Intervista a Rina Pirani Natalini – Uno sguardo oltre il tangibile

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a cura di Stefania Romito

 

Rina Pirani Natalini, tu sei autrice del Nuovo Rinascimento e anche pittrice. Quali ritieni possano essere quegli elementi cardine sui quali debba basarsi la rinascita culturale? Oggi si parla tanto di relativismo, di bellezza soggettiva. A parer tuo, quali sono quei valori immanenti che un’opera d’arte deve veicolare per far sì che duri nel tempo? Che cos’è che rende l’arte immortale?

L’arte secondo me diventa immortale quando, che sia un libro, una poesia, attinge a quello che hai dentro di spirituale tipo quando dipingi. Ad esempio “La Pietà” di Davide Foschi sarà immortale, per me è immortale, è immortale come Ulay, che abbiamo perso l’anno scorso, con Marina Abravomic: nella performance di Marina si sono incontrati e hanno avuto uno sguardo in quel video. Quel video io lo guardo sempre e quindi diventa immortale e si stacca un pochino dal contesto di quello che siamo abituati a sentire che ci trasmettono, no? Uno deve trovare l’immortalità dentro di sé e poi dopo cercare di trasferirlo agli altri e questo si riesce bene con uno stato d’animo di apertura che è staccato, ad esempio, da tutto il contesto. Ad esempio nel tuo libro “Il buio dell’alba” cosa ha detto Pierfranco Bruni? “Lo scrittore deve avere la forza di un trascinamento che è traversale rispetto agli altri generi letterari” ed io sono d’accordissimo con questo perché in questo tu ti metti a confronto anche con la tua immortalità, tra virgolette, interiore ed invisibile e da lì poi può scaturire tutto il resto.

Per me il dovere dell’artista è quello di illuminare il cuore degli uomini e come diceva Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo” quindi è una cosa immortale l’arte che nasconde delle cose che non si possono spiegare a volte con le parole. Ad esempio davanti ad un’opera d’arte ci si dovrebbe soffermare fino a quando non si percepisce qualcosa di interiore che con la mente e il ragionamento non potrebbe arrivare, come diceva il grande D’Averio che è scomparso da poco. Questo per me rende immortale l’arte.

Il soprannaturale è il tuo campo di analisi elettivo. Un argomento al quale hai dedicato un libro dal titolo “Che ci crediate o no è andata così” in cui parli di una esperienza di vita vissuta. Come ha detto Annasagora: “I fenomeni visibili sono uno sguardo lanciato su ciò che non è visibile”. Lo credi anche tu?

Lo credo anche io perché l’ho vissuto in prima persona, ci sono trent’anni di esperienza in questo libro, adesso c’è anche il secondo libro in stampa. Sarà una trilogia e niente attraverso questo mezzo possiamo anche collegarci a quello che abbiamo detto prima dell’invisibile, del trascendentale, che dentro di noi ha ognuno. Ma io credo che ognuno di noi, essendo che siamo spiriti incarnati, ha la possibilità di evadere, di fare esperienze. Bisogna solo ascoltarsi e mettersi in gioco e crederci e avere fede e allora, dopo, tutto si apre… almeno per me è stato così. Nell’attimo che io ho detto quel sì a questo frate francescano, mi si è aperto un mondo che non credevo esistesse. Mi sono sempre messa alla prova e riguardo a questo il libro ha delle carte. Per questa intervista ho estratto una carta delle 50 che sono correlate al libro ed è saltata fuori la numero 39 di G (si fa chiamare così) che dice “Vi sono ancora cose belle nel vostro mondo cercatele vivetele e attraversatele” ed è questo che io mi impongo di fare in questo momento di pandemia, di non mollare, anzi, di alimentare sempre di più quella mia parte per “staccarmi” da questi condizionamenti.

Sant’Agostino affermava che “Il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina”. Potremmo dire allo stesso modo che chi tende ad attribuire credibilità solo a ciò che è tangibile, vive una parte dell’esistenza precludendosi la conoscenza della realtà immateriale. Cioè di quegli aspetti della vita che non si vedono, che non si toccano ma che si avvertono con altri sensi. Sei d’accordo con questa considerazione?

È così. Questi aspetti si avvertono in una passeggiata, si avvertono se hai l’attenzione quando dai la prima pennellata su una tela bianca, si avvertono ascoltando musica. Guarda può essere una sciocchezza però io, delle volte, sono ai fornelli a preparare da mangiare e mi arrivano proprio delle intuizioni, dei lampi e mi dico “beh, da dove è saltato fuori questo?” E quindi noi siamo immersi in una bellissima realtà, in una bellissima dimensione, solo che non abbiamo sempre la capacità o lo stato d’animo di poterlo vedere questo, di esserne consci mentre invece, come diceva Cesare Boni, bisognerebbe ringraziare sempre tutte le cose e dedicare la giornata a tutte quelle cose, qualunque esse siano. Appena metti i piedi giù dal letto al mattino, dici dentro di te “io questo te lo dono, lo dono a chi è in questo momento, fa che siano le mie gesta, i miei pensieri e le mie opere una cosa buona per chi incontrerò oggi” e dopo non c’è più niente da dire, c’è solo da ringraziare la sera e dire “sì ho fatto la mia parte oggi non solo per me ma anche per gli altri”.

 

Rina Pirani Natalini è stata ospite della trasmissione televisiva “Noi italiani”, ideata e condotta dalla giornalista e scrittrice Stefania Romito, in onda su Tele7Laghi, e della trasmissione radiofonica “Ophelia’s friends on air” in onda su Radio Punto e WRN, ideata e condotta sempre da Stefania Romito.

 

 

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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista radiotelevisiva e scrittrice.

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