Cultura

Il linguaggio della Ortese ne “Il mare non bagna Napoli”

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di Stefania Romito

Nel maggio del ’49 esce su Omnibus “Ottomila lire per gli occhi di Eugenia”, il racconto destinato a inaugurare con il titolo “Un paio di occhiali” la raccolta partenopea, costituita da tre articoli già apparsi in rivista e da due inediti scritti per l’occasione.

La Ortese ricorda di aver composto la novella a casa di Pasquale Prunas. “La Plebe regina”, il secondo pezzo incluso nel Mare con il titolo “Oro a Forcella” è pubblicato sul “Mondo” nell’ottobre 1951. Nel dicembre, la Ortese scrive a Prunas comunicandogli la decisione di cambiare editore.

“L’articolo sui Granili” esce sul “Mondo” in due puntate nel gennaio del 1952 (in volume diventerà “La città involontaria”). Gli articoli del Mondo ottengono molti apprezzamenti. Per questa collaborazione viene conferito alla Ortese il premio S.Vincent.

intanto è maturato il terzo contatto con Einaudi. Anche Vittorini era rimasto colpito dall'”Articolo sui Granili”. All’inizio Vittorini e la Ortese lavorano con i testi allestiti per Milano-sera, il trittico “Un paio di occhiali”, “Oro a Forcella” e” La città involontaria”. Il 2° racc della raccolta, “Interno familiare” è pronto alla fine di maggio.

“Il silenzio della ragione” è il racconto che ha scatenato l’inferno. Il “Mare non bagna Napoli” è stato letto non come un’opera letteraria, ma alla stregua di un pamphlet, facendo riferimento soprattutto all’ultimo capitolo. Le recensioni positive si intrecciano alle stroncature e alla pubblicazione delle lettere dei contendenti.

Con “Il mare non bagna Napoli” la Ortese concentra la sua ricerca espressiva nell’ambito di quel realismo linguistico già praticato in alcuni racconti di “L’infanta sepolta”, la raccolta sperimentale del 1950. Questa volta la Ortese gioca sul piano della chiarezza della comunicazione perseguita tramite l’utilizzo di una lingua letteraria media non distante dal parlato colto.

Il tenore del discorso cambia in primo luogo in relazione al variare della fisionomia del narratore. I primi due testi sono governati da un atteggiamento impersonale che lascia molto spazio ai personaggi e alle loro voci.

La lingua di Eugenia e della comunità sottoproletaria del basso di Vicolo della Cupa è fortemente contaminata dal dialetto, mentre la piccola-borghese Anastasia si esprime in modo conforme alla sua estrazione socio-culturale. In “Oro a Forcella” la partecipazione diretta della cronista alla rappresentazione comporta invece una forte accentuazione drammatica. La sollecitazione emotiva si contrappone al distanziamento critico e alla consapevolezza intellettuale.

Per rendere efficace la rappresentazione della Napoli popolana, la Ortese procede selezionando soggetti brutti ai quali impone una trasfigurazione metaforica che ne modifica i connotati. Le fisionomie risultano deformate in termini grotteschi e caricaturali, e non di rado si genera un contrasto fra apparenze e realtà del personaggio.

I cinque capitolo del “Mare non bagna Napoli” instaurano fra loro una complessa rete di rapporti formali incrociati, che conferiscono all’opera una fisionomia unitaria anche da una prospettiva stilistica e linguistica. Nel corso del testo tende a scomparire la componente dialettale in concomitanza con l’intensificarsi dell’attitudine riflessiva. Si potrebbe dire che il primo, terzo e quarto capitolo presentano il tema del libro e il secondo e il quinto lo analizzano.


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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista pubblicista e scrittrice.

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