Il buio dell’alba di Stefania Romito illumina il Chiostro dell’ex Convitto Palmieri a Lecce
di Maria Josè Pietroforte di Petruzzi
Nella raffinata cornice dell’ex Convitto Palmieri a Lecce, sotto il patrocinio dell’APSEC (Associazione per la promozione della Scienza dell’Educazione e della Cultura, con Presidente dott. Pompeo Maritati) e del Conservatorio di Musica “Tito Schipa” di Lecce, si è tenuta la presentazione del romanzo di Stefania Romito “Il buio dell’alba” (LibroMania De Agostini). A presentare il libro è stata la prof.ssa Lidia Caputo (Dottore di ricerca in Filosofia e Antropologia, saggista e poetessa). Ha moderato l’incontro l’antropologo dott. Maurizio Nocera.
« Nel thriller di Stefania Romito Il buio dell’alba – sottolinea Lidia Caputo – le giovani vite sospese a un presente angosciante, eppure aperte ai sentimenti sinceri, come quello dell’amore tra Maria e Tonino, costituiscono la cifra qualificante di un’indagine intorno all’essenza dell’uomo che deve cambiare rotta per ritrovare le sue radici divine e i suoi valori etici. E tutto deve essere rimesso in discussione poiché non si può rimanere inchiodati a degli stereotipi, a dei pregiudizi, a delle condanne senza appello. Come nel romanzo Uno, nessuno e centomila di luigi Pirandello, proemio e riepilogo di tutta la sua produzione letteraria, la mancanza di una coscienza raziocinante e integra conduce Tonino ad una deriva della percezione del modo sensibile che appare paradossale, caotico indecifrabile, mutevole nelle diverse situazioni e momenti dell’esistenza. Non si tratta solo di un disagio adolescenziale, ma appare connaturato al suo essere nel mondo, gettato a caso come un dado che rotola verso il nulla. Dall’inconscio emergono infatti incubi che sconvolgono l’equilibrio della mente, che s’inabissa nel nulla, nel sogno ricorrente di Tonino, simile al salto nel vuoto di un originale racconto, La ragazza che precita, di Dino Buzzati. L’intreccio si sviluppa per improvvisi colpi di scena , ma è soprattutto la tensione emotiva dei personaggi a tenere avvinto il lettore in un crescendo di delitti, archiviati in un primo tempo come incidenti casuali. Tra il passato, con la strage a Montalto nel 1561 di innocenti valdesi, tra cui Raffaele De Rosa, antenato del giovane assassinato, Mauro De Rosa, e presente non c’è soluzione di continuità, ma una scia ininterrotta di violenze e illegalità testimoniate dal rinvenimento di documenti falsificati per legittimare l’usurpazione di beni e titoli altrui.»
Quando Lidia Caputo esprime i suoi pensieri riguardanti il libro Il buio dell’alba, i personaggi sembrano vibrare nell’aria. Con rapide pennellate ha descritto verbalmente le diverse situazioni del libro che ci hanno coinvolto in cui ognuno di noi vi si poteva ritrovare. La prof.ssa Lidia Caputo ha espresso con naturalezza i sentimenti degli attori protagonisti traducendoli in un linguaggio leggero producendo in noi ascoltatori un effetto stimolante per cui vivevamo con lo spirito e con la mente tutti gli avvenimenti violenti resi decisamente dolci con animo leggero. I presenti all’incontro hanno molto apprezzato la relazione della prof.ssa Lidia Caputo per il suo impegno, talento e sensibilità nell’affrontare tante problematiche scabrose e violente ed esprimerle con naturalezza e passione.
La superlativa relazione di Lidia Caputo è stata intervallata da suggestivi intermezzi musicali di musica classica eseguiti dal trio “Tra Euterpe ed Erato” con la soprano di fama internazionale Fernanda Costa (soprano) e gli illustri docenti del Conservatorio “T. Schipa” di Lecce Luigi Bisanti (flauto) e Alessandra Targa (arpa). Di intensa carica emozionale è stata l’esecuzione delle arie Vissi d’arte (tratta dalla Tosca di Puccini) e Mi chiamano Mimì, tratta dalla Bohème, eseguite dalla soprano Fernanda Costa.
Ad impreziosire l’evento è stata l’interpretazione recitativa di alcuni brani tratti dal libro da parte della poetessa Anna Maria Nuzzo.

