La “popolarità” di Moravia nei Racconti romani

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di Stefania Romito

I Racconti romani di Moravia diventano di fatto il referente letterario per molto cinema italiano degli anni ’50. Il testo di Moravia funziona bene per la trasposizione cinematografica.

La scrittura moraviana lavora nella sapienza di variazioni assai piccole: tra le indicazioni d’inizio racconto e quelle della fine non ci sono grandi differenze, ma sono tali da delineare sinteticamente sia le figure dei personaggi come le variazioni d’umore, il gusto per la connotazione precisa, calzante, rende la pagina densa e viva.

Il senso materiale, concreto della parola si avverte di continuo nei Racconti. Non c’è mai il gusto della “bella frase”, la parola può arrivare a essere una sorta di realtà autonoma.

I Racconti possono essere letti anche come eco rappresentativa di costumi, abitudini, modi di vivere di un periodo ben determinato. Ma a quel periodo sono sopravvissuti proprio perché di esso hanno saputo evitare di essere specchio e riproduzione ottusamente troppo fedele.

Al di là della finzione del personaggio-protagonista-narratore interno a ogni singolo racconto, si avverte bene il raccordo.

Moravia dà all’insieme il controllo attento che esercita su di esso. È innanzitutto un’opera di uniformazione linguistica. Mancano preziosismi. Un certo andamento popolareggiante si osserva nel movimento sintattico.

I Racconti si caratterizzano soprattutto per una forma verbale lucidissima e dimessa, per l’uso non espressionistico del parlato, per una ricercata, costruita semplicità della scrittura.

Tra le caratteristiche principali vi è la presenza costante di un Io che racconta: diverso per ciascun racconto, ma i modi si ripropongono con costanza; lo svolgersi dei racconti, con quella tendenza a omologare fatti e personaggi, il fatto di portare su uno stesso livello medio-basso (uomini, bestie, divinità); il riproporsi frequente di certi tipi fisici e anche di certi modi descrittivi (ad esempio: le ragazze hanno quasi sempre tanti bei capelli neri, occhi di carbone, bocca larga evidenziata dal rossetto).

Spesso si respira aria di miseria nelle abitazioni modestissime fredde poco luminose e si ripetono i mestieri: ciabattino, barbiere, idraulico e il “mestiere”, ossia il tentativo di arrangiarsi con la piccola frode.

Vi è, inoltre, la spiccata tendenza del narratore a riaccostare la conclusione della storia al suo inizio e l’abilità grandissima di Moravia sta anche nello scivolamento inavvertibile nel surreale, con il semplice nome oppure con il sintagma o la frase che ti colpiscono all’improvviso.


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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista radiotelevisiva e scrittrice.

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