Il Buongiorno di Pina Colitta. Un caldo box

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Il mio buongiorno con una casa per ridere e sorridere.

Avete mai visto una casa che non è altro che un box. A me è capitato spesso di vedere queste belle villette su più livelli con un piano seminterrato con la presenza di una o più auto in un box da almeno 100 mq, comprensivo di cucina, cantinetta, salotto e mobili vari. Al piano superiore invece solitamente c’è la zona giorno con sala, servizi e camere da letto. In inverno è tutto rigorosamente freddo, e la parte più confortevole poi risultava essere proprio il locale box e tutto il resto. Non pensate come me ad una strana configurazione dell’uso di questa casa che ci suggerisce una particolare scala di valori, in cui le cose, certamente ottenute con lo sforzo del lavoro, spesso prendono il sopravvento sul loro significato effettivo per cui non si deve sporcare, consumare, mettere a rischio tutto ciò che si era ottenuto col sacrificio. E allora cosa succede? Si vive in cantina o nel box, lasciando la bella zona giorno pulita e ordinata, ma come un museo!

A questa famiglia che vive  in un box di lusso probabilmente si potrebbe pensare che si cela un forte contrasto generazionale. Un contrasto tra la generazione di chi ha “generato” quella ricchezza e la generazione di coloro che vogliono semplicemente godersela. In questo caso entrano in gioco i valori, e non si tratta solo di una questione morale. È il modo con cui si dialoga e si collabora, o ci si scontra, tra nonni, genitori e nipoti.

 

“la mia casa è tutta sgarrupata, i soffitti sono sgarrupati, i mobili sgarrupati, le sedie sgarrupate, il pavimento sgarrupato, i muri sgarrupati, il bagnio sgarrupato. però ci viviamo lo stesso, perché è casa mia, e soldi non cene stanno. mia madre dice che il terzo mondo non tiene neanche la casa sgarrupata, e perciò non ci dobbiamo lagniare.”
marcello d’orta


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