Trovare soluzioni al “caro materiali” per non bloccare i cantieri. L’ANCE Taranto scrive alle stazioni appaltanti del territorio

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L’ANCE di Taranto scrive ai comuni ed a tutte le stazioni appaltanti della provincia per sollecitare soluzioni negoziali con le imprese in grado di far fronte al “caro materiali” e assicurare continuità ai cantieri.

 

Già dalla fine dello scorso anno, si assiste infatti ad un progressivo e rilevante rincaro nei prezzi di acquisto di specifiche materie prime impiegate in edilizia che, travalicando le ordinarie fluttuazioni del mercato, rende di fatto economicamente insostenibile l’esecuzione delle commesse affidate o in via di affidamento il cui quadro economico è stato definito con livelli di prezzi assai differenti.

 

Secondo le analisi di ANCE, che ha raccolto dati di diverse fonti di rilevazione come Meps, Prometeia e Siteb, si sono registrati negli ultimi mesi aumenti assolutamente straordinari:

  • Ferro – acciaio tondo per cemento armato: +150,0% nel periodo nov. 2020-mag. 2021;
  • Polietilene (HDPE): +113,1% nel periodo nov. 2020-apr. 2021;
  • Polietilene (LDPE): +128,5% nel periodo nov. 2020-apr. 2021;
  • Rame: +45,5% nel periodo nov. 2020-apr. 2021;
  • Petrolio: +29,8% nel periodo nov. 2020-apr. 2021;
  • Bitume: +21,9% nel periodo nov. 2020-apr. 2021;
  • Cemento: +10,0% nel periodo dic. 2020-gen. 2021 (Fonte ANCE).

 

Dati, quelli sopra richiamati, per i quali il trend sembra destinato ad esporre il mercato ad ulteriori aumenti nei prossimi mesi. Le ragioni di tale situazione derivano da una serie di dinamiche internazionali, impreviste ed imprevedibili, che vanno ad accrescere i disagi di un settore già gravato dalla crisi pandemica in atto, nel quale le attività di cantiere hanno di fatto dovuto subire rallentamenti e cali di produttività. Suscita però stupore che proprio nel momento della ripresa dei cantieri e delle attività edilizia, si determinano impennate nei prezzi di alcuni materiali la cui origine in qualche caso sarebbe da ricercarsi in pratiche collusive globali più che in normali fluttuazioni del mercato.

 

Il vigente Codice dei Contratti pubblici non prevede, purtroppo, adeguati meccanismi di revisione e ristoro, in grado dunque di ristabilire equilibri contrattuali di fatto saltati con aumenti di prezzi di tale portata.

 

Nonostante gli sforzi delle imprese esecutrici, commesse che prevedono un rilevante impiego di tali materiali rischiano di non essere più economicamente sostenibili, con la prospettiva di un “blocco” generalizzato degli appalti che riteniamo sia interesse di tutti provare a scongiurare.

 

In tale direzione, nelle more di un provvedimento normativo ad hoc che ANCE continua a richiedere con forza al Governo e che consentirebbe di riconoscere alle imprese gli incrementi straordinari intervenuti, spetta alle Amministrazioni ricercare il dialogo e la collaborazione con le imprese appaltatrici, al fine di evitare rallentamenti – o peggio ancora – situazioni di “stallo” nell’esecuzione degli appalti in corso.

 

Occorre pertanto, con le attuali norme e con le risorse eventualmente individuabili nei quadri economici a disposizione, mettere in campo soluzioni negoziali in grado di garantire coperture ai maggiori oneri ed assicurare continuità ai cantieri.

 

Per quanto concerne le opere da affidare, sarebbe auspicabile condurre una preventiva opera di adeguamento della base d’asta che tenga conto dei predetti rincari nelle voci di prezzo e prevedere nei contratti specifica clausola revisionale ai sensi dell’art. 106, comma 1, lettera a) del DLgs n.50/2016.

 

 

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Pierpaolo Piangiolino

Avvocato e grafologo giudiziario iscritto all'albo dei CTU e periti del Tribunale di Taranto. Calligrafo e Tecnico di Biologia Marina specializzato presso l’Università di Bari. Romanziere, vignettista e cruciverbista

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