Apertamente: Sanità, le notizie che non fanno più notizia

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Arriva un momento in cui un determinato argomento supera la curva della sovraesposizione mediatica e la gente perde interesse. Fa parte del naturale funzionamento dei nostri processi mentali assuefarci a tutto, catalogando gli eventi nell’ordinario della quotidianità, anche se quella quotidianità va lentamente sfumando nell’assurdo dell’inverosimile divenuto reale e concreto.

Succede quindi che non fa più notizia che per accedere all’Ospedale di Manduria si arrivi a sostare più di trenta ore in ambulanza, così come non fa più notizia che comincino a scarseggiare le riserve di ossigeno.

Ad un certo punto, pian piano, passa la voglia di capire, di individuare le colpe e si finisce per accettare come inevitabili gli eventi, a chiedercelo è la nostra emotività martoriata da oltre un anno di brutte notizie.

É per questo motivo che piano piano sto smettendo di dare voce alle tante segnalazioni che pur continuano ad arrivare, non per disinteresse o cattiveria ma per rassegnazione.

Fino a quando la questione mi viene prospettata da una angolazione diversa: quella umana.

Capita infatti che in quelle lunghe ore di attesa in ambulanza, con traumi e lesioni di una certa rilevanza, magari in soggetti di età avanzata, si cominci a parlare tra pazienti e operatori del 118 e parola dopo parola, ora dopo ora, pian piano cadano i veli delle rispettive posizioni, si dismettano i panni del paziente e dell’operatore sanitario e ci si ritrovi semplicemente per quello che si è nei flutti dell’emergenza: esseri umani.

Tornano in mente e si raccontano i fatti principali di una vita: le storie dei figli lontani.

Prendono forma di parola quei tanti momenti sconosciuti e non condivisi di solitudine.

Si raccontano segreti che si possono raccontare solo a perfetti sconosciuti.

L’emergenza è anche questo: un ritrovarsi che scalda il cuore e lascia l’amarezza di non poter fare di più, o meglio, di essere stati messi nella impossibilità di non fare di più per alleviare le sofferenze degli altri.

E dato che siamo in tema di notizie che non fanno notizia, chiudiamo questa riflessione evidenziando che oggi nella provincia di Taranto sono stati registrati solo 43 nuovi positivi.

Un dato che non fa notizia nell’accavallarsi dei titoli catastrofici, ma un dato a cui possiamo aggrapparci per nutrire una speranza: la speranza che presto tutto possa tornare alla normalità e sia possibile finalmente incontrarci ovunque, tranne che nella lunga attesa inaccettabile di una ambulanza.

 

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Ettore Mirelli

Avvocato, poeta e scrittore

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