Pandemia, paura e vita nella giornata del 7 febbraio, riflessioni a confronto

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Il Messaggio che il Consiglio Episcopale Permanente della CEI ha preparato per la 43° Giornata Nazionale per la Vita che si è celebrato lo scorso 7 febbraio sul tema “Libertà e vita”, ha considerato il momento difficile che stiamo attraversando.

“La pandemia ci ha fatto sperimentare in maniera inattesa e drammatica la limitazione delle libertà personali e comunitarie, portandoci a riflettere sul senso profondo della libertà in rapporto alla vita di tutti” si legge.

E a tal proposito già l’1 marzo 2020 in un articolo apparso sul Corriere della Sera, don Julian Carron, successore di don Luigi Giussani, aveva offerto un contributo alla riflessione su questo tema, per aprire una nuova fase.

Aveva scritto: “Spesso viviamo come in una bolla, che ci fa sentire al riparo dai colpi della vita. E così ci possiamo permettere di andare avanti distratti, facendo finta che tutto sia sotto il nostro controllo. Ma le circostanze a volte scombinano i nostri piani e ci chiamano bruscamente a rispondere, a prendere sul serio il nostro io, a interrogarci sulla nostra effettiva situazione esistenziale”.

Secondo don Carron, in questi giorni la realtà ha squassato il nostro più o meno tranquillo tran tran assumendo il volto minaccioso del Covid-19, un nuovo virus, che ha provocato un’emergenza sanitaria internazionale. Paradossalmente, però, proprio le sfide che la realtà non ci risparmia possono diventare il nostro più grande alleato, poiché ci costringono a guardare più in profondità il nostro essere uomini e quindi arriviamo a maturazione.

Ma il nemico con cui ci troviamo a combattere non è il coronavirus, ma la paura che ha generato. Una paura che sempre avvertiamo e che tuttavia esplode quando la realtà mette a nudo la nostra essenziale impotenza.

Il valore di ogni crisi, come ci insegna Hannah Arendt, politologa, filosofa e storica tedesca, ci costringe a tornare alle domande, fa emergere il nostro io in tutta la sua esigenza di significato. E si tratta così di dare seguito ad una nuova vita !

Ma bisogna vincere la paura,….come si vince la paura? La questione della vita non è solo un problema dei cattolici, lo dice a chiare lettere il vescovo di Parma mons. Enrico Solmi: “Quello di quest’anno della Cei, è un messaggio particolare, nel quale la libertà viene posta al centro; libertà che ha la necessità di avere un contenuto. Il contenuto della libertà è il bene, è l’amore, è la vita”.

C’è questa strettissima connessione tra la libertà, il bene, l’amore e la vita, in un contesto nel quale la libertà è stata fortemente limitata dalla situazione di pandemia e dal lockdown. Emerge con forza un desiderio di libertà, di bene, di amore e di vita, che va collocato nel modo giusto.

E siamo tutti nella stessa barca dell’umanità. Ci aiutano in questo anche gli artisti.

Roberta Arduini autrice e voce recitante dello spettacolo di Parole e Musica “Il Soffio della Nuova Vita”, eseguito in gruppo col nome Oasi, ha sviluppato in modo particolare ed emozionante, sia il desiderio di libertà, che di bene, di amore e di vita, contro la paura, per una rinascita nonostante il Covid.

Secondo don Carron l’esperienza più elementare di cui disponiamo in proposito è quella del bambino. Che cosa vince la paura in un bambino? La presenza della mamma.

Questo metodo vale per tutti e quindi, nello spettacolo di Roberta Arduini non è un caso se troviamo il personaggio di ‘Madre Terra’, da lei impersonificato, che rivolge le sue attenzioni al “bambino interiore” che c’è in ognuno di noi ( https://www.youtube.com/watch?v=Fxcc6J0I6lk&t=507s ).

“E io Madre Terra,voglio accompagnarti verso la liberazione da quel frenetico mondo di illusioni che ti ha impedito di essere vero con Te stesso con gli altri e con la Vita. Questo terremoto emotivo, ti ha lasciato nudo, senza pelle. Con la carne viva, con ogni nervatura scoperta, esposto, esposto alla tua vulnerabilità (…) Ma che prova incredibile la vita ti ha offerto in quei momenti che sembravano Infiniti. Pensa che ti ha dato l’opportunità di intraprendere una relazione intima con il tuo silenzio. La tua vera immagine. E di partoriti nuovamente.Ti sei osservato? Lo hai visto? Lo hai visto quel tuo bambino interiore? In fondo… contiene ancora quella paura originale: la paura di morire (…) E allora prendilo. Prendilo per mano quel tuo bambino. E accompagnalo verso la sua Rinascita !
Perché la tua crisi, può partorire tutta la creatività di un figlio che non sapevi neppure di avere.
E perché in fondo la Vita, non è che un pezzetto di tempo per imparare….ad amare.” recita l’artista.

E don Carron conclude precisando che :“È una presenza, non le nostre strategie, la nostra intelligenza, il nostro coraggio, ciò che mobilita e sostiene la vita di ognuno di noi. Ma – domandiamoci – quale presenza è in grado di vincere la paura profonda, quella che ci attanaglia al fondo del nostro essere? Non una qualsiasi presenza. Èd è solo il Dio che entra nella storia come uomo che può vincere la paura profonda, come ha testimoniato (e testimonia) la vita dei suoi discepoli”.

E “Solo questo Dio ci salva dalla paura del mondo e dall’ansia di fronte al vuoto della propria esistenza. Solo guardando a Gesù Cristo, la nostra gioia in Dio raggiunge la sua pienezza, diventa gioia redenta (Benedetto XVI, Omelia, Regensburg, 12 settembre 2006).

Orbene, cerchiamo testimoni che rendano credibile tutto ciò, che affrontino le circostanze in un modo nuovo, pieno di una speranza e di una letizia normalmente sconosciute e insieme proteso in un’operosità che non si arrende.

Vito Piepoli – Giornalista

 

 

 

 

 

 

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