Scrutando l’immensità da piccino, ora alla Nasa, Giuliano Liuzzi, il ricercatore tarantino

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Marte è il quarto pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole; è visibile a occhio nudo ed è l’ultimo dei pianeti di tipo terrestre dopo Mercurio, Venere e la Terra.

Il pianeta rosso Marte ha da sempre attirato l’attenzione dell’uomo perché è il pianeta a noi più vicino e perché assomiglia sia alla Terra sia alla Luna.

Chiamato pianeta rosso per via del suo colore caratteristico causato dalla grande quantità di ossido di ferro che lo ricopre, Marte prende il nome dall’omonima divinità della mitologia romana.

La sua superficie è rossa, per la presenza di minerali ferrosi, e un tempo, oltre quattro miliardi di anni fa, c’era acqua allo stato liquido.

Pur presentando temperature medie superficiali piuttosto basse (tra −120 e −14 ° C) e un atmosfera molto rarefatta, è il pianeta più simile alla Terra tra quelli del sistema solare. Le sue dimensioni sono intermedie tra quelle del nostro pianeta e quelle della Luna e ha l’inclinazione dell’asse di rotazione e la durata del giorno simili a quelle terrestre .

Oggi le sonde inviate su Marte raccontano agli astronomi di una realtà ben diversa, inadatta a ospitare esseri viventi, come invece si credeva un tempo.

“Perseverance è il rover più ambizioso fra i robot della Nasa, il cui obiettivo scientifico è scoprire se su Marte ci sia mai stata vita”, ha detto il capo del Direttorato delle Missioni scientifiche dell’agenzia spaziale americana Nasa, Thomas Zurbuchen. Il rover cercherà la risposta nel cratere Jazero, “al cratere Jezero, il sito marziano più impegnativo mai individuato per un atterraggio”.

È di questi giorni infatti la felice notizia che è andata a buon fine la discesa sul suolo di Marte del rover Perseverance, e del suo piccolo compagno di viaggio, il drone-elicottero Ingenuity, compito della missione Mars 2020 della Nasa,

Formato miliardi di anni fa, forse in conseguenza dell’impatto di un asteroide, il cratere Jezero si è poi riempito d’acqua ed è diventato un lago profondo circa 500 metri, per poi diventare arido quando il clima su Marte è cambiato. Perseverance è il quinto rover della Nasa a muovere le sue ruote su Marte, dopo il Sojourner arrivato nel 1997 con la missione Mars Pathfinder e che funzionò meno di tre mesi, i rover gemelli Spirit e Opportunity, della missione Mars Exploration Rover arrivati nel gennaio 2014 e attivi rispettivamente per sei e quasi 15 anni, e Curiosity, arrivato con la missione Mars Science Laboratory il 6 agosto 2012 e ancora attivo.

Per due anni il rover Perseverance setaccerà il suolo per raccogliere i primi campioni destinati a essere portati sulla Terra. La missione Mars 2020 segna infatti l’avvio del programma Mars Sample Return (Msr), di Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa) e al quale l’industria italiana contribuisce con il gruppo Leonardo. I campioni raccolti verranno inseriti in contenitori e depositati in luoghi precisi. Il loro recupero sarà affidato alla missione prevista nel 2026 e nel 2031vi sarà un’altra missione per portarli a Terra.

La curiosità e l’entusiasmo, per tutto questo, si fanno sentire anche in Italia. La Nasa si avvale anche della collaborazione di un italiano, Giuliano Liuzzi, ricercatore post-dottorato presso il NASA Goddard Space Flight Center.

Nato a Taranto nel 1988 da Angelo Liuzzi e Vera Colucci e cresciuto a San Giorgio Ionico (Ta), si è trasferito negli Stati Uniti nel 2017, dopo gli studi di dottorato. Molteplici sono i suoi interessi di ricerca. Studia la composizione dell’atmosfera di Marte.

“Uso i dati acquisiti dallo spettrometro NOMAD a bordo del Trace Gas Orbiter (TGO) per ricavare la composizione dell’atmosfera di Marte in modo molto dettagliato. In particolare, indago la presenza e l’abbondanza di gas in tracce, aerosol e le loro proprietà ottiche / microfisiche. Inoltre, lavoro per una migliore comprensione dell’evoluzione presente e passata dell’atmosfera marziana, attraverso l’analisi della composizione dei principali costituenti gassosi della sua atmosfera” ha riferito.

E si interessa anche di elaborare il trasferimento radiativo e gli algoritmi di recupero, di nuovi algoritmi di machine learning e intelligenza artificiale per analizzare le osservazioni di esopianeti (pianeta non appartenente al sistema solare, orbitante cioè attorno a una stella diversa dal Sole), con l’obiettivo principale di migliorarne l’efficienza e l’accuratezza nel determinare la loro composizione atmosferica, e anche di analizzare la composizione dell’atmosfera terrestre.

Per quanto riguarda il suo coinvolgimento in progetti attuali, è collaboratore scientifico associato dello strumento NOMAD. Fa parte del team scientifico dello spettrometro Nadir and Occultation for MArs Discovery (NOMAD) a bordo dell’ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO), una missione ESA/ROSCOSMOS. La sua attività nel progetto è focalizzata sul recupero dell’acqua e dei suoi isotopologhi, aerosol, proprietà delle nuvole mesosferiche e analisi di sensibilità dalle osservazioni di occultazione solare.

Inoltre è collaboratore del Planetary Spectrum Generator (PSG). Ha guidato lo sviluppo del modulo di recupero del Planetary Spectrum Generator, uno strumento online per la sintesi e l’analisi di spettri ad alta risoluzione di corpi planetari.

È autore di numerose pubblicazioni e ha partecipato a diverse conferenze del settore in Italia e all’Estero, risultando anche un eccelso divulgatore. Ricordiamo a tal proposito tra le sue tante partecipazioni solo quella al Festival della Divulgazione (http://www.festivaldelladivulgazione.it/il-festival/) di cui è stato tra gli organizzatori e nello staff della 1° edizione, che attualmente si organizza ogni anno a Potenza, in Italia.

E nel suo profilo Facebook si legge: “E’ da quando son piccino che vivo scrutando l’immensità. Perché, se non miri lontano, magari laddove non potrai nemmeno mai sognare di arrivare, che vita è?”.

Vito Piepoli
Giornalista

 

 

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