Apertamente: La salute mentale che vacilla.

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É diventato virale su whatsapp un video girato a Grottaglie in cui una signora è ripresa con il cellulare da un singolare operatore video che mentre riprende grida: “Aiuto, aiuto, polizia, questa signora mi ha minacciato!”

A rendere più surreale la vicenda, l’intervento di un anziano che uscendo da casa in vestaglia impugna un crocifisso come se si trovasse davanti a un demone infernale.

Il video potrebbe far sorridere per la propria singolarità, ma di fatto è espressione di un disagio sempre più diffuso che non possiamo limitare ai soli attori della vicenda.

Da oltre un anno viviamo soggetti a restrizioni sociali che stanno creando dietro la porta di ogni casa situazioni di disagio esistenziale e mentale.

Solitudini che auto-alimentano dissociazioni cognitive, fobie e manie di persecuzioni, senza contare le sindromi depressive dovute a difficoltà economiche contingenti od anche “solo” alla situazione di isolamento venutasi a creare.

L’essere umano è una creatura complessa che trova il proprio equilibrio in un ambiente relazionale salubre basato su di un dinamismo comunicativo.

Andare a lavorare, uscire per fare la spesa, godersi un attimo di quiete all’aria aperta passeggiando insieme ai prossimi congiunti, di certo allevia il peso dello stress quotidiano, ma esiste una vasta parte della personalità che rimane esclusa dalle dinamiche comunicative.

Basti pensare al mancato festeggiamento delle ricorrenze sacre e profane, al mancando incontro tra conoscenti nei consueti luoghi di ritrovo quali piazze, bar e ristoranti, per non parlare della mancanza di comunicazione superiore che prima delle restrizioni trovava sfogo in eventi culturali quali mostre d’arte, presentazioni di libri, incontri politici, cenacoli filosofici, o anche solo una sana e spensierata serata di baldoria tra amici mangiando, scherzando e ballando.

Attualmente il margine di manovra per soddisfare le esigenze di socializzazione della comunità è troppo ristretto, ma non per questo dobbiamo abbassare l’attenzione sul fenomeno sempre più evidente del malessere psico-sociale della cittadinanza.

In presenza dei primi sintomi di malessere è importante rivolgersi alle strutture pubbliche di supporto quali possono essere i consultori familiari, i centri di igiene mentale o delle figure professionali private quali psicologi, psicoterapeuti, mediatori familiari e psichiatri nei casi più gravi in cui vi è bisogno di un supporto farmacologico.

Il momento è difficile, ma cerchiamo di rimanere vicini gli uni agli altri. Mettiamo da parte il cellulare e andiamo a chiedere al vicino o al parente se possiamo essergli di aiuto in qualche modo, anche se forse il modo più semplice, sarà far sentire loro la nostra vicinanza umana fatta di empatia e affetto.

 

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Ettore Mirelli

Ettore Mirelli

Avvocato, poeta e scrittore

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