APERTAMENTE di Francesco L’ Assainato. Romanzo di rabbia, di morte e d’anarchia

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“Chi sono io?, Cosa ci faccio qui?, Io vado via.”

Figlio del sud, tra giustizia sommaria,  indifferenza e menzogna. L’abbandono di questa terra martoriata, che all’inizio del xx sec. tra il 1901ed il 1915, su circa 5.000.000 di emigranti italiani, 3.500.000 erano meridionali. Le navi salpavano sovraccariche di carne umana, sui fianchi del gigante di ferro fragorose si frantumavano le onde del mare, quel mare che porta speranze ed il sonno nelle lunghe notti porta i sogni e la veglia porta ricordi di antichi padri tra le pietre e la terra, la schiena piegata dal peso del sacco portato sulle spalle per la semina, fatica e sudore, costretti a non fermarsi fino all’imbrunire neanche per un misero pasto, per saziarsi bevevano vino e se non morivano di fatica morivano per il fegato distrutto dall’alcool, porta ricordi di antiche madri con il vestito più bello, il loro canto disperdersi la, dove è più forte il vento, il loro fiero riposo su giacigli tra fiori di campo verdi foglie di primavera dipinte arancione dal tramonto e fili d’erba pettinati dal vento.       

Fu doloroso separarsi dalle famiglie, molti di loro non si rividero più. Destinati nei campi per la raccolta di tabacco, caffè cotone e per i lavori più umili, l’arrivo e lo sbarco in America fu umiliante. I controlli medici erano severissimi, coloro che manifestavano solo una innocua tosse erano costretti a rimpatriare, alcuni pur di non affrontare il viaggio di ritorno tentarono la fuga, ma furono fermati dalle armi, altri si suicidarono buttandosi in mare. Anche i sogni di Nicola sacco di Torremaggiore e Bartolomeo Vanzetti di Villafalletto attraversarono il mare, gli Stati Uniti fu la loro meta, anarchici attivisti, uniti da ideali pacifisti,di tolleranza, di libertà Operaio in un calzaturificio il primo e pescivendolo il secondo, furono arrestati con l’accusa di omicidio di un contabile e di una guardia del calzaturificio, a nulla valse la confessione del detenuto portoghese Celestino Madeiros che li scagionava e furono condannati a morte.

L’ odio razziale, il clima repressivo, tipico dell’emergente dottrina totalitaria, orrore statunitense, italo tedesco e sovietico, prevalse. Il 9 aprile 1927 Bartolomeo Vanzetti si rivolse per l’ultima volta al giudice Thoier: “Io non augurerei ad un cane, ad un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della terra ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole, sto soffrendo perché  ero un anarchico e davvero io sono un anarchico, sto soffrendo perché ero un italiano e davvero io sono un italiano, se voi poteste giustiziarmi due volte e se potessi rinascere due volte Vivrei di nuovo per fare quello che ho fatto gia, sperando di fare tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione tra gli esseri umani.”

E Nicola Sacco rivolgendosi al figlio: ” Ricordati Dante, aiuta i deboli che gridano per avere un aiuto, chi combatte per la libertà e per i lavoratori.”

Il 23 agosto 1927 un miglio fu l’ultima strada che percorsero Sacco e Vanzetti, davanti alla sedia della morte i loro sogni si spezzarono. Come i sogni di Giulio Regeni che il 25 gennaio 2016 esce di casa per recarsi in piazza Tohrir senza mai arrivarci. Scompare ed il corpo nudo atrocemente massacrato fu ritrovato il 3 febbraio 2016 in un fosso lungo la superstrada che collega Cairo con Giza nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani.

Giulio Regeni ricercatore all’università di Cambridge, si trovava in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani e per questo fu torturato e ucciso perché secondo le indagini italiane fu ritenuto una spia. Tutto il resto e’ cronaca di questi giorni.

Il corpo presentava segni di tortura a tal punto che la madre lo riconobbe dalla punta del naso e disse: “Ho visto nel corpo martoriato di mio figlio tutto il male del mondo.”

Quel mondo in cui l’umanità libera e felice non avrebbe bisogno di eroi, patrioti, partigiani, martiri, DONNE CORAGGIO.

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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