Il Buongiorno di Pina Colitta. Bla bla bla

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Il mio buongiorno con una riflessione sul non senso.

A proposito di non senso, quante parole vengono dette e poi vengono ascoltate lasciando il vuoto perché non hanno alcun senso… Parole convenevoli, parole di lamento e d’insofferenza, talmente ripetute tante volte che perdono il loro spessore comunicativo. A volte penso che se si mettesse una tassa sulle parole, in tanti smetterebbero di “dare aria alla bocca”; le parole non hanno mai senso quando sono la
manifestazione di uno stato d’animo che non muta o che si vuol far credere non muti mai; quando raccontano sempre e soltanto il peggio, omettendo nel nostro interloquire il meglio del nostro quotidiano, comunicando al nostro prossimo solo e soltanto quello che non va, quello che non ha nessun apporto comunicativo, con un blaterare continuamente per poi dire il nulla o l’inutile…

Eppure, a volte anche parole senza senso possono creare ritmo con una mimica accattivante, possono giungere all’orecchio in modo armonioso e donare il messaggio della positività.

A tal proposito mi è venuta in mente una poesia, “il lonfo “, scritta da Fosco Maraini: un insieme di parole e attributi per descrivere un essere animato sconosciuto. Eppure, recitata dal grande Proietti un senso ha avuto, dando vita a qualcosa che non esiste.

La morale di oggi? Se proprio dobbiamo raccontare il nulla, il superfluo o l’inutile, facciamolo ricercando parole che utilizziamo con una dinamica intelligente e da artista… E, poiché non è da tutti, a volte è meglio un saggio silenzio!

 

Il Lonfo non vaterca né gluisce

e molto raramente barigatta,

ma quando soffia il bego a bisce bisce,

sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.

È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna

arrafferia malversa e sofolenta!

Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna

se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto

che bete e zugghia e fonca nei trombazzi

fa legica busia, fa gisbuto;

e quasi quasi in segno di sberdazzi

gli affarferesti un gniffo. Ma lui, zuto

t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

Fosco Maraini

copertina: anguilla-pellicano, fonte web
 

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