L’arte recitativa di Teresa Franchini

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di Stefania Romito

 

Secondo Teresa Franchini l’arte non è data come un dono naturale, bensì come un risultato da conseguire attraverso il lavoro e la fatica.

Il sistema adottato dalla Franchini sembra prevedere un periodo di tempo dedicato allo studio e all’approfondimento della parte assai più ampio del consueto, poiché  la comprensione profonda del personaggio e la ricerca della strada più convincente per interpretarlo rappresentano uno snodo imprescindibile della professione di attrice.

Le osservazioni svolte dall’attrice in merito al vestiario si spiegano con lo sforzo di superare le abitudini del teatro italiano dell’epoca, inaugurando il progetto che porterà alle sperimentazioni di D’Annunzio e di Talli.

La precoce sensibilità della Franchini le deriva dal magistero di Rasi che si impegna a formare attori diversi, più preparati e consapevoli nei confronti del testo e dell’allestimento e meno concentrati sul proprio protagonismo. Attori nuovi destinati a porsi capostipiti di un nuovo tipo di attore che, dopo 40 anni, avrebbe soppiantato quello tradizionale.

La sua recitazione è all’insegna della naturalezza e di una semplicità che si traducono nella castità del gesto e nell’asciuttezza della recitazione verbale, tra gli elementi di somiglianza con la Duse, l’espressione e il gesto.

L’interpretazione della “Locandiera” di Goldoni mostra un fastidio nei confronti di ogni forma di accademismo. Rifiutando ogni formula interpretativa preconfezionata, la Franchini propende per una recitazione verbale, gestuale assai dinamica e naturale.

Teresa Franchini recita ignorando il pubblico, scelta anomala rispetto ai Grandi Attori in contatto continuo con il pubblico anche mentre recitano, tenendo d’occhio i palchetti, salutando con inchini nelle pause tra una battuta e l’altra, fermandosi a raccogliere l’applauso a scena aperta, ringraziando con un garbato cenno,  in barba alla credibilità e alla continuità dell”azione drammatica.

Teresa Franchini è libera dal vincolo tenace delle tradizioni geneticamente trasmesse. La naturale scioltezza con cui pronunzia le battute accompagna con un linguaggio mimico e gestuale curato e concorde quello verbale, nell’intento complessivo di esprimere concetti di cui ella mostra di avere sempre il sentimento esatto.

Il fascino e la bravura della Franchini continuano a fornire argomenti interessanti alla critica, ma non sembrano sufficienti a riempire i teatri, e ciò conferma, in una  certa misura, il fatto che pur acclamata Teresa non è considerata, nell’immaginario collettivo, una grande attrice, o non lo è ancora.

Le vennero mosse alcune critiche tra cui la dizione giudicata poco scolastica e non sufficientemente curata, ma fortemente chiaroscurata. L’intonazione (irascibile e infastidita) indifferente ai vincoli di un andamento melodico, condotta su ritmi accelerati e per contrasto subitamente rallentati. Teresa Franchini studiò due anni alla scuola di recitazione, successivamente il maestro costituì una compagnia drammatica (I Comici Affezionati) per lanciarla come prima attrice. La compagnia comprendeva anche Carlo Rosaspina come primo attore, a lungo compagno di lavoro di Eleonora Duse.

 

 

 

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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista radiotelevisiva e scrittrice.

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