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“Poeta che mi guidi” di José Minervini, volume letto e recensito dall’amica la prof.ssa Loredana Russo

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A settecento anni dalla morte del Sommo Poeta, viene pubblicata l’edizione riveduta e ampliata del volume “Poeta che mi guidi” (Scorpione editrice, 2021), della prof.ssa José Minervini, preziosa amica, stimata docente di lettere, giornalista e presidente della sezione tarantina della Società “Dante Alighieri”.

Il volume, frutto di uno studio e di una passione antichi per il poeta fiorentino, raccoglie quindici ampie lecturae dal decennio 1990 – 2000 agli anni più recenti in cui, come presidente della Dante Alighieri, José Minervini ha concepito la felicissima idea che le chiese del centro storico di Taranto risuonassero dei commenti ai canti della Divina Commedia. Correda il volume una ricca bibliografia, che include illustri opere enciclopediche e di storiografia, dizionari, saggi e biografie dantesche, di autori italiani e stranieri, sintesi della lunga tradizione di studi sul Nostro e testimonianza di quanto la Comedia abbia costituito – e continui a costituire – un patrimonio culturale universale.

Con il rigore filologico che la contraddistingue, José Minervini commenta numerosi canti della Divina Commedia, non senza trascurare degli approfondimenti monografici su aspetti sociali (si veda, nel capitolo secondo, la famiglia ai tempi di Dante) o su singoli personaggi (si considerino, nei capitoli terzo e quarto, le riflessioni su Gianni Schicchi e Gioacchino da Fiore) del poema. Ricchissimi sono i riferimenti intertestuali ad opere dello stesso autore e, altrettanto ricchi e stimolanti, i parallelismi con testi e scrittori dei secoli più recenti. 

Nel saggio di José Minervini, le analisi dei migliori dantisti, citati (e, talora, anche criticati) non per mero esercizio di erudizione, ma per arricchire con riferimenti autorevoli le lecturae, si armonizzano con gli echi dai Padri della Chiesa e delle sacre Scritture, senza soluzione di continuità con le perle di saggezza degli auctores del paganesimo classico e con gli echi della Comedìa nella modernità. 

Il testo apre profonde riflessioni sulle tematiche ricorrenti nel poema dantesco, tra le quali sono da citare la condizione delle donne, le diverse tonalità che il tema dell’amore assume nella Commedia, la critica spietata del poeta alle lusinghe ingannatrici della mondanità, la povertà come rimedio per sfuggire alle cupidigie dell’avidità. 

Ogni lectura è uno scrigno di riflessioni di ampio spessore culturale ed umano, di suggestioni, di piacevoli scoperte. Partendo da “la literale sentenza” (Convivio, II, 1), senza la quale “impossibile è venire a l’altre, massimamente a l’allegorica”, José Minervini si avventura felicemente nell’approfondimento puntuale del contesto storico e sociale del Medioevo dantesco, senza trascurare la puntuale analisi filologica dei versi e dei sintagmi più pregnanti, in commenti affascinanti e godibili anche da un pubblico che non sia l’élite di esperti cultori della materia.

Arguti, in particolare, risultano i parallelismi tra la concezione dantesca del cosmo e la Teoria della Relatività Generale di Einstein o tra l’impossibilità di raccontare la Trinità e la psicoanalisi freudiana, colti brillantemente dall’autrice tra le pieghe del sublime XXXIII canto del Paradiso, con cui si chiude il viaggio di Dante nell’Oltretomba e, simbolicamente, il saggio.

Come il pellegrino Dante, infatti, giunge “al fine di tutt’ i disii” (Parad., XXXIII, 46), immergendosi nella visione beata di Dio, scopo ultimo del suo peregrinare, così il lettore di questo saggio, attraverso storie, emozioni, situazioni evidenziate dall’analisi puntuale di José Minervini, raggiunge la consapevolezza – o ha una ulteriore autorevole conferma – di quanta ricchezza e bellezza ci siano in un testo del Medioevo che continua ancora oggi a parlare di umanità e all’umanità. 

Loredana Russo


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Redazione Oraquadra

La redazione.

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