APERTAMENTE di Gianfranco Coccia. “Se telefonando”, un mito che continua…

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Da oltre cinquant’anni si sta perpetuando il mito di questa canzone che, sin da subito, si è capito che essa sarebbe andata ben oltre il brano musicale composto per i titoli di coda di un rotocalco televisivo di quel tempo.

Nata in un’epoca che stava anticipando il ’68, essa subì le cesoie della  censura di un’Italia allora ancora bacchettona sulla vita e sui costumi della gente, quando, invece,  già oltre Manica, erano venuti a manifestarsi i primi fermenti di un mondo già in fase di evoluzione: fermenti che  partivano, appunto, proprio dai costumi e dal modo di vivere dei più giovani, che non volevano certo fare rivoluzioni, ma togliere almeno quelle incrostazioni limitanti qualsiasi forma espressiva.

Se telefonando é frutto dell’incontro di tre giovani di allora: Maurizio Costanzo, il poeta Ghigo De Chiara ed un giovane, poco più che trentenne, ma già emerso con la trilogia del dollaro leoniano in tutta la sua genialità musicale, Ennio Morricone. Così nasce questo mito e, prova di questo, è l’ascolto delle continue reinterpretazioni, dopo quella originale di Mina, che si succedono anche in questi tempi. In particolare, quella di Battiato,  di Giorgia.

«La bellezza di questo brano – ha dichiarato proprio Giorgia – sta appunto  nel fatto che sembra non finisca mai, sempre in crescendo;  anzi quando finisce,  ti rimane la sensazione che non sia finita. E il crescendo continuo lo si rileva nei cambi di tonalità. C’é un’esigenza di esplosione, quella di andare sempre su; è faticoso cantarla nella tonalità originale, non solo vocalmente, ma fisicamente.»

L’arrangiamento di Morricone è caratterizzato da un contrappunto di ottoni le cui note, si racconta, sarebbero state mutuate dal suono delle sirene delle ambulanze di Marsiglia.

Questo brano rappresenta un esempio di opera musicale di eccelso livello perché l’inciso  viaggia in perfetta armonia con il testo: semplicemente geometrica nel testo e nella melodia, con le varie modulazioni armoniche in crescendo, Morricone é stato impareggiabile perché i continui cambi di tonalità sottolineano i sublimi momenti di una storia che sta appunto lievitando sempre più in alto e che sembra non debba finire mai, come ha sottolineato giustamente Giorgia.

Ma tornando al testo e alla  tematica sottostante, senza dubbio assai complessa, e riprendendo l’inciso di questo ricordo musicale,  si può dire che gli autori sono stati molto audaci per quei tempi, soprattutto perché stavano cominciando a sentire il profumo di quel  cambiamento in corso.

Protagonisti di questa storia musicale due soggetti: Lui e Lei o Lei e Lui, avvolti in un occasionale rapporto sessuale nel tourbillon di una serata al mare: questo viene ben percepito in quell’erotico passaggio “…poi, nel buio le tue mani tra le mie, é cresciuto troppo in fretta questo nostro amor”. E’ forte la delicatezza allegorica nel testo iniziale delle “mani sulle mani…la tua mano sulla mia”, quest’ultimo, però, censurato a quel tempo. Lui  sembra rendersi conto che Lei,  tra le sue braccia, abbia capito di essere qualcosa di fugace in un amplesso contestualizzato nel ristretto ambito temporale di quel preciso momento, destinato a dissolversi in un batter di ciglia e mai più tornare. Non certo in tendenza con i costumi o le abitudini così castigate dalla cultura curiale del tempo.

Ma, concludendo, mi torna spontanea la domanda:  “Se telefonando potessi dirti addio, ti chiamerei…?” Questo tormentone mi segue a distanza di più di mezzo secolo. E spero per tanti altri anni ancora.

Gianfranco Coccia Economista d’impresa

 

 

 

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Gianfranco Coccia

Economista d'impresa

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