Teresa Franchini e gli insegnamenti di Luigi Rasi

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di Stefania Romito

 

Mentre Meininger, Zola, Antoine danno vita in area germanica e francese a interessanti esperienze che disegnano uno statuto integralmente rinnovato per lo spettacolo teatrale, in Italia le compagnie girovaghe di tradizione, organizzate intorno alla figura dei Grandi Attori, costituiscono l’unica delle famiglie d’arte.

Il 19 settembre del 1877 a Torre Pedrera (frazione di Santarcangelo di Romagna) nasce Teresa Franchini da genitori appartenenti alla borghesia. Teresa Franchini viene iscritta presso la scuola ospitata dal Convento della Sacra Famiglia il quale possedeva un piccolo teatro diretto da un sacerdote. Durante il Carnevale egli imbastiva delle operette e le alunne dotate di istinto artistico, erano scelte per la interpretazione delle altre parti. A 14 anni Teresa interpreta il personaggio di Crispina nel Congresso di Cavoretto, farsa lirica di Giseppe Anfossi. La giovane si cimenta sia nel comico, sia nel tragico.

Due anni dopo Teresa ha la prima occasione di salire sul palcoscenico di un teatro pubblico di fronte a spettatori paganti. Teresa Franchini fu proclamata prima donna e conseguì i primi successi che divennero clamorosi quando, nel Teatro Comunale del Paese, fu pregata di prender parte ad alcune recite di beneficenza.

La genialità continua a essere giudicata la dote naturale per raggiungere i vertici dell’arte teatrale, ma la disponibilità di qualcuno ad ammettere che l’arte stessa possa essere insegnata e appresa secondo percorsi pedagogici estranei a quello della tradizione familiare, rappresenta un passo verso l’affermazione di una nuova  tipologia di attori che avrà i suoi primi illustri rappresentanti proprio nella Franchini e in Ruggero Ruggeri.

Billi di Fano, amico di famiglia, ebbe modo di ammirare la piccola attrice e di segnalarla come una rivelazione a Luigi Rasi che dirigeva la scuola statale di recitazione a Firenze. Lo studio approfondito costituisce il caposaldo principale del sistema pedagogico di Rasi il quale sente la necessità di un progressivo accostamento dell’attore al suo personaggio, sotto la guida attenta del maestro (che altrove ha già assunto il nome di regista). Rasi era convinto della necessità di ricercare l’essenza di un teatro rinnovato in un’inedita attenzione nei confronti dello studio e della preparazione da parte di attori che devono avere il tempo per penetrare a fondo nei personaggi che devono interpretare.

Il tempo condurrà al fallimento della coraggiosa impresa di Rasi, fra la volontà di Rasi che aspira a un teatro di qualità e una civiltà dello spettacolo, vecchia e superata, incapace di accogliere proposte innovative e ferma nella pretesa di un’intensa rotazione di opere che garantiscano al repertorio la varietà, seppure a discapito della qualità.

Allo studio individuale, Rasi accompagna prolungate sedute di prova durante le quali verifica il lavoro svolto da ciascuno degli allievi, intervenendo a correggere, a chiarire, a completare la lettura e la restituzione scenica di ogni personaggio. Il metodo si pone fra gli obiettivi quello di ridurre il danno che di norma segue ai figli d’arte i quali, apprendendo il mestiere sul palcoscenico secondo un percorso imitativo nei confronti del genitore-attore, in assenza di adeguati approfondimenti  culturali e interpretativi, troppo spesso finiscono per proporre calchi poco originali, copie sbiadite dei più anziani e illustri colleghi.

Rasi costituisce un buon esempio di ciò che un maestro d’attori dovrebbe essere: preparato per aiutare i giovani a comprendere i personaggi e a interpretarli capace di cogliere punti di forza e di debolezza negli allievi, facilitandone il percorso formativo in direzioni diverse in base al loro talento in modo che ognuno si senta libero e favorito nello sviluppo della propria personalità artistica

Nella prospettiva pedagogica di Rasi, il testo drammaturgico costituisce l’elemento cardine dello spettacolo teatrale, con cui l’attore deve cimentarsi allo scopo di fornirne un’interpretazione quanto più fedele e rigorosa possibile, in sintonia con le intenzioni espresse dell’autore .

 

 

 

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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista radiotelevisiva e scrittrice.

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