Il Buongiorno di Pina Colitta. Guardarsi fuori

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Il mio buongiorno eludendo l’ indifferenza e l’ingiustizia nel ricordo consolatorio.

Perché l’indifferenza e l’ingiustizia è dannosa? Semplicemente perché è portatrice di un malessere fisico. E di malessere fisico si tratta con evidenti danni evidenti se l’equilibrio lotta-fuggi è stato subìto e ignorato per molto tempo.

Lotta-fuggi, ma cosa significa ?

Intanto una domanda nasce spontanea: dalle persone con uno stress emotivo della collera e del senso di impotenza ci si può aspettare che si ammalino più spesso? E noi fino in fondo riusciamo ad immaginare la tensione provocata da situazioni di intollerabilità e di cambiamento?
Un buongiorno con tante domande non si addice ad una domenica soleggiata, dedicata al riposo… Eppure forse proprio di Domenica è più facile fermare il nostro cervello sempre preso da mille cose per riflettere un momento… Eh sì, dobbiamo proprio ammettere che tante situazioni, per svariate cause personali e sociali, si possono
tradurre in ansia, paura e collera per finire nel senso di colpa.

Si crea in noi una sorta di meccanismo “a spirale” per cui quando si ha la sensazione di perdere il controllo della situazione entra in scena l’ansia, quando si pensa che nessuno mai potrà aiutarti si fa spazio la paura, quando si ha la certezza che chi può aiutarti non lo vuole fare, si è catturati dalla collera.

Il distacco insieme ai ricordi delle cose semplici, che rendevano vera e verace la quotidianità, può donarci la sensazione pacifica che tutto ciò che ha potuto turbare il nostro esistere, oggi, è poca cosa rispetto a ciò che ha comportato l’asprezza di vita di tanti, che dovevano sopravvivere per un tozzo di pane.

E allora questo nostro presente com’è in fondo? Semplicemente un presente che, sebbene, impervio, è consolatorio.

Allora, riflettendo poeticamente, concediamoci una domenica di distacco:

TERRA FINE
Ricordo ancora quel pulmino del caporale,
strapieno di braccianti ancor imberbi,
stretti stretti,
volti smarriti,
lontani da casa,
come gli agnelli diretti al macello.
Rimembro, allora, l’estrema povertà, lo sfruttamento e l’ingiustizia.
Il duro lavoro nel campo di alberelli di vite,
i pochi minuti concessi per un ristoro fugace.
Il profumo del pane, pomodoro e peperoni verdi fritti,
che inebriava l’aria,
avvolgendo e conquistando gli umili cuori.
Il suo fresco e delicato sapore, portava con sé, per un momento, ristoro, conforto e allegria.
Ben presto riprendeva, grave, la fatica senza sosta,
sotto l’ occhio vigile del padrone.
Ancora oggi avverto quell’odore penetrante di terra arida e di sudore.
Il ricordo si insinua nella mente e nel cuore,
talvolta mi è caro, ma ostile:
in un primo tempo, il pensiero mi indigna,
poi, umilmente, mi ispira e mi consola.
Ritorno sui miei passi,
alla grande forza propulsiva
generata da quel vissuto seppur aspro e difficile,
impronta sulla terra fine di un tempo passato,
triste e buio.

Saverio Fanigliulo

copertina: “Ciottoli sospesi”, virtual landscape, Sabrina Del Piano, 2008

 

 

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