L’ENIGMA SCIASCIA – Un uomo uno scrittore nel Chiostro dei Domenicani a San Vito dei Normanni

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Riflessioni a confronto nel Chiostro dei Domenicani a San Vito dei Normanni

Nella splendida cornice del Chiostro dei Domenicani di San Vito Dei Normanni, il 2 settembre, alle ore 20:00, si è svolto l’incontro con Carmen De Stasio, scrittrice, saggista, critico artistico-letterario-cinematografico, co-autrice insieme a Lidia Caputo, Stefania Romito, Luca Siniscalco e Valeriano Venneri, del libro L’ENIGMA SCIASCIA – Un uomo- uno scrittore, con prefazione di Pierfranco Bruni, Nemapress Edizioni.

Un momento di riflessione sul contributo dato a livello internazione da Leonardo Sciascia con il suo pensiero e la sua scrittura.

Un uomo – uno scrittore il quale, come si legge nel sottotitolo, con tenacia e determinazione ci ha consegnato gli strumenti per comprendere di più la realtà sociale del suo tempo. Il suo monito è ancora oggi un avvertimento ed un incoraggiamento per “vedere” il presente con lo sguardo rivolto al futuro.

 

Carmen De Stasio ha avviato il suo intervento considerando il valore della Conoscenza, della Lettura, del Linguaggio e della Parola.

La parola si guarda – diceva e scriveva Vittorio Del Piano, un teorico ed un artista che ha fatto della cultura mediterranea un suo “Modus vivendi”

Carmen De Stasio nel suo dire è come se scavasse, come un’archeologa, nella scrittura e nella parola del nostro grande scrittore. Nel suo discorso ha presentato, con straordinaria dovizia, la complessità e la profondità del pensiero sciasciano, osservando e delineando la movenza stilistica della sua scrittura.

La De Stasio, infatti, parla di Sciascia come se avesse compiuto un viaggio nello spazio concettuale dei contenuti dello scrittore, nell’infinito mondo poetico sciasciano, ascoltando e percependo voci, significati e significanti strutturali dell’opera dello scrittore siciliano.

La sua parola – dice De Stasio – descrive certamente il reale ma spazia, concettualmente, nell’immensa vastità dei rapporti umani nel raccontare le sciagure del proprio paese. La Sicilia.

De Stasio ci dice, inoltre, dello “spazio sociale” che rappresenta una delle sue intuizioni nel percorrere ed esaminare la scrittura del grande maestro.

Questo ella scrive nel suo saggio:

(…) l’appartenenza ad un impegno di carattere sociale si manifesta attraverso le ramificazioni di una cosciente idea di chiarezza che transita dalla Sicilia, nucleo natio, al mondo vasto per il tramite di un esercizio intellettuale esegetico, votato alle minimali indagini dell’esistere, in vista del fatto che qualsiasi trasformazione sia possibile in una letteratura intesa come spazio sociale. In tal senso si comprende come con Sciascia l’arte di esplicitare comportamenti respinga l’instabilità del tempo ucronico, quant’anche una malferma e pure ostinata traiettoria esauribile: di fatto, all’alterità di un tempo non-realizzato e, pertanto, non quantificabile, che potrebbe investire la tessitura scritturale e di questa alterare l’intenzione modulare, l’impianto sciasciano prende forma in un intraprendimento esperienziale logico, del tutto indisposto ad alleggerire le tensioni da un’inefficace posizione frontale, distaccata dagli accadimenti, (…)

Nella postfazione di Pierfranco Bruni aL’ENIGMA SCIASCIA- Un uomo uno scrittore si legge:

Un lavoro letterario il cui perno centrale è metaforicamente costruito su un pentapensiero. I cinque autori (Lidia Caputo, Carmen De Stasio, Stefania Romito, Luca Siniscalco, Valeriano Venneri) hanno affrontato Leonardo Sciascia mediante angolature, spaziature, dimensioni che possiedono una precisa originalità. Una originalità che nasce, e questo libro lo evidenzia, dalla autenticità della ricerca e dal porre la ricerca come punto focale di una vera e propria attrazione dei linguaggi.

Quegli stessi linguaggi che lo scrittore di Racalmuto ha impiegato nel corso della sua vita letteraria e nel suo rapporto con il cinema, con il mondo della pittura, dell’estetica e della filosofia. Qui si intende evidenziare proprio questo inciso che diventa una intelaiatura in cui il senso della parola interagisce con quello delle immagini in una fusione tra pensiero e arte.

In questo libro Leonardo Sciascia viene attraversato in una forma iconica da Stefania Romito partendo dal cinema che ha rappresentato una innovazione sia per Sciascia che per ciò che ha riguardato il rapporto tra cinema e letteratura negli anni Sessanta. È Sciascia a portare sulla scena un certo tipo di cinema che non è soltanto realista ma supera il Neorealismo con la rappresentazione dei personaggi che diventano figure cardine degli accadimenti.

Vi è il rapporto significativo e straordinario, indagato da Lidia Caputo, con un personaggio quale Cesare Pavese analizzato nell’ambito di una dimensione metaforica e metafisica. Una visione in cui il Mediterraneo incontra le sponde eterogenee della geografia e della geopolitica in una interazione tra letteratura e mediterraneità.

Vi è la contemplazione, da parte di Valeriano Venneri, del rapporto di Sciascia con l’arte non solo barocca in una idea di superamento dei canoni estetici del Seicento al fine di ricreare un rapporto ancora più intenso con tutto il Settecento.

In fondo Sciascia nasce tra ragione e storia, come evidenzia Luca Siniscalco, all’interno di una “rivoluzione delle idee” nell’ambito di una dimensione pre e post Rivoluzione francese.

Vi è il rapporto con l’estetica, esplorato da Carmen De Stasio, che costruisce una pagina in cui il senso dell’onirico è rappresentato dalla comprensione di un Novecento ben calato nell’estetica della letteratura.[…]

 L’Assessore alla Cultura Alessandra Pennella ha dialogato con la Relatrice sui contenuti trattati durante il Convegno.

Il Vice Sindaco ha invitato la Relatrice e i presenti a nuovi incontri culturali.

L’Architetto Enzo Longo – collegandosi al concetto di “spazio sociale” argomentato da Carmen De Stasio – ci ha raccontato di una grande lezione di un suo professore universitario il quale parlava ai suoi studenti di uno spazio morale, di uno spazio etico nel campo della progettazione architettonica.

Alla fine della serata, le foto di rito, i saluti e la promessa di incontrarci ancora.

 

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Pino Lacava

Artista visivo e ceramista, sperimentatore d'arte, appartenente alla corrente della Neo Avanguardia New Dada. Ha esposto in collettive e personali nazionali ed internazionali, tra cui la Biennale di Venezia e la Biennale di Brera. Già docente all'Istituto "Cabrini" di Taranto di grafica. Operatore culturale.

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