria, 1973, “Taranto fa l’amore a senso unico”. Michele Perfetti scrive con la bomboletta spray, Vittorio Del Piano (primo a destra) e Michele Albenzio, a destra di M. Perfetti, in abito chiaro

Del Piano introdusse lo studio della ricerca della comunicazione e della tecnologia dei  mass- media nei programmi della sua Cattedra, all’Accademia d’Arte di Bari, a partire dal 1980.

Così scrive un suo alunno nel web non meglio identificato: «Nell’ambito studentesco ha goduto di una considerazione speciale, lo abbiamo sempre sentito uno di noi, per questo essere uomo e artista allo stesso tempo. Pronto ad elogiare, a stimolare, a criticare senza sconti. Esortava i sui studenti a calarsi nella realtà urbana per captare e percepire i segnali socio-culturali per conoscere il vero e il presente, per poi esprimersi con il proprio linguaggio che non fosse lo stereotipo banale del già visto e già sentito. Quello che veniva percepito doveva essere analizzato destrutturato e ricomposto a modo proprio per comprenderlo di più ed esprimersi con un linguaggio visivo originale, puro e di facile comprensione».

Ho chiesto a Michele Brescia, che ha conseguito il Dottorato di Ricerca presso l’Università degli Studi Roma Tre, informazioni sulle attività della Cooperativa e delle pubblicazioni prodotte in materia di Poesia Visiva.

Può dirci qualcosa di più a proposito del valore e delle attività della Cooperativa Punto Zero e del contributo che ha dato il suo Presidente Vittorio Del Piano all’evoluzione del linguaggio Verbo-Visivo? Dove l’ha portata il suo spirito di ricerca in relazione a tale corrente artistica negli anni ’70’80?

«Il centro Punto Zero ha visto il coinvolgimento diretto di intellettuali nazionali ed europei nelle iniziative promosse senza soluzione di continuità a Taranto e nella provincia jonica per tutto il decennio 1970-1980, iniziative nate dalla necessità di ripensare lo spazio urbano, sin da allora caratterizzato dalla presenza del complesso siderurgico dell’Italsider e segnato da una emergenza abitativa senza precedenti. Una sensibilità che rientrava nel solco tracciato dalle lotte politiche deflagrate in Italia negli anni Settanta, periodo scandito da acute tensioni sociali e violenti conflitti politici, ma anche dall’entrata in vigore di una serie di importanti provvedimenti legislativi nell’ambito della liberalizzazione degli accessi all’università, del diritto di famiglia, del divorzio, e dall’occupazione di spazi inediti lasciati alla creatività e alla coscienza civica delle comunità territoriali considerate tradizionalmente come periferiche.

La spinta rivoluzionaria e contestataria del sistema politico vigente che contraddistingue le attività della cooperativa Punto Zero segna, ad esempio, una tappa importante nella mostra No all’abrogazione della legge sul divorzio, allestita nel maggio del 1974 negli spazi espositivi del laboratorio culturale tarantino. In questa occasione sono tanti gli artisti e gli intellettuali arruolati per dar voce ad una istanza di cambiamento e di riforma sociale: Miccini, Pignotti, Spatola, Marcucci, Lora Totino, Ori, Anna e Martino Oberto e tanti altri protagonisti delle esperienze verbo visuali, distribuiti sul territorio nazionale, sostengono l’iniziativa curata proprio da Vittorio Del Piano, rientrante nell’ambito della grafica di pubblica utilità. È proprio lo stesso Del Piano a spiegare il significato dell’operazione nel testo riprodotto nel catalogo: “Gli artisti italiani, con le loro opere grafiche tutte originali, danno un senso preciso ed una funzione alla rassegna ‘No all’abolizione del divorzio’ che si pone anche come ipotesi di ‘spazio’, dove e come definire una possibile sintassi dei rapporti sociali e quindi della inequivocabile funzione sociale dell’arte. Gli artisti, gli intellettuali che rappresentano, in quanto tali, il massimo grado della coscienza di un popolo, insieme a tanti altri impegnati socialmente, sono con questa mostra-documento e con i loro progetti per un manifesto, un riferimento preciso, per quanti ancora non hanno potuto maturare l’intera problematica”.  Questa mostra vede, peraltro, il coinvolgimento di Eugenio Miccini giunto a Taranto per rappresentare un recital itinerante, un contributo poetico teatrale al dibattito sul divorzio, in concomitanza con l’inaugurazione della mostra: ancora una volta la prova di un dialogo, costante nel tempo, fra il centro Tèchne di Firenze, forse il più importante laboratorio di ricerca verbovisuale sorto in Italia, e la cooperativa culturale Punto Zero.

Un dialogo, quello fra gli interpreti nazionali e jonici delle diverse esperienze verbovisuali, che in realtà aveva preso le mosse da una riflessione corale racchiusa nel volumetto Spazio Combinabile, un libretto di venti pagine pubblicato nel 1971 dalle edizioni Tèchne, che raccoglie cinque interventi – firmati Bentivoglio, Grillandi, Miccini, Xerra, Maurizio Spatola – su un progetto di arredo urbano in forma modulare realizzato, per Taranto, proprio da Vittorio del Piano. Il volume viene corredato da alcune fotografie che documentano l’intervento Taranto fa l’amore a senso unico realizzato dall’artista jonico il 31 gennaio 1971 in piazza della Vittoria e in via d’Aquino, all’interno della manifestazione Taranto per una industrializzazione umana, promossa da Italia Nostra e dall’Università Popolare Jonica.»

Vittorio Del Piano in una performance del 1980, Castello Aragonese di Taranto

 

A Mauro, figlio di Vittorio, ingegnere ambientale in Consea srl (Martina Franca), responsabile progettazione e manutenzione impianti presso Irigom srl (Massafra), Gruppo Finsea, chiediamo: ci vuoi far partecipi di un momento operativo che hai vissuto con tuo padre?

«Era il periodo che andava dalla metà degli anni Novanta ai primi anni Duemila, quando lui realizzò molteplici annulli filatelici in collaborazione con le Poste Italiane, tutto il tempo libero a disposizione mio e suo era destinato agli “annulli”. Sceglieva un luogo, una città, un posto particolare… dal Castello di Leporano alla Laguna di Venezia alla costa di Pozzuoli per individuare un tema che gli stava a cuore… una ricorrenza, erano annulli dedicati alla Persefone Gaia (come l’aveva ribattezzata), a Salvatore Quasimodo ed anche all’allora Papa Giovanni Paolo II. Ricordo le notti insonni passate a progettare il timbro, le lettere di invito allora battute a macchina con la sua Olivetti Valentine (di Ettore Sottsass) che teneva sveglio me e buona parte del vicinato e poi i viaggi per l’Italia e le giornate passate coi funzionari delle Poste Italiane che “annullavano” qualunque foglio affrancato. Sceglieva i francobolli che avessero un significato per quell’annullo e cercava sempre di far commettere qualche errore agli “annullatori” come un timbro privo di affrancatura per avere un pezzo unico ed irripetibile da conservare o far diventare un suo “pezzo”. Nel bel mezzo del preparativo di un annullo la sera esce di casa dicendomi “ci vediamo più tardi” ma al mio rientro da una serata, verso l’una di notte, ancora non era rincasato, non era mai successo senza preavviso. Inutilmente provai a chiamarlo al telefono cellulare che risultava non raggiungibile, sapevo solo che nel pomeriggio era andato a Grottaglie, così immaginai che avesse avuto problemi con l’auto visto che per distrazione più volte era rimasto senza carburante. Così percorsi la strada tra Taranto e Grottaglie ma non trovai nulla, neanche nel tratto Taranto – San Giorgio,  si fece l’alba e non c’era traccia di lui. Iniziai a telefonare agli ospedali sia di Taranto che di Grottaglie ma nessun ricovero portava il suo nome. Iniziai a chiamare amici e parenti e scoprii che la sera era passato dalla sorella Gilda che gli aveva preparato degli ottimi panzerotti e con la quale era rimasto a parlare sino a mezzanotte dopodiché se n’era andato… dove? Gilda non lo sapeva. La mia ricerca, inutile, proseguì fino alle 11.30 del mattino ripercorrendo la strada Taranto-Grottaglie alla luce del giorno cercando qualsiasi segno. Arreso, mi ritirai a casa non sapendo più cosa fare. Verso le 11.45 sentii aprire la porta… era lui, che come se niente fosse rientrava a casa. Ero passato dall’essere preoccupato all’essere incuriosito ma anche innervosito dall’inutile agitazione che aveva causato a tutti, ma lui con tutta la calma del mondo mi spiegò che nella notte tornando a Taranto da Grottaglie aveva trovato la nebbia… ed aveva immaginato i viandanti di un tempo che lungo la Via Appia con i loro carri si fermavano per passare la notte… così per immedesimarsi aveva abbandonato la superstrada per percorrere vie secondarie di campagna non trafficate per poi fermarsi a fotografare la luna prima e l’alba poi… foto che avrebbe poi selezionato per una progetto “Lungo la Via Appia” ispirato da quella notte passata nella nebbia tra presente e passato».

Vittorio che parla alla Luna! Il tuo racconto tocca le corde degli Spiriti Puri, grazie Mauro.

Annulli filatelici negli anni Novanta,  Vittorio Del Piano (al centro) con operatori di PosteItaliane

 

Qui di seguito il contributo di Franco Le Grottaglie, un artista e un ottimo e tenace collaboratore di V. Del Piano, presente in molte manifestazioni programmate nell’ambito della Cooperativa Punto Zero. Franco, vuoi esprimere  un pensiero per Vittorio, visto che eravate così amici?

«Ciao Vittorio; è bello, ma anche doveroso, ricordarti ogni tanto. Lo facciamo oggi, insieme ai tuoi figli Sabrina  Mauro, e ai tuoi tanti amici e parenti, soprattutto per dirti che non hai mai smesso di mancarci…  Nel giorno del tuo ottantesimo anno possiamo solo ricordarti alimentando il nostro antico e sincero rapporto di amicizia con l’affetto di sempre. Non avrei mai potuto fare della mia città, San Vito dei Normanni, “meta d’obbligo” per l’arte contemporanea e attiva testimonianza dei fermenti culturali dei primi anni ’70 senza la tua determinante collaborazione. Io stesso non avrei avuto la possibilità di percorrere le sperimentazioni di quell’epoca senza la tua spinta determinante e i programmi della coop Punto Zero da te diretta.   Ancora ciao, caro Vittorio… sorvegliaci da lassù, ne abbiamo tanto bisogno».

Locandina-manifesto del Premio S. Vito dei Normanni, edizioni grafiche Coop. Punto Zero, 1975-76
San Vito dei Normanni (Br), 1990, da sinistra: Assessore alla Cultura, Alessandro Mendini, Vittorio Del Piano, Franco Legrottaglie, Pierre Restany (foto collezione privata)
San Vito dei Normanni (Br), 1990, di profilo: Sabrina Del Piano, alla sua sinistra: Alessandro Mendini (foto collezione privata)

Michele del Vecchio, fotoreporter e operatore culturale, collaboratore della Cooperativa Punto Zero. Era al tavolo di rappresentanza durante la presentazione del Manifesto dell’Arte Pura, a Bari, nel 1985. Gli abbiamo chiesto: quale ricerca fotografica ricordi con più piacere?   

«Certamente, vuoi per il riflesso di notorietà che una ricerca fotografica su 150 anni di Maricoltura a Taranto a Mar Piccolo, uno dei bacini di maggior produzione ittica e di pescicoltura del Meridione d’Italia, mi avrebbe dato, vuoi per la natura e la valenza del materiale pervenuto alla Cooperativa, date le interessanti finalità della Mostra stessa, ho ritrovato e riprodotto un trafiletto in originale dalla Cartella di presentazione della stessa. Questa ricerca fotografica, datata 1976/77, non in tempi proprio attuali con dovizia di tecnologie, mi inorgoglì molto perché Vittorio mi diede l’opportunità di cercare nell’Archivio di Stato e negli archivi dell’Istituto Talassografico, dove avevamo come riferimento il compianto amico e biologo Michele Pastore, anch’egli amico di Vittorio, lastre fotografiche, negativi mal conservati e in parte danneggiati che con attenzione e pazienza restaurai nella mia personale camera oscura, e poi sviluppai passando le notti sveglio. Che emozione mentre sotto miei occhi vedevo le immagini riprendere vita. Queste lastre di  vetro, fuori formato per i nostri tempi, ottenute le immagini, Vittorio le portò in tipografia e divennero le stampe, una novantina scelte da oltre 110 di partenza, che poi andarono a costituire il corpo della Cartella “Maricoltura a Taranto”, presentata in occasione dell’omonimo Convegno nel Salone di rappresentanza del Palazzo della Provincia, a Taranto. Ricercammo e consegnammo un documento interessante ai posteri come segno tangibile del perpetrarsi delle conoscenze e delle culture vissute nel nostro tempo. Per me fu una molla interessantissima che Vittorio seppe “tirare”, e ancora oggi gli sono grato. Fu il primo Convegno europeo sulla Maricoltura che si tenne a Taranto, con la presenza di rappresentanti di molti organismi europei affacciati sui nostri due Mari. Concludo ricordando che si trattava dei primi riscontri di una nuova operatività nel nostro meridione… di un conclave europeo. eravamo nel novembre del 1977, non mi dite che era poco».

Copertina della Cartella “Maricoltura a Taranto: com’era e com’è”, 1977 (collezione privata)
Stampa fotografica firmata in originale da Michele Del Vecchio, estratta dalla serie di immagini della Cartella “Maricoltura a Taranto: com’era e com’è”, 1977 (collezione privata)

 

Dopo tutte queste emozionanti testimonianze, mi sovvengono i momenti progettuali di cui ho seguito tutto il percorso creativo evolutivo ed operativo che insieme a Vittorio ho vissuto in un’esperienza che a parer mio raccoglie e sintetizza il suo fare d’artista. Un’opera rivoluzionaria. Sin dalla fine degli anni Sessanta si approfondivano i temi esistenziali del momento, era un periodo assai difficile in cui la “violenza era la regola”. Si cercava una movenza stilistica per un’Arte Libera, si maturava l’idea che la funzione dell’arte fosse uno strumento di lotta culturale che aprisse nelle coscienze uno spazio corrispondente ai bisogni primari della vita dell’Uomo in piena armonia con la Natura. Dal 1977 il nostro dialogo sulla funzione dell’arte si faceva via via sempre più pressante; Vittorio stava maturando l’idea di una Città dove la gente quando si incontra si scambia un sorriso pur senza conoscersi. Questa idea venne approfondita negli anni anche perché Del Piano si confrontava con Restany in diverse occasioni dovute ad eventi svolti nel nostro territorio pugliese. Nel 1982 l’idea di una Città Nuova è quasi definita nella sua bozza.

Nell’estate del 1984 Vittorio Del Piano è a Nizza con la sua famiglia, la moglie Jo e i figli Sabrina e Mauro. Discute con Jacques Lepage e Pierre Restany la sua idea degli Spiriti Puri e Sensibili, discute i contenuti, lo stile e la struttura di quella Città ideale che è Medi/Terra/Nea, la città dell’arte Pura. Da Nizza mi invia, giorno per giorno, le bozze del Manifesto dell’Arte Pura, lo scambio di idee è continuo e produttivo.

Egli elabora e redige il Manifesto dove indica senza voler essere persuasivo le linee essenziali di un’Arte libera da ogni tipo di compromessi che egli definisce “Arte Pura”. E’ Medi/Terra/Nea, la città bagnata dal blu di Yves Klein, «il luogo della libertà delle idee e degli spiriti puri…» così come dice Del Piano. Alla fine dell’estate il Manifesto è pronto e viene poi presentato da Pierre Restany, Jacques Lepage e Vittorio del Piano all’Expo Arte di Bari a marzo del 1985.  Nella stessa estate del 1982 fonda Medi/Terra/Nea, la Città dell’Arte Pura.

Pierre Restany e Vittorio Del Piano, da Manifesto dell’Arte Pura, pag. XI, 1985
Vittorio Del Piano siede con Jacques Lepage nel  suo giardino di casa a Nizza,  da “Manifesto dell’Arte Pura”, 1985 (rielaborazione grafica S. Del Piano)

Ho chiesto a Sabrina, lei allora adolescente al tempo della redazione del Manifesto, le sue impressioni dei momenti vissuti a contatto con il padre, Pierre Restany e Jacques Lepage. Cosa ricordi dei discorsi fatti dai personaggi di così alta levatura?

«Ho dei ricordi simpatici e divertenti riguardo ai personaggi che citi. Per esempio, Jacques Lepages, già settantenne, veniva a trovare Vittorio nella nostra casettina in collina a Nizza, e lo accoglievamo nel piccolo giardino che Vittorio si dilettava a curare personalmente. Ogni sera, al tramonto, innaffiava e si beava dei profumi e degli aromi che la terra sprigionava, e con la terra le varie piante: il cespuglio di rosmarino, la menta, il lampone, i gigli rosa, il papiro, il pruno… ecco, in questa cornice accoglievamo Lepage che, accomodato in un angolo fresco, di buon grado cominciava a parlare. Parigino, aveva un modo di fare molto aperto e caloroso, tipico del francese del Sud. Mia mamma traduceva, paziente, e la conversazione durava non meno di due ore. Avevamo preso l’abitudine di invitarlo di domenica mattina, in modo tale da tenerlo a pranzo – pranzo all’italiana, si capisce, con lasagna al forno e caffè con la moka -, per poter approfittare di un tempo più lungo per dialogare. Vittorio parlava, Lepage lo seguiva silenzioso, e ogni tanto prendeva appunti. Se ne andava un po’ frastornato, mentre Vittorio sarebbe andato avanti fino al giorno dopo. Parlare d’arte lo galvanizzava. Di Pierre Restany ricordo la sua signorilità, il suo tono di voce vellutato, l’andamento scandito delle sue frasi, l’estrema padronanza del linguaggio e della scelta dei termini, mai casuali, che rivelavano la sua cultura. Anche di Restany ho ricordi legati a pranzi e cene, che oltre ad essere un momento ricreativo molto gradito a Vittorio e a Pierre, erano un espediente per ottimizzare il poco tempo che avevano a disposizione; tra un aereo e l’altro, Restany era sempre in viaggio per conferenze, mostre d’arte, eventi. Rammento la sua passione per l’aragosta con la majonese fresca consumata prima di una sua partenza dall’Aeroporto di Brindisi; ma anche la sua preferenza per le orecchiette fatte a mano, con le cime di rapa, consumate a Bari. In quell’occasione c’era anche l’architetto Alessandro Mendini, erano scesi da Milano per il “Museo della Sensibilità Mediterranea”, un progetto ambizioso realizzato da Vittorio in un residence alle porte di Talsano -Taranto: oltre 40 pannelli  modulari ceramici, realizzati dalla Gubbio Ceramiche, ancora oggi visitabili: si trovano in ogni androne d’ingresso, collocati sulla parete principale dell’ingresso. Artisti internazionali, pannelli di circa 2 metri per 3 ciascuno. Un progetto che, a quanto mi risulta, non ha pari nel Meridione d’Italia; un simile intervento nel tessuto urbano lo troviamo sulla costiera Amalfitana, tra Cetara e Salerno, ad opera di Ugo Marano, tra l’altro presente nel Museo della Sensibilità Mediterranea con un suo contributo. Torniamo a Pierre Restany; era un indistruttibile consumatore di gin tonic i cui sorsi alternava a lunghe boccate dei suoi sigari habaneri. In quest’atmosfera nascevano le migliori conversazioni tra Vittorio e Pierre; per me sono state preziosissime lezioni di storia dell’arte contemporanea di cui ancora oggi sono grata, a entrambi.»

Dal Manifesto, mi piace riportare alcuni punti salienti che permettono di comprendere appieno il lavoro di Del Piano su  Medi/Terra/Nea. Da Avvertenze (pagg. 21 – 22):

Queste idee si diffonderanno grazie alla loro “purezza”. In primo luogo perché oneste ed estremamente modeste, in secondo luogo perché riguardano l’attuale momento di scadimento della sensibilità più generale legato all’arte e agli artisti, il divenire e il mutare della sensibilità estetica ed il ruolo dell’artista e la volontà di aprirsi al 2000 e oltre, tentando di voler mutare la propria condizione di “marginalità”, anche in altre aree privilegiate, restano parcellizzate e ghettizzate unitamente ad un certo critico (povero di sensibilità) e ad un certo mercante (ricco di avidità) i cui modelli, vuoti culturalmente, confondono oggi i meno attrezzati senza nessuna utile funzione alla civiltà di domani.

Da “Mediterranea, Città del Mare, Arte-Pura e natura. (pagg. 56 – 57 – 58):

Il principio del Blu, dell’azzurro risonante, per “Mediterranea” è il mare – è la Città dell’acqua, del sole, del fuoco, della terra, del vento… – “Mediterranea e la Città dell’Arte-Pura”. La cultura dell’immagine dichiara sempre gli inesorabili agganci, le colpevoli manipolazioni, fino a Yves Klein, che finalmente crea-fa il “BLEU” annullando tutti gli antichi diaframmi tra il mare e il corpo, vivendo nel “BLEU” del cielo e del mare. Tra uomo e mare, tra uomo e città, tra arte e città, vi è più di una relazione collegabile allo spirito mediterraneo, collegabile alla Polys Greca, ma i flussi, i legami cromatici-sensibili-visibili tra uomo-città-mare, sono resi e trasmessi al mondo da un operatore-estetico inconsapevolmente storicizzabile: “l’Artista-Puro”, con un “Materiale-legante” che è un mezzo in divenire nell’“Arte Pura”, in “Mediterranea” città al centro del “BLEU DEL MARE.

Da un’intervista rilasciata a Vincenzo Petrocelli e pubblicata sul Corriere del Giorno (di Puglia e Lucania):

Quando si parla di Arte Pura, tu cosa intendi? Chiediamo a Del Piano.

«Nel cuore di Mediterranea, la città della liberazione, deve ardere una coscienza politica pura, deve vivere una sensibilità estetica pura, ogni cosa deve essere animata da uno spirito libero nuovo; bisogna tendere ad un naturalismo estetico che salvaguardi l’uomo, la natura, l’ambiente. La matrice a cui si fare riferimento è il Naturalismo integrale di Pierre Restany…»

Ritorno con la mente al 5 marzo 1985, c’è l’inaugurazione dell’Expo Arte di Bari, Fiera dell’Arte contemporanea. Siamo nello stand di “Videoartesperimentale Taranto/Nizza – Nizza/Taranto”. Le opere del primo nucleo degli Artisti Puri, così definiti nel Manifesto dell’ARTE- PURA,  Denis Castellas, Vittorio Del piano Noel Dolla, Franco Gelli, Pino Lacava, Henri Olivier, installate il giorno prima, creavano un flusso magnetico che orientava  il pensiero verso Medi/Terra/Nea, la Città Dell’Arte Pura, immaginata da Del Piano. Le immagini pur nella loro complessità  erano essenziali, si integravano  tra loro, creando una rete concettuale che si espandeva  all’unisono,  comunicando  con diversi stilemi il contenuto di un Arte Libera da ogni compromesso ideologico se non quello «del bisogno di tendere ad un NATURALISMO ESTETICO, che salvaguardi l’uomo, la natura, l’ambiente>>  così come scrive Del Piano nel suo Manifesto. Non è stata una mostra nel senso tradizionale del temine ma era uno spazio olistico da percorre condotti da un filo invisibile che indicava la luce della Città dell’Arte pura; uno spazio che coinvolgeva i visitatori rendendoli attivi e partecipi. Ricordo tra le tante, l’opera di Del Piano: sette  coppie di cristalli disposti in verticale, uno sull’altra, tenuti da un filo invisibile. Stretti nei cristalli vi erano,  il Colore-Immagine più scritte e scrittura che rimandavano concettualmente all’idea del’acqua, del mare,  del cielo e dell’ambiente. Nello stand si sentiva un vociare silenzioso. Tutti cercavano di capire e facevano domande agli artisti presenti per cercare di comprendere di più.

 

 

Riproduzione delle serigrafie del primo nucleo di Mediterranea, 1985, dal “Manifesto dell’Arte Pura”, presentate all’Expo Arte di Bari nel medesimo anno

Il 7 marzo, due giorni dopo, ci fu la presentazione nella medesima sede, nella saletta delle conferenze stampa, del “<MANIFESTO> DI MEDI/TERRA/NEA CITTA’ DELL’ARTE PURA”, all’autorevole presenza di Jacques Lepage. Pierre Restany. Nella sala delle conferenze stampa c’è aria d’attesa, il tavolo dei relatori è pronto. Ogni invitato prende posto, pubblico e giornalisti accreditati.   Al  tavolo dei relatori oltre a Vittorio Del Piano  c’è Jacques Lepage, Pierre Restany ha inviato una lettera come suo contributo. Per qualche istante c’è silenzio poi inizia la presentazione del MANIFESTO di MEDI/TERRA/NEA CITTA’ DELL’ARTE PURA.

Del Piano, nel presentare il suo Manifesto, dichiara di dovere molto a Pierre Restany autore del MANIFESTO NATURALISMO INTEGRALE  e a Jacques Lepage per le conversazioni tenute a Nizza nell’estate del 1982  e 1984, dove si discuteva della struttura della CITTA’  e del concetto di ARTE PURA . Dichiara inoltre che «il Manifesto  di Restany è stato  come “una cascata di una sorgente pura”».

 

A Raffaella Del Giudice, diplomata all’Academia di Belle Arti di Bari, fine illustratrice, artista visiva, tra le più attente e valenti allieve di Vittorio Del Piano, chiediamo: può frugare nella sua memoria per lasciarci una testimonianza di Vittorio?

Vittorio Del Piano, Ritratto di Luca, collezione privata, 2007

«In tanti anni mai ho avuto un professore come sia stato lui, una personalità gigantesca e all’avanguardia. Sembrerebbero parole banali ma oltre ad essere stato un grande insegnante remando contro le tradizioni vecchie e stantie è stato anche una persona di cuore. Credo che in pochi l’abbiano conosciuto, in pochi hanno saputo apprezzare il suo carattere forte e irruento, una persona che ha rappresentato uno dei punti più alti dell’arte del nostro territorio, forse molto più in largo. La sua bellezza risiede anche in poche parole che ricordo ripeteva spesso “la mia più bella opera d’arte è mia figlia!”. Travagliato come tanti ma bello come tutti i genitori lui ha saputo comprendere che l’esserlo è stato un valore aggiunto. Ogni giorno si corre, tutti corrono, la maggior parte si dimentica di qualcosa che è insito in noi, la voglia e il desiderio di fare di più, andare avanti; scambiare l’amore per se stessi con l’amore per quello che di più caro hai attorno è stato un suo insegnamento, e di maestri come lui pronti a mettere il cuore, ne avremo sempre bisogno.»

 

Copertine dei volumi ideati e curati da Vittorio Del Piano facenti parte della serie “Biografie per immagini”: dall’alto in senso orario: Salvatore Quasimodo 2009 e riedizione 2018; Alessandro Mendini 2010; Gillo Dorfles 2012; tutti ed. Aga Editrice

 

 

 

 

 

 

 

 

Copertina del volume ideato e curato da Vittorio Del Piano facente parte della serie “Biografie per immagini”: Biografia di Alessandro Quasimodo 2014, ed. Aga Editrice 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi Vittorio Del Piano avrebbe compiuto 80 anni, a me piace pensare che ora egli è una luce dell’Universo e continua ad interloquire e progettare forme e linguaggi di valori universali insieme a Restany, Lepage e tutti gli Spiriti Puri.

Pino Lacava
Docente e artista

 

 

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Pino Lacava

Artista visivo e ceramista, sperimentatore d'arte, appartenente alla corrente della Neo Avanguardia New Dada. Ha esposto in collettive e personali nazionali ed internazionali, tra cui la Biennale di Venezia e la Biennale di Brera. Già docente all'Istituto "Cabrini" di Taranto di grafica. Operatore culturale.

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