Cultura. Ippaso da Metaponto, il più grande discepolo di Pitagora, che, purtroppo, superò il maestro …

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Busto Pitagora

Non ci sono monumenti o scuole intestate ad Ippaso, nè circoli culturali, biblioteche, associazioni. Per molti, ancora oggi, Ippaso da Metaponto è solo un nome, fra i tanti, dispersi nei libri di storia. Eppure Ippaso fu un uomo geniale, a cui andrebbe dedicato più di una pagina di un libro, per essere stato la persona più rilevante della scuola pitagorica, dopo Pitagora stesso. Ma la sua bravura fu proprio la causa della sua fine, in quanto si macchiò della colpa più grave, che gli costò la vita: contraddire i precetti del maestro. Ma andiamo con ordine.

È difficile ricostruire la sua vita di Ippaso, perché di lui non è rimasto niente di scritto, e, non a caso, tutto è stato cancellato dalla storia. Ma di Ippaso, nella letteratura classica, ci sono tanti riferimenti autorevoli e le sue teorie restano immortali. Da Aristotile, Laerzio e Giamblico, di certo, sappiamo che Ippaso era un metapontino, nato durante l’Olimpiade LXX, e che ascoltò le ultime lezioni di Pitagora a Metaponto prima della sua morte, che alcuni fanno risalire indirettamente proprio al metapontino. E già, secondo alcuni studiosi, pare che sia stato proprio il “tradimento” di Ippaso ad indurre Pitagora a lasciarsi morire, senza mangiare e bere per 40 giorni a Metaponto.

Ma cosa face di così rivoluzionario Ippaso? Semplice, dimostrò che la radice di 2 non era un numero “razionale”. Una scoperta rivoluzionaria, ma inconcepibile per i pitagorici. Cerchiamo di capire: i pitagorici non avevano lo stesso concetto del numero che abbiamo noi. Per loro i numeri erano solo quelli naturali (0, 1, 2, 3, 4, …) o quelli che potevano essere espressi con un quoziente di numeri naturali (3/4, 5/8 ecc…), insomma l’insieme dei numeri razionali positivi (le cosiddette “frazioni”). I numeri erano solo questi. Ippaso scoprì e dimostrò che non era così e provò l’esistenza delle radice quadrata.

Una scoperta che gli risultò “fatale”: dimostrare l’esistenza di numeri irrazionali, di grandezze numeriche incommensurabili. Per Pitagora non poteva esistere qualcosa che non poteva essere misurato e le teorie di Ippaso erano uno smacco troppo grande per tutta la scuola. Nel contesto pitagorico, infatti, vigeva una regole ferrea: la parola del maestro non poteva essere messa in discussione e, a chi obiettava, si rispondeva: «αὐτὸς ἔφη» (traslitterato: «autòs èphē»), “l’ha detto lui”, è, quindi, una verità indiscutibile. E non si poteva obiettare.

Ippaso era, quindi, un guastafeste perché rompeva l’armonia dei pitagorici. L’edificio costruito nel tempo da Pitagora crollava per il terremoto causato dal geniale discepolo ribelle. Ma Ippaso non si limitò questo. Ostracizzato, tradì altre regole della scuola e divulgò le teorie pitagoriche e la sua scoperta all’esterno della cerchia. Una colpa da pagare con la morte. Con i pitagorici non si scherzava. Tradizione vuole che Ippaso venne catturato, messo in una sacco, imbarcato su una nave, e, poi, dato in pasto ai pesci del Mar Jonio. Il suo tradimento era così grave che i seguaci di Pitagora gli costruirono un tomba, con tanto di monumento funebre, a Metaponto, quando era ancora in vita, prima ancora di averlo catturato.

Ma Ippaso fece anche altre scoperte. Tra queste, a lui, si deve la descrizione del dodecaedro regolare e la dimostrazione della sua iscrivibilità in una sfera. Non poco, visto che i suoi studi furono ripresi e perfezionati da Archimede. Al di la delle contestazioni pubbliche fatte a Pitagora, del tradimento di molte regole della scuola pitagorica, Ippaso rimane una figura geniale, purtroppo, incompresa ai suoi tempi; la dimostrazione di come, a volte, la storia cancella dalle sue pagine i suoi uomini migliori, per nascondere le loro grandi verità.

 

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Pierpaolo Piangiolino

Avvocato e grafologo giudiziario iscritto all'albo dei CTU e periti del Tribunale di Taranto. Calligrafo e Tecnico di Biologia Marina specializzato presso l’Università di Bari. Romanziere, vignettista e cruciverbista

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