CURIOSITA’: la Domenica delle Palme fra sacro e profano

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Oggi, Domenica delle Palme, la Chiesa celebra l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, fra canti, palme rami di ulivo e “osanna”.

Un festa importante a cui seguiranno i giorni della condanna, della crocifissione, della morte e della resurrezione di Gesù Cristo.

Ma nei ricordi di un passato ormai remoto la Domenica delle Palme era molto di più e la cerimonia religiosa si rivestiva di comportamenti antichi che ricordavano la festa pagana appartenente al mondo contadino. Del resto è risaputo che il cristianesimo si è sovrapposto con i suoi riti al paganesimo.

Ed infatti, ancora prima del cristianesimo, i lavoratori della terra ringraziavano Dio in questa giornata per i buoni raccolti nei quali speravano.

E per fare ciò preparavano i “trionfi”, lunghi bastoni interamente rivestiti con tralci di rampicanti, fatti di foglie e rami di ulivo, di palme intrecciate, tralci e baccelli di teneri piselli, di fave fresche, insieme a nastri colorati e collane di ciambelle dolci fragranti di forno.

Una tradizione antica molto diffusa al sud che si rifaceva alla notte dei tempi e al paganesimo.

Con l’avvento del cristianesimo i contadini vestiti a festa portarono in Chiesa questi doni per la benedizione e per dividerli fra i presenti, riportando a casa l’ulivo e le palme benedetti, da appendere accanto alle immagini sacre, poste sempre sopra il letto. In alcuni paesi del sud, con le palme, si preparavano anche delle vere opere d’arte: dei manichini, con sembianze di donna che poi venivano totalmente rivestite, con pazienza e maestria, di ramoscelli e foglie intrecciate di ulivo, completati con nastri, fiori e poi portati in processione.

Era chiamata in alcuni paesi la “processione delle pupazze”, ma questa ritualità si rifaceva ad un rito antichissimo denominato “processione di Persefone.

Le figure femminili, spesso giunoniche, ricordavano il mito greco di Persefone e di sua madre Demetra, dee che presiedevano all’agricoltura.

Il mito della Dea è molto conosciuto ed era molto diffuso nel tarantino, come ricorda la famosa statua di Persefone Gaia conservata nel Pergamon Musem di Berlino. Il mito abbastanza noto.

Si racconta che Ades, signore dell’oltretomba, invaghitosi della fanciulla Persephone, figlia della dea terra, Demetra, la rapì mentre raccoglieva fiori nel campo Niseo, portandola nel suo regno sotterraneo. Ciò causò la scomparsa della vegetazione ma, dopo giorni di disperazione, le suppliche della madre Demetra a Zeus ottennero che la figlia, per metà dell’anno, tornasse con la madre sulla terra a far rifiorire e rinverdire campi e messi. Finita la processione, le statue vegetali venivano smembrate e il loro rivestimento di ulivo e palme diviso fra i presenti.

Tutti portavano a casa i rametti benedetti che legavano agli alberi dei loro poderi, ai muri delle case, come segno di ringraziamento e speranza.

pupazze a Bova in Calabria

Sacro e profano, cristiano e pagano che si fondono, passato e il presente che rivivono in continuità fra loro nella civiltà contadina fino a noi.

 

 

 

 

 

 

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Pierpaolo Piangiolino

Avvocato e grafologo giudiziario iscritto all'albo dei CTU e periti del Tribunale di Taranto. Calligrafo e Tecnico di Biologia Marina specializzato presso l’Università di Bari. Romanziere, vignettista e cruciverbista

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