La sicurezza sul posto di lavoro, un problema annoso ed attuale in Italia

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Parlare di sicurezza sul lavoro in una città come Taranto non è facile. Troppe sono state in questi anni le morti bianche nella città jonica, soprattutto nella grande industria, anche se il trend, ultimamente, dopo un periodo buio, è notevolmente migliorato.

Per parlare di questo argomento difficile e delicato abbiamo interpellato oggi un ingegnere tarantino, un esperto in materia, l’ing. Roberto Orlando che, da molti anni, con la sua società la O.I.E.S s.r.l. si occupa anche di sicurezza sul posto di lavoro, con un occhio di riguardo negli ultimi anni, alla formazione del personale essendo diventata la O.I.E.S. s.r.l. Ente di Formazione professionale accreditato presso la Regione Puglia.

Buongiorno ingegnere. La sicurezza sul posto di lavoro, malgrado viviamo in una società tecnologicamente evoluta, continua ad essere ancora oggi uno dei principali problemi dell’Industria moderna, perché?

Perché gli aspetti relativi alla sicurezza del lavoro non seguono gli andamenti temporali dei processi tecnologici.

Mi spiego meglio: l’evoluzione dell’industria va di pari passo con i miglioramenti tecnologici ed impiantistici; invece gli aspetti relativi alla sicurezza del lavoro non seguono solamente i miglioramenti tecnologici, ma  anche quelli del perfezionamento della cultura del lavoro di tutti gli attori del sistema.

Fino alla 626/94, la sicurezza del lavoro in Italia non aveva ancora avuto una visione d’assieme ed i processi di miglioramento in materia avevano subito vari rallentamenti. Da allora, tanti passi sono stati compiuti, ma tantissimi ce ne sono ancora da fare.

Il D.Lgs. 81/08 è stato determinante in questo senso e possiamo assolutamente affermare che negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante in tutto il sistema sicurezza, ma tanti ne dovremo fare ancora tutti insieme : Governo, Enti, Sindacati e lavoratori.

Quanto conta la formazione nell’ambito della sicurezza sul lavoro e quali sono i costi rapportati dai benefici per l’impresa in materia di sicurezza del lavoro?

La formazione in materia di sicurezza è fondamentale ed è assolutamente necessario averla sin dal principio del rapporto lavorativo.

Avere una adeguata formazione aiuta a contestualizzare il lavoratore all’interno del sistema produttivo, lo rende partecipe del proprio operato e delle responsabilità verso se stesso e verso i colleghi.

Col passare del tempo e con l’aumentare dei sistemi di incentivazione alle imprese, queste si stanno rendendo sempre più disponibili ad investire nel sistema sicurezza.

Tuttavia i benefici in termini di costi, si riscontrano solo nel caso di politiche della sicurezza lungimiranti e programmate nel lungo periodo, non di certo nel breve.

Probabilmente per questo, ancora oggi, gli aspetti relativi alla sicurezza del lavoro vengono avvertiti dai alcuni datori di lavoro, come un fastidio e non come un possibile valore aggiunto anche in termini di costi.

L’errore umano è considerato, da molti, una delle principali cause di incidente sul lavoro. E’ realmente così o c’è, a volte, qualcosa di imponderabile da mettere in preventivo nelle situazioni nelle quali si verificano situazioni dannose sul posto di lavoro?

Per rispondere correttamente a questa domanda bisognerebbe dapprima intendersi sul significato di “errore umano”.

E’ ovvio che quando accade un incidente grave c’è stato qualcosa che non è andato come avrebbe dovuto, ma perché?

Perché un operatore ha avuto un comportamento non adeguato? O perché un macchinario o una attrezzatura sono stati usati in maniera non idonea? O perché qualcuno non ha seguito una procedura adeguatamente valutata?

Sono tutte valutazioni diverse che possono avere la stessa conseguenza: un grave incidente.

Una cosa però possiamo dirla con certezza: le regole esistono e sono ben stabilite e molto chiare. Dobbiamo imparare a rispettarle e soprattutto a renderle compatibili con la velocità richieste dai sistemi produttivi.

Quest’ultimo della compatibilità dei sistemi di sicurezza e dei tempi dettati dai sistemi produttivi, temo sia l’argomento più delicato da affrontare, la vera sfida da vincere.

Quando tutti gli attori del sistema, ovvero committenti, imprese e operatori, ognuno per parte propria, riusciranno a trovare il giusto equilibrio nel sistema sicurezza, allora inizieremo ad avere anche evidenti miglioramenti in termini di danni ed infortuni.

Come si svolge la preparazione del personale in materia di sicurezza sul lavoro? C’è un modello di approccio standardizzato o si procede in considerazione dell’attività svolta dall’impresa?

La legge stabilisce dettagliatamente, per ogni mansione, quindi facendo riferimento all’attività svolta dall’impresa, quali debbano essere gli argomenti da trattare durante le attività formative e la durata delle stesse.

Inoltre, al termine di ogni attività formativa è necessario verificare l’effettività dell’attività svolta, ovvero valutare l’apprendimento dei discenti.

Qual è la situazione oggi in Italia in materia di sicurezza del lavoro e cosa è cambiato rispetto a 10 anni fa o anche prima?

Negli ultimi dieci anni, sento di poter affermare con certezza che in generale la cultura della sicurezza è molto cresciuta.

Prima la sicurezza era vista solo come un seccatura, oggi credo di poter dire che viene percepita come un “fastidio necessario”.

Per ogni datore di lavoro, prima di avviare al lavoro un dipendente, dover affrontare costi relativi alla formazione, all’acquisto dei dpi, alla regolarizzazione della visita medica finalizzata alla valutazione dell’idoneità alla mansione stessa, genera certamente una seccatura.

Certamente molti se potessero farne a meno sarebbero più contenti.

Ma oggi sanno che non è più possibile. Senza aver ottemperato alle prescrizioni di legge, oggi non si accede agli appalti, né pubblici né privati e quindi ottemperano a quanto prescritto perché diversamente sarebbero fuori da un sistema. E’ questo che intendo quando dico che oggi la sicurezza è percepita come un “fastidio necessario”.

E questo, ritengo sia già un primo traguardo raggiunto negli ultimi dieci anni, ma tanti altri ce ne sono davanti da raggiungere.

Infine una domanda su Taranto la sua città. La crisi dell’acciaio sta lentamente trasformando l’assetto economico della città jonica con la nascita di nuove realtà imprenditoriali.

Da imprenditore quale futuro vede per questa città nel lungo periodo? Cosa possiamo aspettarci e cosa possiamo prevedere per gli anni a venire?

Purtroppo nella mia amatissima città si è fatto, illo tempore, l’errore fatale di costruire le realtà industriali a ridosso della città.

Oggi, e ancora per un po’ di tempo, Taranto dovrà fare i conti con queste realtà, non potrà farne a meno. Ma potrà farlo, finalmente, in maniera più consapevole ed intelligente.

Io credo che si possa creare un sistema industriale compatibile, solo che bisogna intendersi bene su quale sia il punto di equilibrio.

E questo punto dovrà essere sinergico con le altre vocazioni che questo territorio possiede indiscutibilmente: turismo, agricoltura, itticoltura.


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Pierpaolo Piangiolino

Avvocato e grafologo giudiziario iscritto all'albo dei CTU e periti del Tribunale di Taranto. Calligrafo e Tecnico di Biologia Marina specializzato presso l’Università di Bari. Romanziere, vignettista e cruciverbista

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