APERTAMENTE di Gianfranco Coccia. Una Shoah dimenticata, quella a Stelle e Strisce

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Oggi 1 febbraio é anche il giorno della memoria degli indiani d’America, ma pochi ne parlano, soprattutto, negli States. Cambiano i presidenti, ma le ferite rimangono. Questo ho potuto anche accertarlo di persona durante un recente viaggio di quattromila chilometri lungo ben otto Stati del Far West.

Gianfranco Coccia nella Monument Valley, Utah

I discendenti dei Nativi, come orgogliosamente si ritengono oggi quelli che più di qualcuno, non solo di quelle parti, chiamano ancora Pellerossa, vivono nella maggior parte nelle Indian  Reservation, disseminate in molte zone, per la maggior parte in quelle fredde del nord ovest. Altri, nel tempo, hanno tentato di integrarsi alla ben peggio nelle aree soprattutto suburbane delle grandi città.

Essi giustamente difendono le loro radici, la loro Storia, la loro cultura, le loro tradizioni, alle quali, pur nelle grandi difficoltà in cui mediamente vivono, dignitosamente non intendono rinunciarvi.

Ritratto di capo indiano

Si calcola che dal Cinquecentoquando arrivarono gli europei, sono morti centoquattordici milioni di Nativi in nome della colonizzazione, vittime di una catastrofe demografica, che negli anni si é sistematicamente realizzata con forme e modalità più diverse: dalle stragi indiscriminate ordinate dalle giacche blu nei loro accampamenti, con annessi stupri e mutilazioni orribili, alla sterilizzazione coatta, attuata con l’inganno e le minacce che coinvolgeranno 85 mila uomini e donne, dalla diffusione di epidemie di vaiolo, alla forzata colonizzazione dei loro territori. Ma non ultime, finanche le guerre tribali, fomentate dal grande Padre Bianco che viveva a Whashington, applicando il metodo romano del divide et impera e nel Novecento l’avvio all’uso di alcolici e droghe letali.

Tutto scientemente pianificato, il Congresso che approva leggi apposite per autorizzare la pulizia etnica, tra le altre, l’Indian Removal Act, che dava il via libera alla deportazione di nativi per ragioni di sicurezza nazionale, sin che si arriva nel 1890 alla conquista del selvaggio West.

La filmografia americana ha per decenni esaltato l’eroismo dei bianchi che volevano portare la civiltà verso la nuova frontiera, le Guerre Indiane hanno glorificato un’epopea, come le nostre tre Guerre d’Indipendenza, i crimini commessi spacciati per imprese epiche. Ma, finalmente negli anni Sessanta, matura  anche nel Nord America una nuova consapevolezza civile, il pacifismo, le lotte per i diritti civili; muta la visione a favore dei pari diritti di ogni gruppo etnico. Così comincia ad essere messa in discussione la retorica della frontiera e vengono prodotti film, iniziando da Soldato Blu per finire a Balla coi lupi, che raccontano la controstoria, ma dal punto di vista dei più deboli.

Delicate Arch, Moab, Utah (foto G. Coccia)

Ai presidenti di un tempo altri ne sono seguiti ed altri ne seguiranno, ma rimarrà sempre aperta la ferita  di questa Shoah a stelle e strisce, perché i nativi di oggi non potranno mai dimenticare, anche in assenza di eventi rievocativi e celebrativi di un popolo, che ha visto volare nelle celesti praterie oltre cento milioni di loro in cinquecento anni.

Monument Valley, Utah (foto G. Coccia)
Gianfranco Coccia Economista d’impresa

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Gianfranco Coccia

Economista d'impresa

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