Tommaso Campanella e l’auto-coscienza

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di Stefania Romito

Per la sua opposizione alla filosofia aristotelica e le sue idee socialistiche, Tommaso Campanella fu incolpato di piani sovversivi e di eresia e venne tenuto prigioniero dal governo spagnolo per 27 anni, durante i quali scrisse la maggior parte delle sue opere. Rimesso in libertà, si rifugiò in Francia dove pochi anni dopo morì. Era il 1639. La sua concezione della natura ha, come quella di Telesio, un carattere animistico poiché anch’egli crede che l’azione deriva delle cose e specialmente l’attrazione reciproca delle due forze opposte, quella dilatante (caldo) e quella restringente (freddo), sarebbe impensabile se queste fossero inanimate.

Questa filosofia della natura confluisce, come in Giordano Bruno, in una vera e propria metafisica che a sua volta culmina in una filosofia religiosa. Campanella costruisce tutta la realtà a immagine dello spirito umano e vede in tutte le cose consensi spirituali che lo conducono a celebrare i poteri della magia. Tutto ciò che esiste si presenta come forza (potestas), sapere (sapientia) ed impulso (amor). “Essere” vuol dire innanzitutto avere la facoltà di farsi valere. La forza si trova nel suo grado più alto nella Divinità, in grado minore e limitato negli essere finiti, i quali si negano e si limitano l’un l’altro, mentre Dio è infinito e attua in tutte le cose la sua essenza, la sua forza.

Ma la forza non può agire senza sapere in qualche modo la direzione in cui deve agire. Il sapere è, perciò, inerente a essa e uno con essa. Tale sapere non può essere però originato da influenza esterna, dall’azione degli oggetti esteriori, deve essere invece un sapere originario, autonomo, connesso con la forza primitiva e autonoma che è il nucleo primo del nostro essere. Esso non è altro che la coscienza di questa forza, il sapere del proprio io, l’auto-coscienza. Una nozione primitiva, nascosta nel fondo di tutte le cose e identica con la natura.

Questa conoscenza originaria e nascosta, che ogni essere ha di se stesso e che deriva dalla sua stessa natura, viene poi impedita e ostacolata dalle azioni esterne. Per la propria conservazione è necessario conoscere altre cose e perciò mutare incessantemente. Con ciò il sapere originario è oscurato e l’anima cade nella dimenticanza e nell’ignoranza di se stessa. Tuttavia quella occulta conoscenza di sé è la presupposizione necessaria per giungere a conoscere altre cose. Se io avverto il calore vuol dire che io avverto me stesso come “riscaldato” e, in generale, ogni conoscenza di altre cose è una speciale modificazione e determinazione della mia coscienza primitiva e presuppone perciò sempre questa.


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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista radiotelevisiva e scrittrice.

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