FIPE- ristorazione: zona gialla, ma con incognita della “variante inglese”

Condividi

Il gelo di un insolito San Valentino con neve non ha fermato la clientela dei ristoranti e la voglia degli avventori – tante coppie- di concedersi qualche ora di leggerezza. Il bilancio del primo fine settimana in area gialla, come era prevedibile, è stato soddisfacente per il settore della ristorazione, dopo tante settimane di fermo.

Le prenotazioni già partite qualche giorno prima, hanno rimesso in moto la macchina organizzativa (approvvigionamenti, personale, menù, organizzazione delle sedute secondo le prescrizioni di sicurezza anti covid), anche se in fondo vi era il timore -sottolineano Paolo Barivelo e Antonio Salamina (i referenti di Fipe Confcommercio rispettivamente per le categorie Bar e Ristorazione) di un dietro front dell’ultimo minuto, come sta accadendo in queste ore in varie zone della penisola e come si teme possa accadere nella stessa Puglia, dove l’assessore alla Sanità Lo Palco, invocherebbe misure più restrittive per far fronte alla contagiosità della variante inglese.

“La chiarezza è d’obbligo a questo punto altrimenti, se la problematica delle varianti del Covid non consente una programmazione a lungo termine, è preferibile che – afferma Barivelo – si faccia una chiusura totale e che il Governo si attivi per dare alle imprese ristori veri ed adeguati alle perdite. “

Ha destato stupore che si consentisse la riapertura degli impianti sciistici quando in effetti era evidente che un’attività che comporti assembramenti può rivelarsi a rischio, ma altrettanto deprecabile è il provvedimento di fermo deciso dal ministro della salute, nel fine settimana, a poche ore dalla ria-pertura degli impianti.

“Tutto ciò rivela un’ estemporaneità che – afferma ancora Barivelo- dimostra di non valutare adeguatamente la complessità della macchina organizzativa di un’impresa che offre servizi di accoglienza e di ristorazione e che deve garantire un servizio di qualità, erogato secondo le norme di sicurezza e di igiene alimentare”

“Le conseguenze che- rimarca Salamina- la gestione ‘stop and go’  delle misure di contenimento del contagio sta provocando al settore della ristorazione, rischiano di essere irreversibili per molte imprese, Per ora il settore ancora in qualche modo ancora regge, anche se le sofferenze sono gravi non solo per i titolari, ma anche sul fronte lavoro, per il personale dipendente; le spese corrono: fra un po’ arriveranno le nuove cartelle tributarie, e già il 28 febbraio prossimo scade a Taranto la terza rata Tari. Noi chiediamo di sapere con certezza come e se possiamo programmare la ripresa dell’attività delle nostre imprese, se possiamo dire ai nostri collaboratori che si torna al lavoro in azienda, se possiamo contattare nuovamente i nostri fornitori e stringere contratti, se possiamo programmare le nostre scadenze, se possiamo assumere impegni per la ripartenza. Per ora si naviga a vista.”

 

Condividi

Redazione Oraquadra

La redazione.

Lascia un commento