Libri e recensioni. “La Città dei vivi” di Nicola Lagioia ed. Enaudi, questa volta recensione di un prof di matematica

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La Città dei vivi, di Nicola Lagioia, è un libro che racconta la storia realmente accaduta di due giovani, Manuel e Marco, che, la notte tra il venerdì 4 e sabato 5 marzo 2016 , si rendono complici ed esecutori dell’assassinio brutale di un ragazzo di 23 anni, Luca Varani, vittima sacrificale del loro gioco perverso e omicida,seviziato con 100 tra coltellate e martellate e poi lasciato morire dissanguato.

L’autore, attraverso un’analisi circostanziata della personalità e del vissuto dei protagonisti, oltre che delle situazioni e dei contesti popolarborghesi in cui l’efferato delitto si compie, ci rilascia un quadro davvero raccapricciante e drammatico dell’imponente degrado sociale e culturale in cui versa la “Città eterna” (esclusione sociale, il sorgere di nuove forme di aggressione sociale , l’aumento della violenza, la perdita d’identità, il narcotraffico e il consumo crescente di droghe , in particolare di cocaina).

La cocaina scorre a fiumi e va diffondendosi sempre più in tutti i gruppi sociali ed economici, specialmente tra   i giovani , nei quali si assiste ad un uso incontrollato che ne modifica negativamente il comportamento biopsichico e lo stile di vita.

Il concorso di alcuni fattori concomitanti, tra cui la fragilità emotiva e psicologica, innescano quel male di vivere che affonda le radici in specie nei rapporti famigliari , nel distacco affettivo genitoriale ( burn not genitoriale) rispetto alle complesse situazioni di vita e di sviluppo intimo dei figli.

Così Manuel e Marco, in un appartamento al decimo piano del Collatino, alla periferia di Roma, senza un movente apparente, uccidono un ragazzo di 23 anni dopo averlo torturato per ore.

L’amicizia tra i due giovani scaturisce da un incontro intimo inconsueto, in cui Manuel, affetto da una sindrome ansioso-depressiva, è attratto dal carattere istrionico e dalla bellezza della omosessualità di Marco. L’abuso di vodka e di cocaina, contribuiscono ad annebbiare e intorbidire le menti, fino al punto da portare i due ragazzi a compiere un delitto assurdo, atroce, “satanico” … inspiegabile.

I due ragazzi si dichiarano colpevoli, ma non sanno spiegare agli inquirenti la loro ferocia e il loro accanimento sul corpo del giovane Luca, si dimostrano incoscienti e inconsapevoli del folle gesto, si accusano l’un l’altro, imputano la responsabilità del loro agire omicida a qualcosa che proviene dal profondo, probabilmente dai conflitti e dalle incomprensioni familiari, dalle carenze affettive in età preadolescenziale e adolescenziale, dal rifiuto familiare e sociale della particolare tipicità biopsichica di cui i due ragazzi sono portatori.

Quello che colpisce e commuove è la cattiva sorte riservata al giovane Luca che, su invito di Marco Prati, per racimolare un po’ di denaro, si reca all’incontro in quell’appartamento al decimo piano, dove sarà brutalmente stuprato e ucciso dai due giovani della Roma bene .

L’autore manifesta sofferenza e umana comprensione per i protagonisti, raccontando la sua storia e rimembrando quel periodo giovanile in cui rischiò di cadere “in fondo al pozzo”, essendo quella fase della sua vita molto cruenta, inconsapevole, caratterizzata da comportamenti devianti e trasgressivi.

Nel libro vi è un continuo riferimento alla Città di Roma, con i suoi monumenti , i musei a cielo aperto, i suoi capolavori (ciò dimostra il grande amore che l’autore prova per la Città), che contrastano nettamente con questo fatto di cronaca così grave, buio e triste, difficile da comprendere e da accettare.

Contrasta la sua bellezza di valore con il degrado umano e culturale , con il vizio, la dipendenza e le perversioni sessuali.

SaverioFanigliulo
Insegnate di Matematica
Scuola Media F.Pignatelli
Grottaglie
 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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