APERTAMENTE di Onofrio Di Cillo. Quando si fa politica è normale la critica ma le offese le rimando al mittente

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Quando si fa politica, si sa che si è particolarmente e anche legittimamente esposti alle critiche e ai giudizi altrui. Quando si fa politica, quella SERIA, si lavora con onestà, con determinazione, con impegno al solo scopo di far crescere la comunità che ti ha votato e che ti è stata affidata.

In un paese piccolo come Carosino, da SEMPRE intellettualmente vivace, è doveroso occuparsi della qualità della vita dei propri concittadini, che non passa solo attraverso il decoro degli spazi, la gestione delle risorse, la progettazione economica e sociale, ma passa anche e soprattutto attraverso iniziative culturali che DEVONO essere a vantaggio di tutta la comunità e che possono lasciare un segno magari non solo nella storia locale, ma anche e soprattutto nelle persone. Perché un paese è fatto di PERSONE, non solo di case, di strutture abitative, di biblioteche, di teatri, di sale convegni. Un paese è di tutti e per tutti, esattamente come la poesia, l’arte, la musica appartengono ad ogni persona, a prescindere dal lavoro che svolge, dall’età anagrafica, dal conto in banca, dal numero di “saggi” pubblicati e dalla partecipazione a convegni scientifici.
La manifestazione dello scorso sabato 19 giugno denominata “Una panchina per Dante”, durante la quale l’Amministrazione comunale, per celebrare insieme a tutta la Comunità  i 700 anni della morte di Dante, ha inaugurato sei panchine a forma di libro aperto recanti alcuni tra i versi più rappresentativi della Divina Commedia, è stata, a mio avviso e secondo l’opinione di moltissimi cittadini carosinesi, di ogni estrazione sociale e culturale, un momento molto bello che la comunità ha vissuto con grande partecipazione e anche con una certa commozione.
A nome mio e di tutta l’Amministrazione comunale desidero ringraziare pubblicamente la prof.ssa Daniela Annicchiarico che, ovviamente a titolo assolutamente gratuito, ha dato la sua disponibilità per organizzare una serata che coinvolgesse una nutrita e variegata rappresentanza dei nostri concittadini, creando “inclusione”, ossia facendo in modo che a  declamare i versi danteschi ci fossero adulti, uomini, donne, giovani, persino una bimba di quattro anni, con lo scopo di dimostrare che Dante è di tutti e per tutti e che la cultura, se è veramente tale, non deve svilupparsi e chiudersi nei libri e nelle sale convegni semivuote o riempite sempre dalle stesse facce, ma deve uscire dai luoghi elitari imputriditi dalla presunzione del sapere.  Il fatto che la prof.ssa Annicchiarico sia mia moglie non ne sminuisce la professionalità e la preparazione culturale né tantomeno l’indubbia capacità comunicativa riconosciuta da molti e che Carosino ha avuto già modo di apprezzare ben prima di questa manifestazione, anche con altre Amministrazioni e in contesti esterni a Carosino, anche grazie al Liceo Moscati presso cui insegna da 26 anni. Non permetto e non permetterò a nessuno di confondere il diritto costituzionale alla libertà di parola con la volgarità e la bassezza dell’offesa.
Mi stupiscono, anzi, mi indignano la rabbia, il livore, l’aggressività verbale assolutamente gratuiti con cui un “intellettuale” saggista e critico letterario, forse alla ricerca del suo momento di gloria, sta infangando i social e gli organi di stampa con esternazioni francamente stridenti con una  preparazione culturale tanto ostentata che dovrebbe avere a sua disposizione ben altri mezzi dialettici per esprimere una pur legittima critica di qualsivoglia genere. Aver scritto vari saggi critici e partecipato a diversi convegni non dà licenza di offendere. Dichiarare di essere uno studioso di letteratura non dà il diritto di chiedere le dimissioni di nessuno, né si capisce bene a quale titolo e per quale presunto “reato” commesso dagli Assessori preposti.
Riguardo alla rimozione delle panchine, sottolineo che relativamente all’inconveniente che ha riguardato la scrittura dei versi, in parte compromessa, che ci ha molto rammaricato, abbiamo tempestivamente messo in atto tutte le procedure necessarie per ripristinarne l’integrità e che a breve le stesse saranno ricollocate nelle loro posizioni, affinché tutti possano goderne. E non perché qualcuno, impropriamente e senza averne alcun titolo, ne abbia chiesto la rimozione.
Per concludere, voglio riportare testualmente il pensiero  della prof.ssa Annicchiarico, che stimo come moglie, madre, docente e persona di cultura.
«Quando Dante comincia a scrivere la Divina Commedia – scrive la professoressa Daniela Annicchiarco – mette in atto un’operazione culturale di straordinaria grandezza e novità. In un secolo in cui il latino era l’unica lingua letteraria riconosciuta, egli decide di affidare tutto se stesso al volgare, ossia all’italiano, scrivendo un capolavoro universale. Perché lo fa? Lo fa perché profondamente convinto che la cultura e la conoscenza non siano, anzi, non debbano essere appannaggio dei soli intellettuali, ma che tutti, e dico TUTTI, abbiano il diritto a conoscerne la Bellezza. È questo che da trent’ anni cerco di insegnare ai miei studenti del liceo Moscati di cui sono fiera di far parte e che ha saputo trasmettere l’amore per Dante non solo negli anniversari, che lasciano il tempo che trovano, ma in tante Lecturae Dantis di altissimo livello e soprattutto nella quotidiana ed appassionata lettura dei versi danteschi. E’ la conoscenza che fa nascere le passioni e che aiuta a scoprire il senso delle cose e della vita. Che lo rammentino, i “critici”, o sedicenti tali, che forse non hanno mai assaporato l’emozione di aiutare i ragazzi a crescere come persone perbene, capaci di usare le parole non per offendere, ma per esprimersi e che non hanno mai vissuto la straordinaria  esperienza di vedere un ragazzo di sedici anni commuoversi di fronte al dolore di Paolo e Francesca o di fronte allo stupore di rivedere le stelle. Per il resto, Dante diceva “e lascia pur grattar dov’è la rogna”. Sarò pure – conclude educatamente la professoressa Annicchiarico –  una semplice insegnante di liceo, ma io so perfettamente cosa significa
Infine preciso in qualità di   Sindaco del Comune di Carosino, non permetterò mai a nessuno di infangare l’immagine del nostro paese e della nostra comunità, difendendola sempre in tutte le sedi opportune qualora dovesse essere necessario.

Per me il discorso si chiude qui.

Onofrio Di Cillo
Sindaco di Carosino
 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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