APERTAMENTE di Valentina D’Amuri. “Una triste guerra tra poveri”

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Viviamo tempi difficili in cui la guerra sociale di tutti contro tutti è cominciata. O meglio, ricominciata.

Già nel 1845 il filosofo Friedrich Engels descriveva come la società dell’epoca spingesse il singolo individuo a sentirsi nemico di tutti gli altri, generando in tal modo una guerra sociale di tutti contro tutti che in taluni, specialmente se incolti, finiva inevitabilmente per assumere una forma brutale. Cambiano i modi, gli strumenti e le facoltà ma questo specchio del 1845 riflette esattamente ciò che sta accadendo nell’epoca attuale.

Sin dall’inizio, la nostra prima speranza è stata quella di uscirne tutti migliori dal periodo buio che la pandemia ha inevitabilmente portato. Tuttavia, grazie ad uno sviluppo esponenziale delle tecnologie e dei social e all’uso sproporzionato che l’uomo ne fa, ad un anno di distanza si può dire che non è stato così. Chi di noi non ha assistito negli ultimi mesi ad uno scontro, ad esempio, tra i no vax, i free vax e i pro vax, tra i no dad e i pro dad, tra un dipendente pubblico e un lavoratore privato? Una delle peggiori conseguenze dell’arrivo del virus è stata proprio quella di mettere umani contro umani nella maniera più cruda possibile. La comunicazione social ha cambiato connotati: se prima vi era una certa ossessione nel postare a tutti i costi la foto di gruppo di una serata passata tutti assieme adesso è più semplice leggere un post in cui si critica chi esce o, al contrario, chi resta a casa. Diviene difficile esprimere un proprio parere senza incorrere nel rischio di trovarsi una buona cerchia di persone contro. Si sta perdendo il coesistere e il condividere. Viene spontaneo loggarsi su Facebook per criticare, spesso anche in maniera aggressiva, attraverso uno scritto o una foto quelle che sono le scelte altrui (talvolta anche solo le idee) che sia quella di uscire, che sia quella di vaccinarsi, che sia quella di non mandare i proprio figli a scuola. Poveri insegnanti poi, povere Forze Armate! Come se fosse colpa loro avere uno stipendio garantito rispetto ad altri e dover eseguire un determinato tipo di lavoro!

La realtà è che ci troviamo in una situazione completamente nuova, per nulla prevedibile e nessuno può sentirsi portatore di una verità assoluta in una concretezza che ha caratteri diversi da ciò che sono state le nostre esperienze di vita sinora. Oltre le nostre convinzioni, dovremmo imparare il rispetto per il pensiero altrui, tenendo sempre presente che ognuno di noi sta ancora costruendo il proprio percorso in questo distintivo frangente temporale come meglio crede, con i mezzi e con le conoscenze di cui dispone. Nessuno di noi deve convincere l’altro e nessuno di noi è chiamato ad essere il precursore di una caccia alle streghe che dura ormai da troppo tempo.
Cerchiamo di sopravvivere a questo momento difficile con l’unica cosa che ci dovrebbe distinguere dagli altri essere viventi, l’umanità.

 

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Valentina D'Amuri

Laureata in Progettazione e Gestione Formativa nell'era digitale, consegue il Master di II livello in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale in concomitanza con il Corso Normale di Stato Maggiore della Marina Militare. Instructional Designer, collabora alla produzione di diversi progetti in ambito civile e militare. "Non chi comincia ma quel che persevera"

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