APERTAMENTE Il Popolo Sovrano

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Cosa rimane dopo il fallimento della politica e dell’antipolitica?

Rimane l’uomo, il cittadino, solo e potente nella sua essenza, principio primo di quello che dovrebbe essere l’ordine repubblicano, così come statuito dall’art 1 della Costituzione “ L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, così come viene statuito nella epigrafe delle Sentenze, laddove lo Stato legittima il proprio potere punitivo “ In nome del Popolo Italiano.”

Già, il popolo, questo grande assente, sempre più lontano dalle dinamiche della politica, il popolo che vota in un modo e si ritrova governato in un altro, il popolo che tutti imboniscono con messaggi sempre più vacui, artificiosi e inverosimili, basti pensare che di tutto quanto si è detto in merito alla pandemia, l’unica realtà di fatto partorita dallo Stato e condivisa dal popolo è che bisogna lavarsi spesso le mani.

Tutto il resto è altro, incomprensibile.

Eppure, quello che Marcello Veneziani definisce il fattore umano, alle volte riemerge dalle nebbie della dimenticanza, come un fiume di lava sotterraneo che erompe improvviso e opportuno nella geografia della storia, è successo con le rivoluzioni, e nella nostra piccola era della medialità è avvenuto con l’irruzione da casa propria sul palcoscenico del mondo di un uomo a torso nudo.

Un semplice uomo grasso e peloso che con il potere dirompente della immagine ha rivendicato a sé l’imperium della sovranità popolare, ribaltando ogni standard comunicativo, guardando lui, severo, i potenti della terra dall’alto verso il basso, esprimendo chiaramente la propria opinione su di loro ed il loro operato, con l’accurata scelta di un dress code semplice e diretto.

Quell’uomo ci ricorda oggi che è lui, il cittadino, il vero Padrone del Sistema, mentre Ministri e Capi di Stato ai suoi piedi, non sono altro che dipendenti assunti a progetto, CO.CO.CO. della funzione pubblica delegata, gente di passaggio, che se non si comporta bene verrà rispedita a casa con un “arrivederci e grazie”.

Quando l’unica voce del popolo che si esprime con il voto viene azzerata, la parola abusata rimane impotente e non rimane altro da fare che affidarsi all’immagine, una immagine che ha fatto il giro del mondo, perché una è la sua lingua plastica, ed unico è il senso condiviso del suo apparire, che trasforma la volgarità dell’abbigliamento in nobiltà del messaggio, che straccia senza sfida l’evanescente “vaffanculo” grillino, per riappropriarsi del senso profondo del dire “NO, io non ci sto a questa passerella di vanità e vacuità”.

A Matera quest’anno si è riunito il G 21, dove quell’uno isolato sopra tutti, per la prima volta nell’era postmoderna, ha imposto il suo primato, facendo passare in secondo piano tutto e tutti, tranne il vero potente della Terra ed il vero motore della Storia: Il Popolo Sovrano.

 

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Ettore Mirelli

Avvocato, poeta e scrittore

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