Modica, celebrazione dei 120 anni dalla nascita di Salvatore Quasimodo: intervista al figlio Alessandro

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MODICA (Rg) – In occasione dei tre giorni densi di attività celebrative  per ricordare il 120mo anniversario della nascita di Salvatore Quasimodo, abbiamo intervistato Alessandro, figlio del poeta. Attore cinematografico e televisivo, regista e attore teatrale,  raffinato e coltissimo interprete nonché presidente e membro di giuria di numerosi e prestigiosi concorsi letterari e poetici, in questi giorni Alessandro è a Modica, una delle sue due patrie.

Alessandro Quasimodo

L’altra è la Brianza in quanto la mamma, Maria Cumani, era di nobile famiglia comasca. La Cumani, donna modernissima e forse vissuta un po’ in anticipo sui tempi, coreografa e danzatrice, ha ispirato e trasferito all’amatissimo figlio Alessandro l’amore per il teatro e la recitazione. Si può ben dire, quindi, che Alessandro sia figlio d’arte nel senso più autentico del termine.

In occasione dei 120 anni della nascita del poeta Quasimodo, qual è il significato profondo, per Alessandro, di queste celebrazioni?

«Credo che i poeti vadano ricordati nei loro anniversari, certo, però per me non è così importante. A me sapere quanti anni fa è vissuto per esempio Dante… Lo sappiamo perché abbiamo studiato, ma nella sua essenza Dante è un nostro contemporaneo, ci accompagna in tutta la vita. Un poeta che sia grande  è sempre un nostro contemporaneo, ed è moderno. Il messaggio di Quasimodo è ancora molto attuale, è come se alcune poesie le avesse scritte stamattina perché, come diceva qualcuno, in effetti i poeti hanno delle percezioni dell’esistere, sono come dei profeti dell’anima nostra, anticipano cose che hanno già sentito nell’aria prima che arrivino a noi. Ci sono poeti che hanno sovvertito completamente tutto l’ordine costituito di quella che doveva essere la poesia accademica, come Rinbaud. Anche lui, per me, è un 17enne che ha scritto oggi le sue meravigliose poesie.»

Qual è stato il criterio di selezione dei poeti che verranno proposti nella sua lettura  “I miei poeti preferiti” prevista nel pomeriggio di  mercoledì 18 agosto, dopo la deposizione della corona presso Casa Quasimodo?

«La mia scelta di proporre dei poeti che a me piacciono, mi caricano e  mi danno gioia, un input per continuare a fare questo lavoro, sono poeti che ho imparato ad amare da ragazzo e che poi da altri poeti sono stati presi come punto di riferimento; formativi nella cultura, nell’educazione e nella scrittura stessa dei poeti contemporanei: Quasimodo, Ungaretti e lo stesso Montale – anche se quest’ultimo in modo più freddo algido e distante. Credo che li proporrò partendo da Dante, Quasimodo stesso, Leopardi e naturalmente Pascoli che non potrebbe mancare. Parlerò anche di qualche poeta meno conosciuto, forse, ma importantissimo secondo me, perché hanno iniziato un nuovo corso poetico – tipo i Crepuscolari (chiamati così non ho ben capito per quale ragione perché è un termine che fa preludere alla notte). Penso che la poesia di Sergio Corazzini, quando si interroga su cosa sia la poesia e su cosa sia egli come poeta, e ricordiamo che Corazzini muore a vent’anni, sia un altro prodigio poetico che dà inizio al movimento del Novecento a cui tutti quelli che sono seguiti devono qualcosa.»

Modica, Via Posterla, ingresso di Casa Quasimodo

Poesia e teatro, due realtà che l’hanno accompagnata da sempre. Perché è importante il teatro?

«Il teatro: continuo a fare questo lavoro e spero che si continui a farlo; anche perchè il “teatro”, come dice la parola stessa che viene da un verbo greco, θεάομαι, theàomai,  vuol dire far vedere. È importante far vedere, perché attraverso il teatro puoi conoscere tutto: dall’animo umano alla storia, ciò che è avvenuto. Nelle poesie di Quasimodo sulla guerra, infatti, c’è tutto  un discorso di poesia civile che rispecchia il tempo in cui è vissuto.»

Un’ultima domanda: come vede e cosa si aspetta dal futuro della poesia?

«Il futuro della poesia è insito nell’uomo. Quando uno ha questo germe, ed è ammalato di poesia, continuerà a scrivere. Poi, i risultati non è che sono sempre eccelsi. Io che sono presidente di almeno 4-5 giurie letterarie in cui c’è la poesia, posso dire che la gente scrive ancora molta poesia, e che arrivano ogni concorso 7-800 parti poetici che poi vengano considerati o no è un altro discorso. È chiaro che il futuro della poesia è nelle mani di alcuni poeti, degli ultimi poeti che io considero importanti, tra cui metto per esempio Vivian Lamarque che ha scritto per Mondadori un libro meraviglioso che io tengo sul comodino perché è uno stimolo continuo a capire, ad approfondire il mondo poetico di Vivian – che però è anche quello di tanti altri. Quando la poesia diventa universale va benissimo. Il libro della Lamarque a cui mi riferisco si chiama “Madre d’Inverno”, ne consiglio a tutti la lettura.»

Ringraziamo Alessandro Quasimodo che, con la pazienza e l’amabilità che lo contraddistinguono, ci ha donato parte del suo tempo rispondendo alle nostre domande. Ci ha portati su un terreno meraviglioso, delicato e forte, eppure in pericolo. Come difenderlo? Scegliendo l’arte di qualità; studiando appassionatamente per comprenderla; premiando la poesia e i poeti comprando i loro libri; quando possibile scegliendo di andare a teatro; lasciandosi trasformare abbracciando una metamorfosi dello spirito irreversibile, nell’inevitabile direzione dell’arricchimento interiore, l’unico “accumulo” degno di essere perseguito.

Ricordiamo che il 18 agosto Oraquadra.info realizzerà in esclusiva una diretta video in collegamento con Modica, Casa Museo Salvatore Quasimodo, che potrà essere seguita sui canali social della testata giornalistica: Facebook, YouTube e LinkedIn

 

 

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Sabrina Del Piano

Archeologa preistorica, dottore di ricerca in geomorfologia e dinamica ambientale, esperta in analisi dei paesaggi. Operatore culturale, ideatrice di eventi culturali, editoriali ed artistici. Expert in prehistoric archaeology, geomorphology and landscapes analysis. Cultural operator and art events organizer

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