Il Buongiorno di Pina Colitta. Ciao prof

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Il mio buongiorno con un saluto a coloro, i giovani studenti che oggi, ultimo giorno di scuola, salutano le aule virtuali e i prof., in molti casi, seguiti attraverso un computer o un telefonino.

Oggi, come è sempre stato per me, un pensiero va soprattutto a coloro che dovranno confrontarsi con il famoso esame finale… Coloro che sono riusciti a raggiungere questo importante traguardo.

E mi piace ripetere ciò che io stessa ebbi a scrivere in un capitolo del mio libro “In odorato di Santità” dedicato proprio al fatidico esame:
“Mi piace pensare a questo momento come ad un punto di partenza per un giovane studente che, attraverso questa prova delicata, soprattutto emotivamente, si prepara ai successivi esami della vita.

Mi piace pensare ad un percorso in cui io “docente onesta nell’anima”, sensibile e piena di umanità, conduco per mano quel ragazzo che si accinge a percorrere il faticoso cammino della sua realizzazione
personale.

Mi piace pensare ad una situazione di serenità di armonia in cui l’alunno si sente accolto e accettato in una condizione di emozioni positive perché l’ascolto del cuore supera l’ascolto delle parole.

Insomma, un vero e proprio flusso di coscienza in cui si assiste ad un interagire tra alunno e docente, come persone, per cui il primo, incoraggiato e gratificato del suo sapere, entra in empatia con l’altro che non ha bisogno di “ascoltare” l’impossibile per confermare il suo “essere” un buon docente.

Alla luce di tanti consigli di classe, dove non si incontra mai un’unica modalità di valutazione, sono sempre più convinta che valutare non è da tutti e, soprattutto, non è cosa da poco.

Cosa sarà mai questa valutazione?

La “valutazione” è soprattutto come un “sentire” l’altro dove quel sentire vuol dire entrare nell’altro fatto di emozioni, di ansia, di paura di non farcela. “Sentire l’altro” vuol dire essere all’altezza di comprendere la sua preparazione, superando le barriere del pregiudizio, le barriere di chi conosce per certe e prova a vedere di fronte a sé una persona nuova, che si accinge a superare un momento difficile… Lì, il docente è nella funzione di aiuto per dare e far sentire a suo agio in questa esperienza, considerata a volte, impresa impossibile, solo a causa dell’emotività.

Ogni alunno ha una sua storia, ogni alunno ha una sua identità che va vista sotto il profilo di un Io che si narra per la prima volta.

“Li ho visti da vicino i miei alunni, uno per uno, quando si commuovevano o esprimevano sentimenti di gioia, quando si rattristavano, quando mostravano un alto senso di amore per la giustizia, rifiutando ogni sorta di sopraffazione, di egoismo e di volgarità, quando sbagliavano ed erano pronti a riflettere e a correggere gli errori, quando suonava la campana per la fine della lezione ed erano ancora fortemente motivati, ripiegati su se stessi, intenti a chiarire, con profondità d’animo, dubbi e incertezze.
Ho potuto verificare più da vicino la profonda umanità che ogni ragazzo ha dentro di sé e che, opportunamente stimolata e sollecitata, può essere una precondizione per far scoprire loro passione e vocazione.
“E che cos’è la vocazione d’un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita? Avere una vocazione, conoscerla, amarla e servirla con passione: perché l’amore alla vita genera amore alla vita”.
Questa è la via.
Dal libro “Ciao professore, io sono Christian, quello bocciato!” di Saverio Fanigliulo.

copertina: foto di Pina Colitta, elaborazione grafica di Sabrina Del Piano
 

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