APERTAMENTE di Ilaria Cinieri – Taranto: tra diritti violati e futuro negato, la politica prenda atto delle nuove evidenze

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Le evidenze, giuridiche e scientifiche, che continuano a emergere intorno alla realtà di Taranto, non lasciano più spazio ad approssimazione e temporeggiamenti.

Non è più un semplice legittimare la fisiologica diversità di vedute, o posizioni: serve una coscienziosa rilettura dei dati, dai più antichi ai più recenti, con la premessa e la promessa di una revisione critica delle ipotesi programmate per il futuro della città.

E forse, comunque, già basterebbe la sentenza della CEDU, Corte Europea dei Diritti Umani, che nel 2019 ha condannato l’Italia –ovvero quello stesso Stato che oggi è parte robusta e integrante di Acciaierie d’Italia, nell’ambito di un procedimento nel quale i ricorrenti denunciavano i danni derivati dagli effetti delle emissioni nocive dell’Ilva di Taranto, oltre che la mancanza di rimedi interni effettivi, lamentando così la violazione dell’art. 8 (“Diritto al rispetto della vita privata e familiare”) e dell’art. 13 (“Diritto a un ricorso effettivo”) della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Ma possiamo andare oltre. Ad esempio, alle condanne del processo “Ambiente Svenduto”, che in primo grado determinano una lunga lista di responsabili e che, lungi dall’essere un punto di arrivo, segna comunque un passo nel percorso di riconoscimento dei diritti del territorio, compreso quello dell’attendibilità del lavoro di denuncia delle Associazioni e dei liberi Cittadini.

Inoltre, dopo l’ordinanza di chiusura dell’area a caldo emessa dal Sindaco Melucci e il conseguente ricorso di Mittal, il Tar, lo scorso febbraio ha ordinato lo spegnimento degli impianti dell’ex Ilva perché inquinanti. E siamo ora in attesa del Consiglio di Stato.

Eppure, ancora tutto tace. Quello che però si sente chiaro e forte, è il numero sconcertante di pubblicazioni e ricerche scientifiche che non lasciano spazio a dubbi.

La recentissima VDS ( Valutazione del Danno Sanitario, del maggio 2021) è il documento (scientifico) redatto da Arpa, Aress e Asl sulla nuova Valutazione del Danno Sanitario in riferimento all’attuale autorizzazione concessa all’ex-Ilva. L’analisi è riferita allo scenario produttivo di 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno e, sebbene i piani del Governo vogliano portare a 8 milioni la produzione annua, l’analisi prodotta dall’autorità dichiara che, già con uno scenario produttivo a 6 milioni (di tonnellate/a), “c’è un rischio cancerogeno inaccettabile”

Peacelink sottolinea inoltre che “i dati dell’anagrafe comunale indicano eccessi di mortalità anche recenti (calcolati fino al 31 dicembre 2020) nei tre quartieri più vicini al polo industriale se confrontati con quelli più lontani”, e intanto cresce il pressing delle associazioni, che stanno unendosi per una nuova denuncia verso ONU.

Nelle ultime ore, infatti, è stato rilanciato uno studio pubblicato lo scorso mese, maggio 2021 dall’autorevole rivista “Nature”. Lo studio, portato alla luce dall’articolo del quotidiano “Il Fatto” attraverso le penne di Valentina Petrini e Marco Carta, evidenzia gli effetti dell’interazione tra arsenico e piombo, rilevati nel sangue e nell’urina di 299 bambini, sulla conseguente maggiore incidenza di disturbi del neurosviluppo: cali nel quoziente intellettivo, disturbi del comportamento, autismo, ma anche ansia e depressione, presenti in percentuale maggiore nei piccoli che vivono i quartieri a ridosso della fabbrica.

In tutto questo, naturalmente, aleggia lo spirito della pericolosità legata allo svolgimento del lavoro in fabbrica, su impianti vetusti e arrugginiti, che costantemente espongono gli operai ad incidenti e ulteriori morti.

Mentre si dichiara che l’aria di Taranto è più pulita di quella di Milano.

Mentre abbiamo trascorso troppi anni tra lacrime e decreti, sembra il territorio l’unico garante della possibilità di andare oltre questo incubo. Dal 2012, non ci si è mai stancati di chiedere ascolto, rilanciando costantemente iniziative di informazione e sensibilizzazione, e tra ferite e lotte, due anni fa, un collettivo di tecnici, ha strutturato il progetto di riconversione “Piano Taranto”, fonte aperta consultabile ovviamente sul web, steso dopo un’analisi profonda degli studi anche di Confindustria.

Tutte le possibilità sono praticabili, come esplicitato nel docufilm “EXIT la via d’uscita” , che testimonia il caso della rivoluzione socio-culturale avvenuta nella regione RUHR (l’invito è a visionare il filmato su youtube attraverso il sito www.giustiziapertaranto.org)

Impossibile non menzionare il 33° rapporto 2021 dell’Istituto Indipendente EURISPES che, senza veli, in un apposito capitolo chiamato “Liberiamo Taranto” specifica: “ esistono soluzioni alternative: (coerentemente con le strategie a lungo termine dell’unione Europea, con i piani nazionali per l’energia e il clima, e con i piani per la transizione energetica,) le stesse risorse impegnate per mantenere in vita lo stabilimento, possono essere utilizzate per smantellare gli impianti, bonificare il territorio e restituirlo alle sue naturali vocazioni”.

In tutto questo, però, inquieta il silenzio di istituzioni e ministeri, peraltro sollecitati dalle stesse associazioni, che chiedono attenzione e dichiarazioni chiare, in particolare al Ministro della Salute Speranza e al Ministro della Transizione Ecologica Cingolani.

E così, mentre siamo in attesa del parere della Magistratura, è giusto che la Politica costruisca un orientamento leale e plurale, umano, in scienza e coscienza, sul futuro della nostra preziosa città, perché da qui possiamo raccontare un cambiamento, da Taranto, privilegiato osservatorio psicopolitico di quelli che sono i processi umani di resilienza e ripresa dalla crisi.

All’alba dell’avvio delle Agorà del Partito Democratico, a poco più di una settimana dalla prima uscita pubblica del Segretario Letta qui a Taranto, dobbiamo essere capaci di far coincidere parole ed azioni, prendendo anima e cacciavite, incoraggiando l’indispensabile rinnovamento di un rapporto etico e responsabile coi territori che abitiamo. A ben guardare, si tratta di dare coerentemente seguito a quel percorso di ascolto profondo ed accreditamento degli stakeholders avviato da Nicola Oddati, che all’indomani dalla sua nomina come Commissario della nostra Federazione, ha voluto ascoltare le associazioni con la premessa delle pubbliche scuse, per tutto quello che il partito aveva fatto, e per tutto ciò che invece NON aveva fatto.

Ora, la realtà si manifesta, esplicita e inequivocabile, giorno dopo giorno. Qui non c’è più tempo, e noi dobbiamo esserci, per dare forza a quel coro di voci, non più solo sociali, ma anche istituzionali, che premono per venire fuori, oltre gli scenari fumosi che nascondono l’ indicibile bellezza di cui tutti siamo ormai consapevoli.

 

Ilaria Cinieri

Responsabile Agorà Democratiche

Coordinamento PD Taranto

Assemblea nazionale PD

 

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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