“Il monello” di Chaplin, cento anni oggi

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di Stefania Romito

Charlie Chaplin,  è stato senza dubbio l’unico genio che il cinema abbia prodotto. Attraverso il personaggio impacciato di Charlot, che combina sempre guai, Chaplin attaccherà le convenzioni, criticando aspramente la società nei suoi diversi aspetti.

Indiscusso re della pantomima con incredibili abilità acrobatiche, per dare vita al personaggio di Charlot Chaplin inventa un trucco e un abbigliamento unico. Oggi ricorrono cento anni dal suo grande capolavoro cinematografico “Il monello”. Era il 1918 quando firmò il contratto per otto film per la cifra record di un milione di dollari. Un intero anno solo per girare “Il monello”. Un film autobiografico, tragicomico, profondamente commovente. Per Chaplin questo film rappresentò il raggiungimento di uno stile inedito che combinava la commedia e il dramma. Uno stile che riproporrà in seguito e che darà vita ad altri film di grande popolarità. “Il monello” consacrerà al successo il piccolo protagonista di sei anni, Jackie Coogan che aveva dimostrato doti innate e una vera vocazione per la recitazione. La sua interpretazione modificò l’immagine stessa del bambino attore a Hollywood attraverso l’esplorazione di forme espressive fino a quel momento del tutto inedite.

“Il monello” di Chaplin si colloca nella grande stagione americana del cinema comico. Il riconoscimento dell’importanza di questo genere si ebbe ben presto in Europa da parte delle più sofisticate avanguardie intellettuali. Basterebbe ricordare l’evidente influsso del burlesque americano su un classico dell’avanguardia dadaista come “Entr’acte” (1924) di Rènè Clair e Picabia.

La realizzazione di un gag di effetto richiede un’esecuzione perfetta, in quanto deve centrare il bersaglio. Il burlesque americano fornisce il più sistematico repertorio di luoghi, situazioni, oggetti che definiscono lo spazio urbano e la “civiltà delle macchine”, realizzando quell’adeguamento dell’estetica alla nuova sensibilità modificata dalla velocità e dalla macchina che il futurismo aveva preconizzato.

La definizione dei meccanismi e della struttura del gag è uno dei problemi che ha affascinato maggiormente gli storici del linguaggio cinematografico. Non è possibile stabilire una legge unica valida per tutti anche perché diversa è la funzione dei diversi autori al gag. Tuttavia è possibile individuare, nella struttura del capovolgimento, il comune denominatore di gag diversi, come nella continua trasformazione di senso che Chaplin attribuisce agli oggetti, situazioni, stravolgendo usi e funzioni codificati.

Era il 1930 quando Chaplin incontrò Einstein. Il grande scienziato tedesco gli disse:  “Ciò che più ammiro della tua arte, è che è universale. Tu non dici una parola, tuttavia il mondo ti capisce.” “È vero,” rispose Chaplin “ma la vostra gloria è ancora maggiore: il mondo intero vi ammira, anche se nessuno vi capisce”.

 

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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista radiotelevisiva e scrittrice.

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