La Discarica Vergine un cancro per il territorio nella totale indifferenza delle Istituzioni

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Intendiamo ringraziare tutti i presenti per la grande attenzione che state dimostrando nei confronti del problema che ci affligge ormai da troppo tempo.

La discarica Ex-Vergine rappresenta un cancro per il nostro territorio; la nostra associazione AttivaLizzano non ha mai smesso di lottare contro questo mostro, anche quando il procedimento giudiziario sembrava volgere a nostro favore, né tantomeno smetterà ora che tutto sembra rivoltarsi contro, poiché non possiamo accontentarci della verità giudiziaria, a noi interessa la verità ambientale. Abbiamo bisogno di ristabilire un senso di giustizia nei confronti di una vicenda tanto lunga quanto complessa.

Non abbiamo mai smesso di attenzionare le istituzioni del disastro che si consumava sotto i nostri occhi, non abbiamo perso mai l’entusiasmo   di lottare per la salute delle persone ed il benessere ambientale dei territori.

Questi terreni che possiamo ammirare sono ricchi di storia. Mennole e Palombara sono solo alcune delle importanti masserie rupestri della zona, dei veri e propri monumenti a cielo aperto, oggi questi nomi rievocano in noi un grande dolore, il dolore della memoria di un periodo in cui i nostri cittadini si dovevano sigillare in casa per evitare di respirare i veleni di questa discarica.

La sola vista ci permette di constatare come questi luoghi si trovino oramai in totale stato di abbandono, andando oltre l’aspetto sensoriale, se ci affidiamo agli aspetti tecnici non veniamo certo confortanti; per i due siti Mennole e Palombara ci troviamo di fronte ad una situazione estremamente grave.

Per il sito Mennole le analisi delle acque di falda non si effettuano dal 2011 e già in quella occasione la situazione si presentava chiara, le acque di falda passando sotto la vasca subivano una contaminazione. In occasione di un sopralluogo alquanto fortunoso di Arpa nel 2016 si accerta che le torce erano accese, dimostrando a distanza di otto anni dalla post-produzione che la discarica era ancora con una forte attività chimica, ma in nessuna occasione è stato possibile riscontrare il livello di percolato e come venisse smaltito.

Per quanto riguarda il sito in località Palombara è stato riscontrato da ARPA nel 2016 un superamento di diversi elementi oltre la soglia di contaminazione ( tecnicamente chiamato superamento di CSC), tutti i superamenti sono stati confermati da ARPA nel 2017.

L’articolo 242 del D.lgs 152/2006 obbliga un particolare procedimento amministrativo al superamento di un solo CSC, il procedimento principale è la Caratterizzazione dei Luoghi che a distanza di 5 anni non è stato ancora accennato, quando per legge doveva essere avviato dopo appena 30 giorni dal riscontro del superamento.

Inoltre è visibile a tutti come la vaca B del complesso Palombara si trovi ancora scoperta e con il percolato a vista.

Il perdurare di questo stato dei luoghi del complesso “discarica Ex-Vergine” ci ha spinti sin dal 2016 ad intraprendere un lungo ed estenuante dialogo con le istituzioni amministrative e giudiziarie, un lavoro difficile per noi semplici volontari, ma che ha sortito i suoi effetti; con le diverse denunce fatte verso le istituzioni abbiamo cercato di risvegliare in quelle istituzioni il giusto sentimento ambientalista.

Nel 2019 a seguito di una nostra denuncia con il comunicato stampa “COMUNICATO STAMPA DEL 07/10/2019 Disastro ambientale – Discarica Vergine – Comune di Taranto assente” e una seguente lettera aperta a tutte le parti istituzionali e politiche, il comunicato ha smosso la situazione; la parlamentare europea Rosa D’Amato che ha prodotto una azione molto importante: una interpellanza al Parlamento Europeo effettuata nel maggio del 2020.

A seguito dell’interpellanza, il 6 maggio 2020, la Commissione Europea scrive al Presidente del Consiglio Italiano chiedendo chiarimenti. Grazie al lavoro dei Rosa D’Amato oggi le istituzioni si stanno interessando alla problematica e siamo nel vivo di un fermento amministrativo per cercare di evitare una infrazione della commissione verso lo stato italiano per il totale disinteresse ed abbandono del complesso in discussione.

Grazie a questa minaccia di infrazione abbiamo ricevuto tutta la documentazione, ed appreso dai verbali e dalle note ARPA che da  tempo la situazione era ben nota sin dal 2016, ma come spesso accade l’attività tecnica di ARPA si perdeva tra i fascicoli di una lentezza amministrativa.

Oggi dovendo rispondere in qualche modo ad una multa, si cerca di correre ai ripari proponendo soluzioni quantomeno illogiche come lo spostamento dei rifiuti.

AttivaLizzano ha sempre seguito da vicino ogni singola fase ed ogni singolo verbale, scrivendo in modo profuso tutte le perplessità che sono state riscontrate nella vicenda.

AttivaLizzano ha scritto anche al Ministero dell’Ambiente ed alla Commissione Europea, oltre che a tutti gli enti preposti al controllo sul territorio; fatto alquanto increscioso è che ha ricevuto le informazioni e le maggiori rassicurazioni proprio dalle istituzioni più lontane dal punto di vista geografico ma evidentemente molto vicine al dolore che abbiamo vissuto nel trovare la nostra terra così martoriata.

Ci ha risposto il ministero riportando il fascicolo che è stato inviato quale stato dei luoghi dalla Regione Puglia, ci ha risposto Rosa D’Amato fornendoci il fascicolo con tutte le note ARPA, ci ha anche risposto la Commissione Europea nella persona della Presidente Von Der Leyen informandoci che sta seguendo l’evolversi della situazione.

Con nostro rammarico dobbiamo però costatare che l’istituzione Regionale nella persona del suo Presidente o l’istituzione Provinciale nella persona del presidente o del vicepresidente non si siano mai degnati di esprimere la loro vicinanza, stessa cosa dobbiamo dire del Sindaco del Comune di Taranto che non ha mai fatto sentire la sua voce in merito.

Questo denota un assoluto disinteresse delle istituzioni locali che mai avremmo potuto immaginare.

Alla luce di una ordinanza provinciale n.11032 del 31-03-2017 che obbligava una Messa In Sicurezza di Emergenza ( il MISE consiste nella copertura di tutte le vasche e la totale eliminazione del percolato, con una parallela Caratterizzazione dei Luoghi per superamento di CSC per avviare il processo di bonifica e il ripristino dei luoghi allo stato originario e conseguente chiusura) oggi ci viene proposta una soluzione che i tecnici definiscono “Messa in Sicurezza PREVENTIVA” che sa di beffa anche dal punto di vista logico oltre che tecnico, poichè si parla di spostare i rifiuti per verificare lo stato della membrana della vasca B per approfondire il sospetto di una potenziale infiltrazione di percolato nelle matrici ambientali, ci teniamo a precisare che il sospetto non è più tale dal 2016 e viene anche confermato nel 2017, inoltre lo spostamento servirebbe a sistemare la guaina in un punto senza tenere conto che con le attività sopra la vasca si potrebbe compromettere la stessa  e non solo i punti in cui sono state evidenziate.

Il messaggio che si vuole lasciare passare è che le analisi del 2016 e del 2017 siano “superate” per l’assenza di quei pozzi spia da cui sono emersi, utilizzando i risultati dei nuovi pozzi spia che si trovano oggi ad 1 km di distanza; lasciando trapelare che in questa fase si stiano svolgendo le indagini preliminari che non rilevano superamenti di CSC, per poi riparare dei buchi nella vasca e rilevare che nulla è stato inquinato, con una vasca B “nuova” pronta ad accogliere nuovo rifiuto. Concludendo con un classico “va tutto bene”.

Si parla di spostare i rifiuti dalla vasca B alla vasca A senza tener conto che anche la vasca A è fortemente compromessa.

Non è stato fatto alcuno studio sul materiale da spostare e non si parla nemmeno delle conseguenze che ci possono essere per la popolazione spostando questo rifiuto speciale,  non più inertizzato dato che è stato a mollo nel percolato per tanti anni.

Siamo costretti ad accettare una sentenza senza discutere anche se possa non rispecchiare la verità dello stato dei luoghi; neoplasie maligne tra le più alte in italia; del tutto paragonabili a quelle che ci sono nelle zone più inquinate; siamo stati costretti ad accettare decisioni sul destino del nostro territorio, sebbene non esistano attualmente prove scientifiche tali da evidenziare correlazione tra il tasso di malattie e la vicinanza ad una discarica, esiste una condizione fuori controllo della discarica che ci pone in una stato di grande preoccupazione e ci spinge ad avvalerci del dubbio.

Non possiamo accettare né lo stato attuale di inquinamento né la passività delle istituzioni di fronte ad un disastro ambientale.

In relazione a quanto citato dal Presidente della Corte di Appello del Tribunale di Taranto nelle motivazioni della sentenza in appello, per il reato di traffico illecito di rifiuti: “ non soltanto l’impianto di trattamento appare, sia concettualmente che in fatto, del tutto autonomo da quello afferente la discarica vera e propria, ma la realizzazione solo della seconda, con rinvio del primo a data da destinarsi, era stata constatata senza rilievi da tutti i rappresentanti degli Enti coinvolti (Comuni, Provincia e Autorità Regionale) e persino autorizzato dall’Autorità provinciale a meno di non voler considerare la condotta tenuta da ciascuno degli organi preposti al controllo ed al rilascio delle autorizzazioni quale concorso nel reato contestato al capo B della rubrica”, non si può più riporre una totale fiducia negli Istituti che sono preposti alla sicurezza e alla salvaguardia della popolazione, quindi, a differenza degli anni passati, ora si esige la massima ponderatezza affinchè non vengano a ripetersi simili negligenze ed omissioni.

Non potremo mai accettare l’idea di veder riaprire la discarica dopo aver vissuto questi ultimi decenni in modo drammatico.

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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