Il Buongiorno di Pina Colitta. La selva oscura interiore

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Oggi, giovedì santo, il mio buongiorno non poteva che essere una riflessione sulla Divina Commedia.
Fu proprio nella notte fra il giovedì santo, 7 aprile 1300, e l’alba del venerdì santo, 8 aprile, in cui Dante si perse in una selva oscura.
È incredibile come questa situazione di smarrimento abbia evidenti analogie con lo smarrimento di ogni uomo su questa terra e ancor più oggi con la pandemia.

L’umanità può giungere ad un punto cruciale dell’esistenza in cui si smarrisce in una valle tenebrosa, quella del peccato, pieno di sonno, l’indifferenza morale.
Noi, nella nostra attuale “selva oscura” non troviamo una spiegazione plausibile come lo fu per il sommo poeta quando non riusciva a spiegarsi come fosse entrato in quella selva, dalla quale solo la Grazia Divina poteva salvarlo… Purché l’uomo si apra all’opera della Provvidenza.

Foresta con lago (foto Marina Giannotti)

Ed ecco, il colle “dilettoso” apparve ai suoi occhi proprio nel momento della disperazione, sebbene tre fiere si frapponessero tra lui e la salvezza. Spesso la bestialità umana, che Dante descrive nella lonza, nel leone e nella lupa, rispettivamente allegorie della sensualità, della superbia e dell’avidità, rendono poco visibile la speranza come non fu visibile a Dante nella scontro con queste bestie. Oggi, giovedì santo, dobbiamo solo ricordare che la bontà Divina accorre in nostro aiuto.

La bontà Divina, infatti, accorse in aiuto al sommo poeta a patto che il suo pentimento fosse stato sincero, con lo stato d’animo dell’uomo cosciente d’esser caduto nel peccato (la selva oscura). Al poeta Dante, solo la grazia di Dio, luce, indica il cammino tutto in salita.
E oggi, se i nostri timori sono poi vacillanti certezze, è sempre il nostro Dante a venirci in aiuto e ci suggerisce che affidarsi ad una saggia guida può aiutare a percorrere la giusta via come lui fece, affidandosi a Virgilio, simbolo di razionalità e buon senso.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

Allor fu la paura un poco queta, un
che nel lago del cor m’era durata
la notte ch’i’ passai con tanta pieta.

Dal Primo Canto dell’Inferno.

Una serena giornata nell’affidarsi.

 

(foto di copertina: Marina Giannotti)

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