Il Buongiorno di Pina Colitta. Maschere, ovvero i nostri fattoidi

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Il mio buongiorno senza maschera. È evidente che ognuno di noi ne indossa una a seconda della situazione.

Quella professionale al lavoro o per un appuntamento importante. Sì, poi indossiamo quella amicale, quella familiare… Una maniera comoda sicuramente per trovare il modo di sentirsi veramente se stessi, ma sempre avendo la consapevolezza che queste maschere non hanno valore.

Quando abbiamo contezza che la maschera è inutile?

Lo comprendiamo sicuramente dopo aver fatto una piccola ratifica dei momenti in cui pensiamo di esserci comportati in modo falso o inautentico, analizzandone magari le circostanze e le sensazioni provate. Il critico d’arte Gillo Dorfles parlava di fattoidi, cioè  di fatti che  non esistono prima di apparire su riviste o giornali – o social, aggiungiamo (Gillo Dorfles, Fatti e fattoidi. Gli pseudoeventi nell’arte e nella società, in I timoni, Cooper, 2009).

Un ottimo esercizio potrebbe essere quello di osservare contenuti su Facebook e Twitter per farsi un’idea più precisa di quali possono essere le maschere virtuali. In generale a molti piace trasmettere un’immagine di sé affinché gli altri possano elaborarla e assimilarla in un modo particolare. E la domanda nasce spontanea: siamo sicuri che sia autentica e che noi stiamo vedendo la “vera” persona che si trova dietro quel profilo?

Ogni falsità è una maschera, e per quanto la maschera sia ben fatta, si arriva sempre, con un po’ di attenzione, a distinguerla dal volto.

Alexandre Dumas Padre

(immagine di copertina: Marina Giannotti)

 

 

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