La sentenza del Consiglio di Stato tra le ragioni dei cittadini e le ragioni dell’azienda ha ritenuto più fondate le ragioni dell’azienda

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Ne prendiamo atto.

Questa sentenza non riduce ma aumenta la nostra determinazione nel condurre con ancora più vigore la lotta per la tutela dei diritti inalienabili dei cittadini esposti ad un rischio sanitario inaccettabile. Tale rischio sanitario inaccettabile è attestato dalla nuova valutazione danno sanitario (VDS) che certifica per il futuro un elevato rischio cancerogeno in base all’attuale autorizzazione integrata ambientale a 6 milioni di tonnellate/anno per l’azienda.
Siamo inoltre in presenza di eccessi di mortalità anche recenti (calcolati fino al 31 dicembre 2020) nei tre quartieri più vicini al polo industriale, accertati con i dati dell’anagrafe comunale. Infine sono emersi i gravi effetti neurotossici di piombo e arsenico sui bambini di Taranto che vivono vicino all’industria pesante.

Una sentenza favorevole alle ragioni aziendali non fermerà l’accertamento di tutti i danni alla salute e la nostra lotta per porvi fine.

Assieme alle associazioni di Taranto ci faremo promotori di un’iniziativa di tutela multilivello che solleciti contemporaneamente la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, il Comitato ONU per i diritti dell’infanzia di Ginevra, la Commissione Europea di Bruxelles, tutti gli organi nazionali preposti alla tutela dell’infanzia e infine anche la Procura della Repubblica per quanto di propria competenza.

Le nostre ragioni sono e saranno più solide di quelle dell’acciaio.
Massimo Castellana
Portavoce dell’Associazione Genitori tarantini – ets

Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto

Questa lettera è inviata da Massimo Castellana (responsabile legale del Comitato) assieme a: Associazione PeaceLink (Alessandro Marescotti), Comitato Quartiere Tamburi (Giuseppe Roberto), Articolo 32 (Angelo Fasanella), Genitori Tarantini (Cinzia Zaninelli), LiberiAmo Taranto (Maria Arpino), Lovely Taranto (Antonella Coronese).

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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