Kierkegaard e gli stadi della vita

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di Stefania Romito

L’analisi del modo con cui gli uomini conducono la propria vita suggerì a Kierkegaard tre grandi possibilità di esistenza. La “vita estetica” (descritta nel Diario di un seduttore del 1843) è tipica dell’uomo che vive attimo per attimo, che insegue ogni possibilità che gli si presenta e non rinuncia a nessun tipo di soddisfazione. Così dicendo, però, l’individuo disperde se stesso alla ricerca di un piacere mai soddisfatto che finisce per confluire nella noia, nell’indifferenza a tutto e perfino nella disperazione. L’esteta è l’uomo che si lascia vivere.

L’altra modalità esistenziale da lui contemplata è la “vita etica”, tipica del buon marito e del buon padre di famiglia, in grado di assolvere ai propri doveri e capace al sacrificio. La regola di questo tipo di uomo è l’obbedienza al proprio senso del dovere. Questa scelta, tuttavia, non può dirsi ancora veramente cristiana.

Recuperando temi cari al misticismo (in particolare, la teologia negativa) Kierkegaard vide come unica possibilità di una vita autentica il salto nella fede. La vita religiosa richiede un totale abbandono di sé in un rapporto intimo con Dio. A questa scelta di vita si giunge non per gradi ma attraverso la conversione, una trasformazione totale dell’individuo. Essere cristiani significa avere impazienza dell’eternità (l’inquietudine più alta dello spirito) vivere in una dimensione di sacralità, in una condizione di timore e tremore nei confronti della divinità, pur nella consapevolezza di trovarsi in un mondo perverso che crocifigge l’amore.

La vera fede, l’unica in grado di strappare l’uomo alla disperazione dell’angoscia, non è pacificazione o consolazione, ma infrazione e paradosso. Essa va oltre la moralità abitudinaria, il conformismo perbenista e i principi etici riconosciuti. Per essere totale dedizione a Dio, il vero Cristianesimo supera le tradizioni tranquillizzanti e le norme della ragione, va oltre la limitatezza dell’etica sociale, accetta di diventare scandalo.

Centrale nella posizione di Kierkegaard è l’episodio biblico in cui Dio chiese ad Abramo di sacrificare il figlio Isacco. Nonostante l’amore per i figlio lungamente atteso, e nonostante tale sacrificio fosse contrario alla legge umana e ai principi dell’etica naturale, Abramo non esitò. Kierkegaard assunse l’episodio biblico del sacrificio del giovane Isacco da parte del padre Abramo come esempio della sottomissione dovuta a Dio, un abbandono totale e senza limitazioni al suo volere, anche se ciò implica andare contro le norme sociali e a ogni forma di diritto naturale.

Il messaggio fondamentale di Kierkegaard, la denuncia di tutte le “forme inautentiche di vita”, è diventato uno dei temi di fondo della pittura espressionista, fondendosi anche con elementi di critica politica e sociale estranei al pensiero danese.


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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista radiotelevisiva e scrittrice.

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